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Assunzioni disabili, scopriamo cosa cambia con i nuovi obblighi

Il 1 gennaio 2017 sono scattati i nuovi obblighi in tema di collocamento mirato, come modificati in seguito alle variazioni apportate dal Jobs Act alla legge 68/1999 sui disabili. Sulla base delle nuove previsioni, i datori di lavoro privati che occupano da 15 a 35 dipendenti non possono più godere della franchigia che era presente nel precedente testo normativo, e che permetteva all’azienda di congelare l’inserimento di un lavoratore disabile fino al momento in cui non fosse stata realizzata una nuova assunzione.

 

Assunzioni disabili: le novità 2017

Facendo un po’ di ordine, ricordiamo come prima della novità che è entrata in vigore il 1 gennaio 2017 i datori di lavoro privati che occupavano da 15 a 35 dipendenti avevano l’obbligo di assumere un disabile solamente nelle ipotesi di nuove assunzioni.

Dal 1 gennaio 2017 in poi, invece, la previsione di cui sopra è stata abrogata, anticipando l’obbligo di assunzione del lavoratore disabile contestualmente al raggiungimento della soglia di 15 dipendenti computabili. In altri termini, dal 2017 non vi è più alcuna condizione sospensiva correlata ad una nuova assunzione, una volta raggiunta la soglia limite.

In maniera più dettagliata, i datori di lavoro pubblici e privati sono obbligati ad avere alle proprie dipendenze dei lavoratori appartenenti alle categorie protette di cui all’art. 1 l. 68/1999, nel rispetto dei seguenti criteri:

  • Il 7% dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti (oltre all’1% riservato a vedove, orfani o profughi)
  • Due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti
  • Un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti

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Gli effetti delle nuove regole sull’assunzione dei disabili

Sul piano più pratico, la nuova regola sembra comportare due effetti: i datori di lavoro che si trovano già nella fascia di organico da 15 a 35 dipendenti computabili dovranno provvedere a coprire la quota di riserva, e poiché la stessa già ricordata legge 68 prevede che i datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione entro 60 giorni dal momento in cui è scattato l’obbligo, la decorrenza dei 60 giorni scatti a partire dal 1° gennaio 2017, ossia dall’insorgenza dell’obbligo medesimo.

Il secondo effetto è legato al fatto che i datori di lavoro che dal 1 gennaio in poi supereranno la soglia dei 14 dipendenti dovranno seguire la stessa regola.

I datori di lavoro che dovessero già avere in forza lavoratori disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, potranno comunque computarli nella quota di riserva se gli stessi hanno una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60 per cento.

 

Sanzioni sempre più salate

Infine, un rapido sguardo alle sanzioni, divenute più salate.

L’articolo 15, della legge 68/1999 stabilisce che, trascorsi 60 giorni dalla data in cui insorge l’obbligo di assumere i disabili, per ogni giorno lavorativo durante il quale risulti non coperta, per cause imputabili all’azienda, la quota dell’obbligo, il datore di lavoro stesso è tenuto al versamento (al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili) di una somma pari a cinque volte la misura del contributo esonerativo di cui all’articolo 5, comma 3-bis, al giorno, per ciascun lavoratore disabile che risulta non occupato nella medesima giornata.

In termini assoluti, l’importo corrisponde a 153,20 euro per ciascun lavoratore disabile che risulta non occupato nella giornata, contro i 62,77 euro previsti dal testo precedente.

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Nasce in Toscana la prima sartoria gestita da personale disabile

Apre un Firenze la prima sartoria, ampie ben 270 metri quadrati, in cui opereranno oltre 20 persone, la metà delle quali disabili e con fragilità, che lavoreranno grazie a inserimenti professionali socio-terapeutici.

Il laboratorio sartoriale si chiama Flo Mani facturing e sorge a due passi dal centro storico. Un vero e proprio progetto 2.0 del social business che nasce grazie al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Unicoop Firenze (che ha messo a disposizione a condizioni agevolate i locali della sartoria e con cui Flo collabora attraverso il Progetto Tum Tum), Fondazione Carlo Marchi e con il sostegno di Sime Telecomunicazioni spa.

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Flo Mani facturing trova la sua collocazione ideale in un grande open space in via Cimabue (il cui restyling d’interni è stato affidato a Stefano Giannetti dello studio d’architettura Ikare) all’interno del quale lavora una squadra composta dalla giovane fashion designer Viola Collini, dal sarto professionista Marco Silvestris, e da una rete di collaboratrici e volontarie, affiancate da ragazzi arrivati a Flo come inserimenti socio-terapeutici.

