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Ecco 10 film per spiegare e comprendere la Disabilità

La disabilità a scuola è un tema molto importante, che dovrebbe essere trattato sin dalle prime classi della scuola primaria.

Senza dubbio, tantissimi docenti, sia curriculari che di sostegno, prendono iniziativa di tanto in tanto, cercando di spiegare la disabilità ai bambini, in modo che possano affrontarla coscientemente nella vita, senza pregiudizi e con molta sensibilità.

Per sensibilizzare gli studenti, sia alle elementari che nei gradi successivi, gli strumenti non mancano, specie in quelle classi dove non vi sono alunni diversamente abili e quindi gli studenti non hanno molta familiarità con il tema.

Fra questi strumenti, senza dubbio il cinema può diventare un grande alleato.

 

Ad esempio, il sito Didattica Persuasiva suggerisce 10 film per spiegare agli alunni la disabilità:

1) La Teoria del tutto di James Mar

 

2) Iosono Mateusz di Maciej Pieprzyca

 

3) Stelle sulla terra di Aamir Khan

 

4) Quasi amici di Olivier Nakache e Éric Toledano

 

5) Il discorso del re di Tom Hooper

 

6) Mi chiamo Sam di Jessie Nelson

 

7) Adam di Max Mayer

 

8) Il mio piede sinistro di Jim Sheridan

 

9) L’ottavo giorno di Jaco Van Dormael

 

10) Forrest Gump di Robert Zemeckis

 

E voi? Li avete visti tutti questi splendidi film? Quali aggiungereste alla nostra lista?

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Torinese l’invenzione che permette ai disabili di vedere delle opere d’arte

E’ Made in Italy Espositore for All, il primo espositore al mondo destinato a rivoluzionare la fruizione museale per tutte le persone che vivono la disabilità. A metterlo a punto la startup torinese New Planet 3D che ha realizzato il prototipo, in mostra alla Reggia di Venaria fino al 31 Dicembre 2017, ed è già pronta a commercializzare il primo modello.

Approccio tattile guidato, descrizioni in 9 lingue e filmati in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e Segni Internazionali, azzeramento di tutte le barriere, monitor, scrittura adattata con caratteri ad alta leggibilità.

Espositore For All è progettato da New Planet 3D per rendere fruibile qualsiasi opera d’arte o
reperto storico anche alle persone con disabilità visiva, uditiva, motoria e cognitiva. Debutta alla
Reggia di Venaria con una riproduzione del Busto di Diana, vero e proprio simbolo della dimora Sabauda.

Il superamento delle barriere architettoniche, cognitive e sensoriali rappresenta una delle sfide più importanti per la cultura del nuovo millennio. L’accessibilità fisica, sensoriale e culturale sono requisiti imprescindibili per rendere pienamente fruibili a tutti i luoghi della cultura ed Espositore For All rappresenta uno strumento innovativo per il superamento delle barriere.

La start up è partita dall’esperienza maturata da Dario Suppa e dal suo team nel campo della stampa 3D per progettare uno strumento innovativo al servizio della disabilità.
“La fase di creazione è stata lunga – spiega Dario Suppa di New Planet 3D– ed è stata possibile con la collaborazione di 6 associazioni e istituzioni (Unione Italiana dei Ciechi ed Ipovedenti, Istituto dei Sordi, CPD, Isitt, Torino+Cultura Accessibile e Tactile Vision Onlus) che si occupano di disabilità e di molte aziende del territorio”.

Grazie alla nuova tecnologia 3D è oggi possibile riprodurre perfettamente qualsiasi oggetto, permettendo di realizzare una copia identica, nelle dimensioni reali o in scala, senza esporre l’opera autentica ad usura o danni. Sfruttando questa tecnologia l’espositore è progettato per rendere fruibile qualsiasi opera d’arte anche alle persone con disabilità visiva, uditiva, motoria e cognitiva.

Si tratta di una struttura agile e di semplice montaggio costituita da un ripiano sul quale viene posto l’oggetto riprodotto, da un sistema audio unidirezionale (per dare modo alle persone con disabilità visiva di ascoltare la descrizione ed i contenuti inerenti l’oggetto che stanno toccando senza disturbare gli altri visitatori), da un sistema video (che consente di trasmettere i contenuti alle persone con disabilita uditiva e cognitiva, grazie a filmati LIS, ai sottotitoli in scrittura adattata con font ad alta leggibilità e volendo con filmati d’animazione opportunamente realizzati).

L’esperienza tattile è emotivamente più coinvolgente per tutti i visitatori, l’espositore e accessibile anche alle persone con disabilità motoria ed ai bambini durante le visite didattiche.

 

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L’approccio con le differenti disabilita’

  • Disabilità visiva. L’approccio tattile è guidato da un commento vocale unidirezionale per non disturbare gli altri visitatori. Inserimento dei contenuti tradotti fino a 9 lingue
  • Disabilità uditiva. Descrizione del reperto o manufatto artistico avviene tramite filmati in LIS.
    Opzione: Segni Internazionali
  • Disabilità motoria. Il design della struttura consente di posizionarsi al desk ottenendo la massima fruizione del reperto
  • Disabilità cognitiva. È garantita dalla traduzione in scrittura adattata con caratteri ad alta leggibilità che viene visualizzata sul monitor.
  • Didattica e ricerca. L’esperienza tattile è la più emotiva e coinvolgente per i giovani studenti in visita didattica. La possibilità di analizzare nei minimi particolari i reperti e di scaricare, grazie ad un QR Code, tutti i contenuti disponibili, agevola indubbiamente il lavoro degli educatori. Tramite lo stesso QR Code è possibile scaricare i file voce e i video in LIS.

 

Espositore For All è un progetto di inclusione sociale ed avendo rispettato le disposizioni Onu in materia di accessibilità universale può fregiarsi del logo per l’accessibilità universale dell’Onu, secondo il protocollo sui Diritti delle Persone con Disabilità che riconosce alle persone con disabilità il diritto a prendere parte con gli altri alla vita culturale.

Espositore For All, sarà prodotto nel capoluogo piemontese e messo in vendita dal 2018 in tutto il mondo, a partire da Europa e Stati Uniti, con l´obiettivo di rappresentare uno strumento per la fruizione delle opere d’arte alle persone con diverse tipologie di disabilità.

“L’arte – dichiara Dario Suppa – in tutte le sue manifestazioni è un linguaggio e quindi una forma di comunicazione. Come atto comunicativo deve essere accessibile e fruibile da tutti. L’accessibilità di un museo e di qualsiasi luogo di cultura non si misura solo dall’assenza delle barriere architettoniche o sensoriali”.

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I nuovi voucher per l’assistenza disabili: tutto quelle che c’e’ da sapere

Il nuovo Libretto Famiglia sostituisce i vecchi voucher e permette alle famiglie di pagare piccole prestazioni occasionali.

Come sapete, con l’eliminazione dei voucher, è stata successivamente introdotta una nuova formula che permette alle famiglie di pagare piccole prestazioni occasionali di baby sitter, lavori domestici, ma anche badanti, pulizie e assistenza domiciliare a persone con disabilità.

Questo strumento si chiama Libretto Famiglia e, insieme al Contratto di Prestazione Occasionale (PrestO) che invece può essere usato da imprese, professionisti  e lavoratori autonomi, è stato introdotto dall’art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 di conversione del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50. ed è utilizzabile dal 10 luglio scorso.

Vediamo quindi quello che c’è da sapere su questi nuovi voucher: chi può utilizzarli, come si acquistano e si incassano, per quali attività si possono usare, e con quali modalità.

 

QUALI ATTIVITÀ SI POSSONO PAGARE TRAMITE LIBRETTO FAMIGLIA

Le attività (di tipo occasionale) che l’utilizzatore può remunerare tramite il libretto famiglia sono tassativamente indicate dalla legge e consistono in: piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione; assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità; insegnamento privato supplementare.

 

QUANDO NON SI POSSONO UTILIZZARE I NUOVI VOUCHER

E’ importante ricordare che deve trattarsi di lavori di carattere occasionale. Questo significa che, ad esempio, una famiglia non può pagare la colf o la badante che lavora stabilmente presso la propria abitazione.

Non è possibile fare ricorso a prestazioni di lavoro occasionali da parte di lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso, o abbia avuto negli ultimi sei mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.

 

COME UTILIZZARE I VOUCHER

voucher1A differenza dei vecchi voucher, che erano buoni cartacei che il lavoratore acquistava e consegnava al lavoratore che li poteva incassare in tabaccherie, uffici postali  e sedi INPS, il nuovo libretto famiglia ha una procedura diversa e completamente online.

Per usufruire del libretto famiglia sia l’utilizzatore che il prestatore devono accedere e registrarsi alla piattaforma tramite il servizio online dedicato.

Il libretto orario contiene buoni da 10 euro all’ora: di questi, 8 euro vanno al lavoratore, 1,65 euro vengono accantonati per la contribuzione IVS alla Gestione Separata, 0,25 euro per il premio assicurativo INAIL,  e 0,10 euro per il finanziamento degli oneri gestionali.

Le prestazioni di lavoro sopra indicate possono essere pagate tramite i nuovi voucher solo entro alcuni limiti, ovvero: ciascun lavoratore può ricevere un compenso massimo totale di 5.000 euro l’anno. Attenzione però: se a pagarlo è un unico datore di lavoro, il limite massimo è di 2.500 euro l’anno.

Pertanto, ciascun datore di lavoro può utilizzare i voucher per pagare queste prestazioni, con questi limiti:
a) 5.000 euro totali, per pagare più lavoratori diversi
b) 2.500 euro totali, per pagare un solo lavoratore

Tali importi sono riferiti ai compensi percepiti dal prestatore, ossia al netto di contributi, premi assicurativi e costi di gestione (ovvero 8 euro).