La sartoria era un sogno nel cassetto, che le socie fondatrici di Flo – Elisabetta Renzoni, Guia Michelagnoli e Maria Serena Asso – portavano con sé fin dal 2011, anno che segna l’inizio della storia imprenditoriale della cooperativa sociale Flo, un modello di business vincente fondato su un piccolo paradosso: lavoro inclusivo e prodotti esclusivi.

Il nome scelto per la nuova sartoria racchiude proprio il senso di tutto il progetto ossia che un prodotto di elevata qualità passi dal talento, e soprattutto dal lavoro e dalle mani delle persone.

“Ciò che ci ha sempre unite – spiega Elisabetta Renzoni – è la forte convinzione che grazie al lavoro si possa restituire dignità alle persone. È per questo che ci siamo sempre impegnate, nel nostro piccolo, a dare un ruolo, un valore, un’occupazione a chi si riaffaccia al mercato del lavoro, nonostante le difficoltà di un momento o della vita”.

 

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10 cose che avete sempre voluto sapere sui disabili (e non avete mai osato chiedere)

Dai, ammettetelo: avete un sacco di domande sull’universo delle persone disabili ma non avete mai trovato delle risposte, o perché avete chiesto a persone anch’esse con molti dubbi o perché avete finito per dimenticare di informarvi sulla questione.

Il motivo non è importante. In questo post LIFE risponderà ad alcune delle domande più frequenti delle persone non disabili inerenti quelle disabili.

 

1. Qual è il termine corretto per riferirsi a un disabile?

È forse il dubbio più comune, e la questione su cui si commettono più errori. In alcuni casi, la gente cerca di essere “politicamente corretta” e finisce per usare eufemismi che non fanno altro che peggiorare la situazione.

Il termine corretto e accettato a livello internazionale è “persona disabile”. Qualsiasi altra definizione è imprecisa. La definizione “persona disabile” è in vigore dal 2006, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Eliminate quindi dal vostro vocabolario definizioni come “portatore di handicap”, “handicappato” e “portatore di necessità speciali”.’

 

2. Cosa devo dire quando mi presentano una persona disabile?

Potreste cominciare dicendo “Salve!” e comunicando il vostro nome. Va bene eliminare frasi come “Piacere di conoscerla”.

Ricordatevi che vi trovate di fronte a una persona in carne e ossa, con sogni, visioni del mondo, paure, aspettative, capacità… Come voi. E allora trattatela normalmente, come fate con tutti.

Facile, no?

 

3. Perché le persone hanno delle disabilità?

Contrariamente a quello che possono pensare molte persone, le grandi cause di disabilità non hanno nulla a che vedere con la genetica e non sono ereditarie. In altre parole, poche disabilità sono congenite.

Nella maggior parte dei casi vengono acquisite nella vita. Infezioni provocate dalla mancanza di cure sanitarie di base, mancanza di assistenza prenatale, errori medici al momento del parto e soprattutto incidenti automobistici e con armi da fuoco sono alcune delle cause delle disabilità. Nessuno è esente. Tutti siamo vulnerabili.

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4. Tutte le persone che hanno la stessa disabilità si conoscono?

No, l’universo composto dalle persone disabili non è piccolo come si pensa. Nel mondo, il 10% della popolazione ha almeno una disabilità, lieve o grave.

In Brasile la percentuale arriva al 25%! È molto difficile che la maggior parte delle persone disabili si conosca e sia amica nelle reti sociali, anche se c’è un forte senso di “gruppo”, di “comunità” tra molte di loro.

E allora non partite dal presupposto che la persona disabile che avete appena conosciuto sia amica di Tizio o Caia.

 

5. Come usano Internet le persone cieche?

Le persone cieche usano Internet, e molto! Chi non lo usa al giorno d’oggi?

Grazie a software vocali che leggono tutto ciò che è sullo schermo, le persone cieche o ipovedenti possono navigare sui siti che preferiscono, ovviamente a patto che questi siano leggibili da questi software.

Quando ciò accade, diciamo che il sito è accessibile. Questi lettori di schermi possono essere installati in qualsiasi dispositivo fornito di multimedialità. Nel caso dell’uso dei computer, i software più comuni sono JAWS, NVDA, Virtual Vision e DOSVOX.