Importante: in questo computo per il raggiungimento del massimale spendibile, il datore di lavoro deve conteggiare non il 100% ma il 75% del compenso esclusivamente nel rapporto tra ciascun utilizzatore con riferimento alla totalità dei prestatori, per le seguenti categorie di prestatori:

  • titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità
  • giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università
  • persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19, decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150
  • percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI o SIA, che costituisce la prestazione di sostegno all’inclusione attualmente vigente e destinata ad essere sostituita dal REI), ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito

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COME ACQUISTARE I VOUCHER – PROCEDURA

Per usufruire del libretto famiglia sia l’utilizzatore che il prestatore devono accedere e registrarsi alla piattaforma tramite il servizio online dedicato. Tutto si svolge nella piattaforma INPS, e prevede una serie di passaggi che iniziano con la registrazione al sito, in quanto per effettuare il login è necessario essere dotati di PIN INPS, con il Sistema pubblico di identità digitale (SPID), o tramite la Carta nazionale dei servizi (CNS).

Da qui in poi si segue una procedura online (qui trovate una dimostrazione a cura dell’INPS) non semplicissima, che nel caso del datore serve a:
1.  Versare il denaro sul libretto famiglia tramite il proprio conto corrente online o l’F24
2. Effettuare la comunicazione di prestazione (con i dati del lavoratore e del datore).

L’utilizzatore è tenuto a comunicare, al termine della prestazione lavorativa e non oltre il terzo giorno del mese successivo allo svolgimento della prestazione stessa:

  • i dati identificativi del prestatore
  • il compenso pattuito
  • il luogo di svolgimento della prestazione
  • la durata
  • l’ambito di svolgimento
  • altre informazioni per la gestione del rapporto

Contestualmente alla trasmissione della comunicazione da parte dell’utilizzatore, il prestatore riceve notifica della stessa tramite email o SMS.

L’INPS, entro il 15 del mese successivo a quello in cui la prestazione si è svolta, eroga direttamente i compensi pattuiti a seconda della modalità prescelta dal prestatore all’atto della registrazione.

Per qualsiasi approfondimento consultate direttamente il decreto legge n.50 del 24 Aprile 2017.

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Le 5 migliori spiagge italiane per disabili

Spiaggia, sole e mare non devono rappresentare un ‘miraggio’ per le persone disabili, ma essere una realtà che di diritto devono avere! Per fortuna ci sono lidi in Italia ed all’estero attrezzati correttamente per accogliere persone affette da forme di disabilita’.

Finalmente infatti, negli ultimi anni, molti comuni italiani e stranieri hanno cercato di abbattere il più possibile le barriere architettoniche e gli ostacoli di diverse spiagge, regalando a tutti la possibilità di godersi il mare.

Lidi organizzati per accogliere qualsiasi tipo di utenza: cabine più larghe, passerelle fino al mare che agevolano il passaggio delle carrozzine, servizi igienici ampi ed idonei e soprattutto la presenza di personale preparato.

Scopriamo le cinque migliori spiagge presenti sulle coste italiane!

 

Cecina (Toscana)

La Toscana è sempre all’avanguardia quando si parla di turismo accessibile: in tutta la regione sono tantissimi i comuni che hanno attrezzato gli stabilimenti in modo da consentire a chiunque di raggiungere il mare.

Tra le migliori spiagge per disabili nella nostra classifica risulta Cecina, in provincia di Livorno, che mette a disposizione delle sedie galleggianti apposite con ruote particolari per raggiungere la riva e consentire a chiunque di poter fare il bagno.

Inoltre chi arriva qui ha a disposizione pedane che collegano il lido all’acqua, bagni ampi, lettini rialzati e bagnini preparati. Questa struttura può ospitare fino a 10 persone disabili non autosufficienti e 10 autosufficienti.

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Marinella di Sarzana (Liguria)

Tra le migliori spiagge per disabili in Liguria troviamo quella di Marinella di Sarzana, perfettamente attrezzata e adatta anche a coloro che hanno difficoltà di movimento.
La zona è quella della Lunigiana storica, caratterizzata da sabbia fine e un bel mare cristallino.

In questo lido, attrezzato in modo da abbattere le barriere architettoniche, chiunque può muoversi senza trovare troppi ostacoli: il parcheggio è accessibile e riservato a persone con handicap, la zona verde dove rilassarsi e pranzare all’ombra e la zona vicina al mare con piazzole, gazebo, lettini e passerelle che permettono una discesa al mare più semplice.

Inoltre ci sono operatori specializzati che ogni giorno, dalle 8 del mattino alle 18 di sera, possono aiutare chi ha bisogno e accompagnare in acqua le persone con maggiori disabilità utilizzando speciali carrozzine.

 

Montesilvano (Abruzzo)

Grazie al progetto “mare accessibile” anche in Abruzzo, in provincia di Pescara, esistono delle spiagge per disabili; si tratta di due lidi a Montesilvano collocati tra via Dante e viale Europa.

Qui anche le persone con difficoltà possono finalmente andare al mare e riposarsi sulla battigia grazie alla presenza di personale specializzato presente dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18 e di strutture senza barriere: passerelle che conducono in riva al mare, zone ombreggiate, tavolini e servizi igienici adeguati.

Ci sono poi due carrozzine con grandi ruote di plastica che possono entrare in acqua e passamano per i non vedenti. Inoltre la zona possiede anche diverse strutture alberghiere accessibili che consentono ai disabili di potersi godere una vacanza senza troppe barriere!

 

San Foca (Puglia)

Anche la bellissima Puglia, e più precisamente la provincia di Lecce, può vantare una delle migliori spiagge per disabili: San Foca!

Qui il progetto “Io posso” ,che consente anche a chi ha gravi handicap motori l’accesso al mare, gestisce un tratto di lido libero presso la marina di Melendugno.

Questa spiaggia a dimensione malati di Sla, una forma grave di Sclerosi multipla,è aperta da giugno a settembre e possiede un’ampia passerella che permette le manovre con carrozzine, ausili per la balneazione, bagni, docce e lettini.

É poi presente personale specializzato e infermieri in grado di gestire eventuali emergenze sanitarie legate a questa patologia! A completare il progetto ci sono anche case vacanze e hotel costruiti appositamente senza barriere così da permettere a chiunque di poter soggiornare in ambienti idonei.

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San Vito Lo Capo (Sicilia)

L’Associazione “Disabili no limits” dal 2000 promuove l’attività idromotoria e socializzante delle persone con handicap fisico e mentale.

Tra i vari progetti sostenuti si occupata di facilitare l’accesso al mare a coloro che hanno problematiche e opera in Sicilia a San Vito lo Capo, in una delle migliori spiagge per disabili.
Qui è possibile trovare sedie con rotelle adatte alla sabbia e all’acqua, lettini rialzati, spiaggine, sedie, ombrelloni, carrozzine normali ed elettriche.

Inoltre l’associazione garantisce la presenza di personale specializzato e stipula convenzioni con strutture del territorio costruite o ristrutturate per essere accessibili a chiunque. In questo modo la splendida Sicilia sta abbattendo le sue barriere e dà la possibilità a chiunque di godere delle sue splendide terre ed acque!

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Assunzioni disabili, scopriamo cosa cambia con i nuovi obblighi

Il 1 gennaio 2017 sono scattati i nuovi obblighi in tema di collocamento mirato, come modificati in seguito alle variazioni apportate dal Jobs Act alla legge 68/1999 sui disabili. Sulla base delle nuove previsioni, i datori di lavoro privati che occupano da 15 a 35 dipendenti non possono più godere della franchigia che era presente nel precedente testo normativo, e che permetteva all’azienda di congelare l’inserimento di un lavoratore disabile fino al momento in cui non fosse stata realizzata una nuova assunzione.

 

Assunzioni disabili: le novità 2017

Facendo un po’ di ordine, ricordiamo come prima della novità che è entrata in vigore il 1 gennaio 2017 i datori di lavoro privati che occupavano da 15 a 35 dipendenti avevano l’obbligo di assumere un disabile solamente nelle ipotesi di nuove assunzioni.

Dal 1 gennaio 2017 in poi, invece, la previsione di cui sopra è stata abrogata, anticipando l’obbligo di assunzione del lavoratore disabile contestualmente al raggiungimento della soglia di 15 dipendenti computabili. In altri termini, dal 2017 non vi è più alcuna condizione sospensiva correlata ad una nuova assunzione, una volta raggiunta la soglia limite.

In maniera più dettagliata, i datori di lavoro pubblici e privati sono obbligati ad avere alle proprie dipendenze dei lavoratori appartenenti alle categorie protette di cui all’art. 1 l. 68/1999, nel rispetto dei seguenti criteri:

  • Il 7% dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti (oltre all’1% riservato a vedove, orfani o profughi)
  • Due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti
  • Un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti

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Gli effetti delle nuove regole sull’assunzione dei disabili

Sul piano più pratico, la nuova regola sembra comportare due effetti: i datori di lavoro che si trovano già nella fascia di organico da 15 a 35 dipendenti computabili dovranno provvedere a coprire la quota di riserva, e poiché la stessa già ricordata legge 68 prevede che i datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione entro 60 giorni dal momento in cui è scattato l’obbligo, la decorrenza dei 60 giorni scatti a partire dal 1° gennaio 2017, ossia dall’insorgenza dell’obbligo medesimo.

Il secondo effetto è legato al fatto che i datori di lavoro che dal 1 gennaio in poi supereranno la soglia dei 14 dipendenti dovranno seguire la stessa regola.

I datori di lavoro che dovessero già avere in forza lavoratori disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, potranno comunque computarli nella quota di riserva se gli stessi hanno una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60 per cento.

 

Sanzioni sempre più salate

Infine, un rapido sguardo alle sanzioni, divenute più salate.

L’articolo 15, della legge 68/1999 stabilisce che, trascorsi 60 giorni dalla data in cui insorge l’obbligo di assumere i disabili, per ogni giorno lavorativo durante il quale risulti non coperta, per cause imputabili all’azienda, la quota dell’obbligo, il datore di lavoro stesso è tenuto al versamento (al Fondo regionale per l’occupazione dei disabili) di una somma pari a cinque volte la misura del contributo esonerativo di cui all’articolo 5, comma 3-bis, al giorno, per ciascun lavoratore disabile che risulta non occupato nella medesima giornata.

In termini assoluti, l’importo corrisponde a 153,20 euro per ciascun lavoratore disabile che risulta non occupato nella giornata, contro i 62,77 euro previsti dal testo precedente.