Nel caso dei dispositivi mobili, i più noti sono Talkback (piattaforma Android) e VoiceOver (piattaforma iOS), che sono già installati su smartphone e tablet.

 

6. Ogni sordo è muto?

No, non sempre. La persona sorda nella maggior parte dei casi presenta organi fonoarticolatori integri e ha tutto il potenziale per sviluppare il linguaggio.

Non è che perché sia sordo diventa automaticamente muto. I veri muti sono estremamente rari, e la loro condizione deriva da lesioni cerebrali.

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7. Disabilità intellettiva e malattia mentale sono la stessa cosa?

No! Sono cose del tutto diverse. La disabilità intellettiva (e non “mentale”, come dicono alcuni) può essere conseguenza di una malattia, ma non è una malattia in sé; è una “condizione”, una limitazione determinata.

Oltre alle malattie, la possono provocare incidenti, condizioni socio-economiche sfavorevoli che portano alla privazione di stimoli, denutrizione, fattori organici, ereditari e genetici.

Vale la pena sottolineare che non trattandosi di una malattia non può essere contratta mediante contagio, ovvero nessuno può “prendersi” niente convivendo con persone con disabilità intellettive.

In realtà, ci si possono “prendere” solo affetto e amicizia!

 

8. Ogni persona con disabilità uditiva è sorda?

Non necessariamente. Un sordo è una persona con una disabilità a livello uditivo. In questo caso, non riesce a sentire niente. Ma non tutte le persone con disabilità uditive sono sorde.

Ci sono altri livelli di disabilità uditiva, che può essere lieve o moderata. In questo caso ci sono persone che comunicano attraverso il linguaggio orale senza grandi problemi, soprattutto se la perdita dell’udito è stata sviluppata in età adulta.

 

9. Le persone con disabilità intellettive sono più affettuose?

Le persone con disabilità uditive sono, in generale, ben disposte e affettuose e amano comunicare, ma non è una questione di “più” o “meno”.

La gentilezza di una persona ha molto a che vedere con la sua personalità, la sua educazione e i suoi valori, come nel caso di chiunque altro. Il fatto di avere o meno una disabilità non è determinante.

 

10. Una persona sulla sedia a rotelle può fare sesso?

A volte anche molto. La sessualità è qualcosa di molto più ampio del sesso, e di conseguenza il sesso è molto più dell’incontro di genitali.

Nonostante la scarsa o nulla sensibilità dalla vita in giù, le persone provano piacere attraverso il tatto in altre zone erogene del corpo, o stimoli olfattivi e visivi. Tutto questo aiuta l’irrorazione sanguigna, l’aumento del battito caridaco e il resto che immaginate.

Le persone con disabilità motorie, uomini o donne, possono quindi avere una vita sessuale attiva, sposarsi e nella maggior parte dei casi anche avere figli.

 

Che ne pensate del nostro breve decalogo? Abbiamo sfatato qualche luogo comune, oppure avete suggerimenti o consigli su altre voci da aggiungere alla lista?

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La sfida di Marcella: un futuro diverso per i ragazzi affetti di autismo

Giulia ha 15 anni ed è una ragazza autistica. Vive a Capriolo in Franciacorta e frequenta il liceo artistico a Brescia: la scuola la impegna molto, ma non le basta, vorrebbe anche uscire con le amiche, andare al cinema, al teatro, ma non esclusivamente con i suoi genitori.

La mamma Marcella non prende male questa necessitá, anzi.

Decide di agire e, come quando ha firmato il foglio di delega delle responsabilità da parte del preside per consentirle di tornare da scuola da sola, pensa di difendere nuovamente l’autonomia di sua figlia e di concederle il lusso di essere un’adolescente.

 

Un appello sui Social Network

“Esce da sempre con me, facciamo belle passeggiate, andiamo a mangiare la pizza, ma ha 15 anni e il diritto di uscire da sola con i suoi coetanei, meglio se non solo con chi ha i suoi stessi problemi. Non posso chiedere alle sue compagne di scuole di caricarsi del timore di dover gestire le sue crisi”.

Una settimana fa la sua originale richiesta è partita dai social network: obiettivo cercare adolescenti dai 12 ai 18 anni, disabili e non,  che abbiano voglia, con l’accompagnamento di due animatori, di trascorrere serate in allegria a Franciacorta.