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Nasce in Toscana la prima sartoria gestita da personale disabile

Apre un Firenze la prima sartoria, ampie ben 270 metri quadrati, in cui opereranno oltre 20 persone, la metà delle quali disabili e con fragilità, che lavoreranno grazie a inserimenti professionali socio-terapeutici.

Il laboratorio sartoriale si chiama Flo Mani facturing e sorge a due passi dal centro storico. Un vero e proprio progetto 2.0 del social business che nasce grazie al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Unicoop Firenze (che ha messo a disposizione a condizioni agevolate i locali della sartoria e con cui Flo collabora attraverso il Progetto Tum Tum), Fondazione Carlo Marchi e con il sostegno di Sime Telecomunicazioni spa.

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Flo Mani facturing trova la sua collocazione ideale in un grande open space in via Cimabue (il cui restyling d’interni è stato affidato a Stefano Giannetti dello studio d’architettura Ikare) all’interno del quale lavora una squadra composta dalla giovane fashion designer Viola Collini, dal sarto professionista Marco Silvestris, e da una rete di collaboratrici e volontarie, affiancate da ragazzi arrivati a Flo come inserimenti socio-terapeutici.

La sartoria era un sogno nel cassetto, che le socie fondatrici di Flo – Elisabetta Renzoni, Guia Michelagnoli e Maria Serena Asso – portavano con sé fin dal 2011, anno che segna l’inizio della storia imprenditoriale della cooperativa sociale Flo, un modello di business vincente fondato su un piccolo paradosso: lavoro inclusivo e prodotti esclusivi.

Il nome scelto per la nuova sartoria racchiude proprio il senso di tutto il progetto ossia che un prodotto di elevata qualità passi dal talento, e soprattutto dal lavoro e dalle mani delle persone.

“Ciò che ci ha sempre unite – spiega Elisabetta Renzoni – è la forte convinzione che grazie al lavoro si possa restituire dignità alle persone. È per questo che ci siamo sempre impegnate, nel nostro piccolo, a dare un ruolo, un valore, un’occupazione a chi si riaffaccia al mercato del lavoro, nonostante le difficoltà di un momento o della vita”.

 

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10 cose che avete sempre voluto sapere sui disabili (e non avete mai osato chiedere)

Dai, ammettetelo: avete un sacco di domande sull’universo delle persone disabili ma non avete mai trovato delle risposte, o perché avete chiesto a persone anch’esse con molti dubbi o perché avete finito per dimenticare di informarvi sulla questione.

Il motivo non è importante. In questo post LIFE risponderà ad alcune delle domande più frequenti delle persone non disabili inerenti quelle disabili.

 

1. Qual è il termine corretto per riferirsi a un disabile?

È forse il dubbio più comune, e la questione su cui si commettono più errori. In alcuni casi, la gente cerca di essere “politicamente corretta” e finisce per usare eufemismi che non fanno altro che peggiorare la situazione.

Il termine corretto e accettato a livello internazionale è “persona disabile”. Qualsiasi altra definizione è imprecisa. La definizione “persona disabile” è in vigore dal 2006, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Eliminate quindi dal vostro vocabolario definizioni come “portatore di handicap”, “handicappato” e “portatore di necessità speciali”.’

 

2. Cosa devo dire quando mi presentano una persona disabile?

Potreste cominciare dicendo “Salve!” e comunicando il vostro nome. Va bene eliminare frasi come “Piacere di conoscerla”.

Ricordatevi che vi trovate di fronte a una persona in carne e ossa, con sogni, visioni del mondo, paure, aspettative, capacità… Come voi. E allora trattatela normalmente, come fate con tutti.

Facile, no?

 

3. Perché le persone hanno delle disabilità?

Contrariamente a quello che possono pensare molte persone, le grandi cause di disabilità non hanno nulla a che vedere con la genetica e non sono ereditarie. In altre parole, poche disabilità sono congenite.

Nella maggior parte dei casi vengono acquisite nella vita. Infezioni provocate dalla mancanza di cure sanitarie di base, mancanza di assistenza prenatale, errori medici al momento del parto e soprattutto incidenti automobistici e con armi da fuoco sono alcune delle cause delle disabilità. Nessuno è esente. Tutti siamo vulnerabili.

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4. Tutte le persone che hanno la stessa disabilità si conoscono?

No, l’universo composto dalle persone disabili non è piccolo come si pensa. Nel mondo, il 10% della popolazione ha almeno una disabilità, lieve o grave.

In Brasile la percentuale arriva al 25%! È molto difficile che la maggior parte delle persone disabili si conosca e sia amica nelle reti sociali, anche se c’è un forte senso di “gruppo”, di “comunità” tra molte di loro.

E allora non partite dal presupposto che la persona disabile che avete appena conosciuto sia amica di Tizio o Caia.

 

5. Come usano Internet le persone cieche?

Le persone cieche usano Internet, e molto! Chi non lo usa al giorno d’oggi?

Grazie a software vocali che leggono tutto ciò che è sullo schermo, le persone cieche o ipovedenti possono navigare sui siti che preferiscono, ovviamente a patto che questi siano leggibili da questi software.

Quando ciò accade, diciamo che il sito è accessibile. Questi lettori di schermi possono essere installati in qualsiasi dispositivo fornito di multimedialità. Nel caso dell’uso dei computer, i software più comuni sono JAWS, NVDA, Virtual Vision e DOSVOX.

Nel caso dei dispositivi mobili, i più noti sono Talkback (piattaforma Android) e VoiceOver (piattaforma iOS), che sono già installati su smartphone e tablet.

 

6. Ogni sordo è muto?

No, non sempre. La persona sorda nella maggior parte dei casi presenta organi fonoarticolatori integri e ha tutto il potenziale per sviluppare il linguaggio.

Non è che perché sia sordo diventa automaticamente muto. I veri muti sono estremamente rari, e la loro condizione deriva da lesioni cerebrali.

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7. Disabilità intellettiva e malattia mentale sono la stessa cosa?

No! Sono cose del tutto diverse. La disabilità intellettiva (e non “mentale”, come dicono alcuni) può essere conseguenza di una malattia, ma non è una malattia in sé; è una “condizione”, una limitazione determinata.

Oltre alle malattie, la possono provocare incidenti, condizioni socio-economiche sfavorevoli che portano alla privazione di stimoli, denutrizione, fattori organici, ereditari e genetici.

Vale la pena sottolineare che non trattandosi di una malattia non può essere contratta mediante contagio, ovvero nessuno può “prendersi” niente convivendo con persone con disabilità intellettive.

In realtà, ci si possono “prendere” solo affetto e amicizia!

 

8. Ogni persona con disabilità uditiva è sorda?

Non necessariamente. Un sordo è una persona con una disabilità a livello uditivo. In questo caso, non riesce a sentire niente. Ma non tutte le persone con disabilità uditive sono sorde.

Ci sono altri livelli di disabilità uditiva, che può essere lieve o moderata. In questo caso ci sono persone che comunicano attraverso il linguaggio orale senza grandi problemi, soprattutto se la perdita dell’udito è stata sviluppata in età adulta.

 

9. Le persone con disabilità intellettive sono più affettuose?

Le persone con disabilità uditive sono, in generale, ben disposte e affettuose e amano comunicare, ma non è una questione di “più” o “meno”.

La gentilezza di una persona ha molto a che vedere con la sua personalità, la sua educazione e i suoi valori, come nel caso di chiunque altro. Il fatto di avere o meno una disabilità non è determinante.

 

10. Una persona sulla sedia a rotelle può fare sesso?

A volte anche molto. La sessualità è qualcosa di molto più ampio del sesso, e di conseguenza il sesso è molto più dell’incontro di genitali.

Nonostante la scarsa o nulla sensibilità dalla vita in giù, le persone provano piacere attraverso il tatto in altre zone erogene del corpo, o stimoli olfattivi e visivi. Tutto questo aiuta l’irrorazione sanguigna, l’aumento del battito caridaco e il resto che immaginate.

Le persone con disabilità motorie, uomini o donne, possono quindi avere una vita sessuale attiva, sposarsi e nella maggior parte dei casi anche avere figli.

 

Che ne pensate del nostro breve decalogo? Abbiamo sfatato qualche luogo comune, oppure avete suggerimenti o consigli su altre voci da aggiungere alla lista?

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La sfida di Marcella: un futuro diverso per i ragazzi affetti di autismo

Giulia ha 15 anni ed è una ragazza autistica. Vive a Capriolo in Franciacorta e frequenta il liceo artistico a Brescia: la scuola la impegna molto, ma non le basta, vorrebbe anche uscire con le amiche, andare al cinema, al teatro, ma non esclusivamente con i suoi genitori.

La mamma Marcella non prende male questa necessitá, anzi.

Decide di agire e, come quando ha firmato il foglio di delega delle responsabilità da parte del preside per consentirle di tornare da scuola da sola, pensa di difendere nuovamente l’autonomia di sua figlia e di concederle il lusso di essere un’adolescente.

 

Un appello sui Social Network

“Esce da sempre con me, facciamo belle passeggiate, andiamo a mangiare la pizza, ma ha 15 anni e il diritto di uscire da sola con i suoi coetanei, meglio se non solo con chi ha i suoi stessi problemi. Non posso chiedere alle sue compagne di scuole di caricarsi del timore di dover gestire le sue crisi”.

Una settimana fa la sua originale richiesta è partita dai social network: obiettivo cercare adolescenti dai 12 ai 18 anni, disabili e non,  che abbiano voglia, con l’accompagnamento di due animatori, di trascorrere serate in allegria a Franciacorta.

«Buongiorno a tutti – scrive Marcella Pezzarossa – ho un progetto in mente. E’ molto ambizioso! Per questo sto cercando genitori di ragazzi con disabilità dell’età di mia figlia Giulietta. L’unica regola è che devono essere adolescenti dai 12 ai 18 anni che hanno voglia di incontrare altri ragazzi e di divertirsi!».

E continua: «Insomma se conoscete, avete amici o amici di amici qui in zona o che hanno voglia di spostarsi in Franciacorta, con figli adolescenti con disabilità come autismo, asperger, sindrome di down o anche disabilità fisiche o altro ancora, che come tutti i loro coetanei avrebbero voglia di uscire a vedere un film in compagnia o al Pub o a mangiare una pizza… a divertirsi per capirci come tutti i ragazzi della loro età, date per favore il mio contatto».