«Buongiorno a tutti – scrive Marcella Pezzarossa – ho un progetto in mente. E’ molto ambizioso! Per questo sto cercando genitori di ragazzi con disabilità dell’età di mia figlia Giulietta. L’unica regola è che devono essere adolescenti dai 12 ai 18 anni che hanno voglia di incontrare altri ragazzi e di divertirsi!».

E continua: «Insomma se conoscete, avete amici o amici di amici qui in zona o che hanno voglia di spostarsi in Franciacorta, con figli adolescenti con disabilità come autismo, asperger, sindrome di down o anche disabilità fisiche o altro ancora, che come tutti i loro coetanei avrebbero voglia di uscire a vedere un film in compagnia o al Pub o a mangiare una pizza… a divertirsi per capirci come tutti i ragazzi della loro età, date per favore il mio contatto».

 

Il progetto “Staying Alive”

autismoIl progetto di Marcella Pezzarossa, che vive col marito Luca Marchetti e con sua figlia Giulietta, è ambizioso: «Mi ispiro al progetto dell’associazione La Febbre del Sabato sera di Brescia, che fa una cosa simile. – racconta Marcella – Anche io e mio marito desideriamo creare una associazione, che si chiamerà “Staying Alive”. L’appello va ai genitori, anche se non saremo noi a trascorrere le serate con i nostri figli, perché non sarebbero spontanei. L’idea è quella di assumere due animatori che li seguano al bowling oppure al pub o a mangiare una pizza».

Marcella Pezzarossa ha già avuto alcune adesioni di famiglie franciacortine. A mancare purtroppo sono i fondi. «Sto cercando qualcuno che possa aiutarci a sostenere il progetto, magari qualche banca o qualche azienda volenterosa. I costi non sono eccessivi.

Ho calcolato che si aggirano attorno ai 400 euro al mese tenendo conto di portare i ragazzi fuori due sabati sera e una domenica pomeriggio al mese. E’ molto importante che con loro ci siano degli esperti, perché i nostri figli hanno problemi diversi».

La donna racconta per esempio che la sua Giulietta, iscritta a un liceo di Brescia, è piena di voglia di vivere. L’autismo però le crea poco interesse in quello che le altre persone hanno da dire. A lei piace moltissimo raccontare se stessa. «Stare con dei suoi coetanei la aiuterebbe molto così come aiuterebbe altri ragazzi a migliorare la loro socialità.

E’ difficile che ragazzi come mia figlia siano accettati in un normale gruppo di ragazzi, anche se devo dire che va molto d’accordo con i suoi compagni di scuola, con cui ha un buon rapporto.

Il problema è che quando sono fuori dall’edificio scolastico per loro è una grande responsabilità. Li capisco. Il mio progetto è pensato per ovviare a questa situazione facendo si che disabili e normalmente abili possano frequentarsi divertendosi alla presenza di qualcuno di adulto in grado di affrontare le situazioni problematiche che potrebbero verificarsi».

 

Un’iniziativa coraggiosa e singolare, il cui intento é favorire la vera inclusione sul territorio. Per questo noi di LIFE invitiamo tutti i lettori interessati a contattare direttamente Marcella Pezzarossa sul suo profilo Facebook personale.

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Congedo Parentale 2016: prolungamento per figli con disabilità in situazione di gravità

Cosa è il Congedo Parentale

Questo congedo (da non confondersi con i permessi giornalieri o i permessi a ore) viene concesso per assistere familiari con handicap in condizione di gravità. Dura due anni e può essere fruito anche in maniera frazionata. Il congedo è retribuito e può essere preso dal coniuge, dai genitori, dai figli e dai fratelli e sorelle del disabile da assistere e, ancora, dal parente o dall’affine entro il terzo grado convivente.

Situazione di Handicap

Come nel caso dei permessi lavorativi (art. 33, Legge 104/1992), la condizione essenziale è che il figlio disabile sia stato accertato persona con handicap in situazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992). Non sono ammesse, a parte per i soggetti con sindrome di Down, certificazioni di altro genere quali ad esempio il certificato di invalidità totale con diritto all’indennità di accompagnamento o frequenza.

Chi non dispone del certificato di handicap deve attivare la procedura di accertamento presentando domanda all’INPS e presentandosi poi a visita presso la Commissione della propria Azienda Usl di residenza.