 

Il progetto “Staying Alive”

autismoIl progetto di Marcella Pezzarossa, che vive col marito Luca Marchetti e con sua figlia Giulietta, è ambizioso: «Mi ispiro al progetto dell’associazione La Febbre del Sabato sera di Brescia, che fa una cosa simile. – racconta Marcella – Anche io e mio marito desideriamo creare una associazione, che si chiamerà “Staying Alive”. L’appello va ai genitori, anche se non saremo noi a trascorrere le serate con i nostri figli, perché non sarebbero spontanei. L’idea è quella di assumere due animatori che li seguano al bowling oppure al pub o a mangiare una pizza».

Marcella Pezzarossa ha già avuto alcune adesioni di famiglie franciacortine. A mancare purtroppo sono i fondi. «Sto cercando qualcuno che possa aiutarci a sostenere il progetto, magari qualche banca o qualche azienda volenterosa. I costi non sono eccessivi.

Ho calcolato che si aggirano attorno ai 400 euro al mese tenendo conto di portare i ragazzi fuori due sabati sera e una domenica pomeriggio al mese. E’ molto importante che con loro ci siano degli esperti, perché i nostri figli hanno problemi diversi».

La donna racconta per esempio che la sua Giulietta, iscritta a un liceo di Brescia, è piena di voglia di vivere. L’autismo però le crea poco interesse in quello che le altre persone hanno da dire. A lei piace moltissimo raccontare se stessa. «Stare con dei suoi coetanei la aiuterebbe molto così come aiuterebbe altri ragazzi a migliorare la loro socialità.

E’ difficile che ragazzi come mia figlia siano accettati in un normale gruppo di ragazzi, anche se devo dire che va molto d’accordo con i suoi compagni di scuola, con cui ha un buon rapporto.

Il problema è che quando sono fuori dall’edificio scolastico per loro è una grande responsabilità. Li capisco. Il mio progetto è pensato per ovviare a questa situazione facendo si che disabili e normalmente abili possano frequentarsi divertendosi alla presenza di qualcuno di adulto in grado di affrontare le situazioni problematiche che potrebbero verificarsi».

 

Un’iniziativa coraggiosa e singolare, il cui intento é favorire la vera inclusione sul territorio. Per questo noi di LIFE invitiamo tutti i lettori interessati a contattare direttamente Marcella Pezzarossa sul suo profilo Facebook personale.

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Congedo Parentale 2016: prolungamento per figli con disabilità in situazione di gravità

Cosa è il Congedo Parentale

Questo congedo (da non confondersi con i permessi giornalieri o i permessi a ore) viene concesso per assistere familiari con handicap in condizione di gravità. Dura due anni e può essere fruito anche in maniera frazionata. Il congedo è retribuito e può essere preso dal coniuge, dai genitori, dai figli e dai fratelli e sorelle del disabile da assistere e, ancora, dal parente o dall’affine entro il terzo grado convivente.

Situazione di Handicap

Come nel caso dei permessi lavorativi (art. 33, Legge 104/1992), la condizione essenziale è che il figlio disabile sia stato accertato persona con handicap in situazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992). Non sono ammesse, a parte per i soggetti con sindrome di Down, certificazioni di altro genere quali ad esempio il certificato di invalidità totale con diritto all’indennità di accompagnamento o frequenza.

Chi non dispone del certificato di handicap deve attivare la procedura di accertamento presentando domanda all’INPS e presentandosi poi a visita presso la Commissione della propria Azienda Usl di residenza.

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Requisiti per la fruizione

  1. Per poterne fruire del congedo, il primo requisito è essere genitori lavoratori dipendenti, anche adottivi e affidatari.
  2. Inoltre: Il riconoscimento dello stato di grave handicap del figlio.
  3. L’età del figlio: entro il compimento dei dodici anni.
  4. Il non ricovero a tempo pieno in istituto specializzato, salvo il caso in cui la presenza del genitore sia richiesta dagli stessi sanitari.

 Durata e retribuzione

Il prolungamento del congedo parentale può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro 12 anni (e non più 8 anni) dall’ingresso del minore in famiglia. Rimane fermo che il prolungamento del congedo parentale non può essere fruito oltre il raggiungimento della maggiore età del minore.

Rimane salvo, altresì, che il prolungamento del congedo parentale decorre a partire dalla conclusione del periodo di normale congedo parentale teoricamente fruibile dal genitore richiedente:

  • Per la madre: trascorsi 6 mesi del periodo di congedo di maternità;
  • Per il padre: trascorsi 7 mesi dalla data di nascita del bambino;
  • Per il genitore solo: trascorsi 10 mesi decorrenti:
  • in caso di madre sola: dalla fine del congedo di maternità;
  • in caso di padre solo: dalla nascita del minore o dalla fruizione dell’eventuale congedo di paternità.
  • I 36 mesi sono spalmabili nell’arco dei primi 12 anni.