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Requisiti per la fruizione

  1. Per poterne fruire del congedo, il primo requisito è essere genitori lavoratori dipendenti, anche adottivi e affidatari.
  2. Inoltre: Il riconoscimento dello stato di grave handicap del figlio.
  3. L’età del figlio: entro il compimento dei dodici anni.
  4. Il non ricovero a tempo pieno in istituto specializzato, salvo il caso in cui la presenza del genitore sia richiesta dagli stessi sanitari.

 Durata e retribuzione

Il prolungamento del congedo parentale può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro 12 anni (e non più 8 anni) dall’ingresso del minore in famiglia. Rimane fermo che il prolungamento del congedo parentale non può essere fruito oltre il raggiungimento della maggiore età del minore.

Rimane salvo, altresì, che il prolungamento del congedo parentale decorre a partire dalla conclusione del periodo di normale congedo parentale teoricamente fruibile dal genitore richiedente:

  • Per la madre: trascorsi 6 mesi del periodo di congedo di maternità;
  • Per il padre: trascorsi 7 mesi dalla data di nascita del bambino;
  • Per il genitore solo: trascorsi 10 mesi decorrenti:
  • in caso di madre sola: dalla fine del congedo di maternità;
  • in caso di padre solo: dalla nascita del minore o dalla fruizione dell’eventuale congedo di paternità.
  • I 36 mesi sono spalmabili nell’arco dei primi 12 anni.

Esempio: se i genitori hanno usufruito di 10 mesi di congedo parentale (art. 32  D. Lgs. 151/2001, 6 mesi per la madre, 7 mesi per il padre, fino a 11 mesi per entrambi), potranno essere utilizzati, entro i 12 anni del figlio, ulteriori 26 mesi da parte di uno soltanto dei genitori ovvero da parte di entrambi alternativamente.

Ricordiamo che il prolungamento del congedo al pari di quello “ordinario” spetta al genitore lavoratore dipendente anche se l’altro genitore è titolare di rapporto di lavoro a domicilio oppure domestico o è lavoratore autonomo o in condizione non lavorativa (casalinga, disoccupato, pensionato).

I giorni fruiti fino al dodicesimo anno di vita del bambino – o fino al dodicesimo anno dall’ingresso in famiglia del minore in caso di adozione o affidamento – a titolo di congedo parentale ordinario e di prolungamento del congedo parentale non possono superare in totale i tre anni, con diritto per tutto il periodo alla indennità economica pari al 30% della retribuzione.

Si riepilogano di seguito, in base al vigente disposto normativo, i benefici previsti in favore dei genitori lavoratori per l’assistenza a figli con disabilità in situazione di gravità in alternativa al prolungamento del congedo parentale di cui all’art 33 del Decreto Legislativo n. 151/2001.

  • tre giorni di permesso mensile, oppure le ore di riposo giornaliere per bambini, anche adottivi o affidati, fino a 3 anni di età;
  • tre giorni di permesso mensile per bambini tra i 3 e i 12 anni di vita, oppure tra i 3 anni di vita e fino a 12 anni dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento.

Si ricorda che a partire dal compimento del dodicesimo anno di età del figlio biologico, e dal dodicesimo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato, i genitori possono fruire esclusivamente dei tre giorni di permesso mensile.

A questo link è possibile leggere il comunicato ufficiale dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

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HeSearch: Il rivoluzionario motore di ricerca della disabilità

Chiunque si muova attraverso l’Italia con stampelle o carrozzina sa bene quante barriere architettoniche impediscano tutt’oggi di muoversi liberamente.

Ostacoli duri a morire, fatti di disattenzione ed ignoranza. Ma almeno i nuovi media digitali si stanno aprendo al problema, grazie a una nuova generazione di innovatori sociali fortemente motivati dai loro bisogni.

Un esempio è dato dall’imprenditore Ferdinando Acerbi che, dopo un’interessante app per trovare parcheggio, ora lancia HeSearch, motore di ricerca verticale, indicizzato in tutti gli 8.200 comuni d’Italia e che riporta in maniera immediata i risultati attinenti la parola di ricerca inserita e tag come #disabilità, #disagio o #terzosettore.

 

La storia

Frutto del lavoro di Henable, piattaforma online dedicata alla ricerca di soluzioni digitali per persone diversamente abili o portatori di disagio, il motore di ricerca nasce da una necessità molto forte.

“Il tour con l’auto elettrica che abbiamo fatto l’anno scorso, l’Henable Road Tour, ci ha portato in tutta Italia per sensibilizzare i cittadini sui temi dello sviluppo digitale volto a migliorare la vita di persone con disabilità e non – spiega Acerbi, ex campione olimpico, che ha capacità motorie ridotte in seguito a un incidente – Abbiamo incontrato molte difficoltà, da qui l’idea di HeSearch”.

Le persone che usufruiranno del servizio avranno la possibilità di cercare le informazioni utili all’interno di una specifica area geografica d’interesse. Le categorie vanno dalla ricerca di lavoro alla lista di strutture alberghiere attrezzate per accogliere persone con disabilità.

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Nella prima sezione il motore di ricerca riporta i risultati istituzionali (cioè quelli pubblicati dalla pubblica amministrazione) semplificando molto la ricerca da parte della persona disabile che non si trova più costretta a navigare per ore in siti spesso difficili da consultare e non accessibili, aumentando quindi la facilità di consultazione sia in termini di ricerca che di esposizione stessa dei contenuti che, venendo filtrati dal sistema, acquistano più caratteristiche di accessibilità di quelle che spesso presentano i siti originari.

Nella seconda sezione – vale a dire “risultati consigliati” – appaiono notizie dai blog di riferimento per le varie categorie: un’area in continuo aggiornamento grazie ad i feedback ed i commenti/suggerimenti degli utenti che hanno ampio spazio d’interazione con tutto il sistema.

Inoltre per alcuni tag, per esempio “Lavoro”, la ricerca è stata verticalizzata anche su iniziative partner, per esempio con Jobmetoo, che rimanda le richieste di lavoro nell’area richiesta e riservate a categorie protette.

Le fonti di informazione sono in continuo aumento, ma gli ideatori contano sul commento degli utenti, che potranno validare le informazioni in base alla loro esperienza. Per esempio, mettiamo che il motore di ricerca trovi un alloggio che il proprietario dice essere accessibile. L’utente, una volta che avrà verificato con l’esperienza, potrà confermare o meno e commentare.

 

Secondo LIFE HeSearch rappresenta un eccellente ausilio per un approccio più diretto al mondo del web e quindi delle informazioni in formato digitale. Voi cosa ne pensate? Avete già provato le infinite potenzialità di questo rivoluzione motore di ricerca?

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Jobs Act 2015: come cambia il lavoro per i disabili

LIFE vi informa che è stato pubblicato recentemente in Gazzetta Ufficiale l’atteso decreto n° 151, che modifica in alcune parti la legge 68/99 sul collocamento obbligatorio: vi sarà più spazio alla chiamata nominativa e per tre anni sono previsti incentivi fino al 70% della retribuzione lorda per i privati che assumono lavoratori con forme di disabilità.

 

Si cambia da davvero

inclusione-disabiliIn seguito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli ultimi quattro decreti legislativi del Jobs Act, sono entrate in vigore le novità in materia di collocamento mirato: il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 porta con sé la modifica di alcune parti della legge 68/99, cambiamenti sui quali molto si è discusso nei mesi passati.

Il principio base è che i datori di lavoro privati e gli enti pubblici assumono i lavoratori mediante richiesta nominativa di avviamento agli uffici competenti o mediante la stipula delle convenzioni. Una novità sostanziale è la scelta di puntare, per quanto riguarda i datori di lavoro privati, sull’assunzione di lavoratori con disabilità attraverso la richiesta nominativa, previa iscrizione degli interessati alle apposite liste.

Per ogni singola persona, un comitato tecnico annota su una scheda tecnica le capacità lavorative, le abilità, le competenze, le inclinazioni, la natura e il grado della disabilità e analizza le caratteristiche dei posti da assegnare ai lavoratori disabili, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Il testo normativo prevede inoltre l’emanazione di linee guida finalizzate a:

  • Promuovere una rete integrata con i servizi sociali, educativi e formativi del territorio,
  • Incentivare accordi territoriali con le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, con le cooperative sociali, le associazioni delle persone con disabilità e i loro familiari, nonché con le altre organizzazioni del terzo settore.
  • Individuare modalità di valutazione psico-sociale della disabilità, anche con riferimento agli accomodamenti ragionevoli e a promuovere l’istituzione di un responsabile dell’inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro.

Si prevede comunque che gli uffici possano procedere anche previa chiamata con avviso pubblico e con graduatoria limitata a coloro che aderiscono alla specifica occasione di lavoro.