Esempio: se i genitori hanno usufruito di 10 mesi di congedo parentale (art. 32  D. Lgs. 151/2001, 6 mesi per la madre, 7 mesi per il padre, fino a 11 mesi per entrambi), potranno essere utilizzati, entro i 12 anni del figlio, ulteriori 26 mesi da parte di uno soltanto dei genitori ovvero da parte di entrambi alternativamente.

Ricordiamo che il prolungamento del congedo al pari di quello “ordinario” spetta al genitore lavoratore dipendente anche se l’altro genitore è titolare di rapporto di lavoro a domicilio oppure domestico o è lavoratore autonomo o in condizione non lavorativa (casalinga, disoccupato, pensionato).

I giorni fruiti fino al dodicesimo anno di vita del bambino – o fino al dodicesimo anno dall’ingresso in famiglia del minore in caso di adozione o affidamento – a titolo di congedo parentale ordinario e di prolungamento del congedo parentale non possono superare in totale i tre anni, con diritto per tutto il periodo alla indennità economica pari al 30% della retribuzione.

Si riepilogano di seguito, in base al vigente disposto normativo, i benefici previsti in favore dei genitori lavoratori per l’assistenza a figli con disabilità in situazione di gravità in alternativa al prolungamento del congedo parentale di cui all’art 33 del Decreto Legislativo n. 151/2001.

  • tre giorni di permesso mensile, oppure le ore di riposo giornaliere per bambini, anche adottivi o affidati, fino a 3 anni di età;
  • tre giorni di permesso mensile per bambini tra i 3 e i 12 anni di vita, oppure tra i 3 anni di vita e fino a 12 anni dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento.

Si ricorda che a partire dal compimento del dodicesimo anno di età del figlio biologico, e dal dodicesimo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato, i genitori possono fruire esclusivamente dei tre giorni di permesso mensile.

A questo link è possibile leggere il comunicato ufficiale dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.

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HeSearch: Il rivoluzionario motore di ricerca della disabilità

Chiunque si muova attraverso l’Italia con stampelle o carrozzina sa bene quante barriere architettoniche impediscano tutt’oggi di muoversi liberamente.

Ostacoli duri a morire, fatti di disattenzione ed ignoranza. Ma almeno i nuovi media digitali si stanno aprendo al problema, grazie a una nuova generazione di innovatori sociali fortemente motivati dai loro bisogni.

Un esempio è dato dall’imprenditore Ferdinando Acerbi che, dopo un’interessante app per trovare parcheggio, ora lancia HeSearch, motore di ricerca verticale, indicizzato in tutti gli 8.200 comuni d’Italia e che riporta in maniera immediata i risultati attinenti la parola di ricerca inserita e tag come #disabilità, #disagio o #terzosettore.

 

La storia

Frutto del lavoro di Henable, piattaforma online dedicata alla ricerca di soluzioni digitali per persone diversamente abili o portatori di disagio, il motore di ricerca nasce da una necessità molto forte.

“Il tour con l’auto elettrica che abbiamo fatto l’anno scorso, l’Henable Road Tour, ci ha portato in tutta Italia per sensibilizzare i cittadini sui temi dello sviluppo digitale volto a migliorare la vita di persone con disabilità e non – spiega Acerbi, ex campione olimpico, che ha capacità motorie ridotte in seguito a un incidente – Abbiamo incontrato molte difficoltà, da qui l’idea di HeSearch”.

Le persone che usufruiranno del servizio avranno la possibilità di cercare le informazioni utili all’interno di una specifica area geografica d’interesse. Le categorie vanno dalla ricerca di lavoro alla lista di strutture alberghiere attrezzate per accogliere persone con disabilità.

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Nella prima sezione il motore di ricerca riporta i risultati istituzionali (cioè quelli pubblicati dalla pubblica amministrazione) semplificando molto la ricerca da parte della persona disabile che non si trova più costretta a navigare per ore in siti spesso difficili da consultare e non accessibili, aumentando quindi la facilità di consultazione sia in termini di ricerca che di esposizione stessa dei contenuti che, venendo filtrati dal sistema, acquistano più caratteristiche di accessibilità di quelle che spesso presentano i siti originari.

Nella seconda sezione – vale a dire “risultati consigliati” – appaiono notizie dai blog di riferimento per le varie categorie: un’area in continuo aggiornamento grazie ad i feedback ed i commenti/suggerimenti degli utenti che hanno ampio spazio d’interazione con tutto il sistema.

Inoltre per alcuni tag, per esempio “Lavoro”, la ricerca è stata verticalizzata anche su iniziative partner, per esempio con Jobmetoo, che rimanda le richieste di lavoro nell’area richiesta e riservate a categorie protette.

Le fonti di informazione sono in continuo aumento, ma gli ideatori contano sul commento degli utenti, che potranno validare le informazioni in base alla loro esperienza. Per esempio, mettiamo che il motore di ricerca trovi un alloggio che il proprietario dice essere accessibile. L’utente, una volta che avrà verificato con l’esperienza, potrà confermare o meno e commentare.

 

Secondo LIFE HeSearch rappresenta un eccellente ausilio per un approccio più diretto al mondo del web e quindi delle informazioni in formato digitale. Voi cosa ne pensate? Avete già provato le infinite potenzialità di questo rivoluzione motore di ricerca?