Dalla parte dei datori di lavoro si prevede che i lavoratori che non sono stati assunti tramite il collocamento obbligatorio ma che erano già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, sono computati nella quota di riserva caso in cui abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60% , o del 45% nel caso di lavoratori con disabilità intellettiva e psichica.

Ai datori di lavoro si permette di assumere in una loro unità produttiva un numero di lavoratori aventi diritto al collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti in altre unità produttive della medesima regione.

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Gli incentivi per le aziende

Cambiano in maniera rilevante anche gli incentivi concessi ai datori di lavoro.

Per un periodo di 36 mesi le aziende potranno contare su un contributo pari al 70% della retribuzione mensile lorda imponibile per ogni lavoratore disabile assunto con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che abbia una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79% o di un contributo del 35% nel caso di riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67% e il 79%.

Disposizioni più favorevoli nel caso di lavoratori con disabilità intellettiva e psichica: il contributo sarà pari al 70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per ogni lavoratore con disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, per un periodo di 60 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato o di assunzione a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi e per tutta la durata del contratto.

Il decreto istituisce inoltre una Banca dati del collocamento mirato che raccoglie le informazioni concernenti i datori di lavoro pubblici e privati obbligati e i lavoratori interessati.

 

Noi di LIFE Benessere del Riposo riponiamo grandi attese in questi decreti, volti a favorire con concretezza l’inclusione sociale e soprattutto professionale dei lavoratori disabili.

Il tempo valuterà gli effetti di questo importante passo legislativo, ma nell’attesa scriveteci pure cosa pensate di questo decreto, dei suoi punti costitutivi e soprattutto se ne condividete gli obiettivi principali!

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LEGO e disabilità. Polemica o Marketing?

LEGO, forse il più grande e famoso produttore di giocattoli al mondo, ha introdotto una collezione di personaggi che dovrebbe educare bambine e bambini a prender atto dell’attuale divisione del lavoro nel mondo.

Non più solo la piccola scavatrice con l’omino sorridente intento a pilotarla, ma donne ingegnere, medico e così via. Tra i 20 nuovi personaggi ce n’è uno – un vecchietto su una sedia a rotelle spinta da una donna più giovane – che ha provocato una grande polemica tanto sul web quanto in TV.

Da qui nasce un polverone senza precedenti: non ci si aspettava, nemmeno lontanamente, una reazione indignata come quella avuta da alcuni responsabili dell’associazione Toy Like Me!

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«Ci complimentiamo con LEGO per aver prodotto un personaggio che utilizza una sedie a rotelle», spiega Rebecca Atkinson, co-fondatrice di Toy Like Me, «ma è molto deludente il fatto che l’unica figura che utilizza una sedie a rotelle sia una persona anziana che viene spinta da una figura più giovane. E tutto questo che cosa dice ai bambini della disabilità? Che esiste solo in chi ha più di 65 anni?».

Oltre a ciò, sono state rivolte delle lamentele anche contro il tipo di carrozzina utilizzata, “che non sembra propriamente in grado di permettere al disabile di muoversi autonomamente”.

Il nuovo personaggio in sedia a rotelle insomma non sembrerebbe rappresentare i bambini con handicap, ma al contrario promuovere lo stereotipo che la disabilità sia presente solo nelle persone anziane o, ancora peggio, alludere maldestramente ad un anziano con la badante.

Non è la prima volta che LEGO riceve critiche di questo tipo: incolpata di iniziative sessiste o discriminazione di genere, questa volta i fan rispondono così all’accusa: “Basta mettere un personaggio più giovane sulla sedia a rotelle e non sussiste il problema”.

Un caso che ha del paradossale e che lascia maliziosamente pensare che tutto sia nato per fare pubblicità “alternativa” a questa nuova serie di omini LEGO.

Voi cosa ne pensate? Siete favorevoli o meno a giocattoli di questa natura?

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Brasile: una lezione di civiltà per chi ruba il posto auto riservato ai disabili

Canal Boom è un canale video brasiliano che su YouTube pubblica scherzi di ogni sorta: un progetto che vanta circa 400mila iscritti e più di 35 milioni di visualizzazioni complessive.

L’ultimo video pubblicato, tuttavia, non farà ridere chi molto spesso approfitta delle aree riservate ai disabili per parcheggiare abusivamente la propria auto. In Brasile questa pessima abitudine verrà “punita” in maniera davvero esemplare…

 

Un video diventato virale

10 milioni di visualizzazioni per due video del canale brasiliano, in cui l’auto parcheggiata illegalmente in un posto riservato viene ricoperta di Post-it bianchi e celesti, a formare il logo della carrozzina. L’automobilista sarà costretto a staccarli tutti, tra le risate e le riprese di una folla di passanti.

Vaga para deficiente in portoghese significa “Posto per disabili”: in Brasile, però, c’è chi non lo capisce, anche se il portoghese è lingua nazionale. Allora qualcuno ha pensato di farglielo capire, in un modo o nell’altro.

Il primo video, chiamato appunto “Vaga para deficiente”, mostra come la lezione possa arrivare, per chi proprio non capisce, da una bomboletta spray: l’automobilista incivile, infatti, che parcheggia la sua auto laddove, evidentemente, non può lasciarla, si ritrova la carrozzeria marchiata dal logo della carrozzina, bene in vista e probabilmente difficile da cancellare.

Il secondo video mostra invece una sorta di squadra di giustizieri, impegnati nottetempo a lasciare il “marchio della vergogna” sulle auto fuori posto. Anche qui, solo su Youtube, il video ha raggiunto l’incredibile record di 6 milioni di visualizzazioni.

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Come in Italia, la maggior parte delle città brasiliane hanno dedicato posti auto per i disabili, e ci sono multe salate per coloro che illegalmente li usano.

A San Paolo, i funzionari hanno recentemente introdotto l’avvertimento con bigliettini che sembrano multe per evidenziare il problema. I biglietti possono essere stampati ed emessi da chiunque per qualsiasi auto indebitamente parcheggiata in uno spazio disabile.

Chissà che un episodio del genere possa avere ripercussioni su questo frequente malcostume anche nel nostro Paese.

Voi che ne pensate? Chi ruba un posto ad un disabile comincerà a farsi qualche domanda in più prima di parcheggiare?

 

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La Skarrozzata: A Bologna in carrozzina per sensibilizzare all’inclusione

Un afoso pomeriggio in carrozzina, tra le splendide vie di Bologna centro, per provare cosa significa veramente vivere una città da disabileLa proposta, non priva di provocazione, è arrivata dall’associazione La Skarrozzata, che anche quest’anno ha organizzato l’omonima manifestazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei disabili e dell’inclusione.

In tanti hanno risposto all’appello: alle 4 del pomeriggio centinaia di cittadini (tra cui l’attore teatrale Alessandro Bergonzoni, testimonial dell’iniziativa) si sono dati appuntamento alle serre dei Giardini Margherita, per mettersi sulla due ruote e percorrere un chilometro tra gradini, rampe, marciapiedi, strade dissestate, sampietrini e molteplici barriere architettoniche.

Per un pomeriggio la vita quotidiana delle persone diversamente abili è stata presa sulle spalle da chi un paio di gambe che funzionano le ha ancora. Cinquanta carrozzine sono state messe a disposizione dei partecipanti che hanno attraversato il centro storico accompagnati da diversamente abili, da mamme con i passeggini, ragazzi in skateboard e rollerblade.

Skarrozzata

Quaranta minuti di slalom tra automobili e biciclette, spingendo a fatica le ruote della carrozzina che si sono dovute misurare con le difficoltà che anche una città come Bologna registra ancora in centro storico e non solo.

Non a caso la “Skarrozzata”, giunta alla sesta edizione, è una manifestazione sostenuta dal Collegio dei geometri, da quello dei periti industriali, dall’ordine degli architetti di Bologna e da due importanti realtà tedesche come Ottobock e Wheelmap che monitora i luoghi delle città europee accessibili a chi è disabile.

Non ci sono però solo le barriere architettoniche – ha ricordato Enrico Ercolani, presidente dell’associazione “La Skarrozzata” – ma anche quelle psicologiche che ancora resistono in chi guarda una carrozzina con occhi di stupore.

LIFE concorda pienamente con le parole di Ercolani: talvolta le utenze disabili sono costrette a subire, oltre le ovvie difficoltà motorie che ci si trova a fronteggiare, lo “scoglio mentale” di una società (fortunatamente minoritaria) che ancora oggi vede il disabile come cittadino privo di autonomia, fonte di disagio o soggezione.

Superare la disabilità significa di sicuro “scarrozzare” con meno ostacoli per la città, senza tuttavia dimenticare mai la dignità della propria situazione!