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congedo lavorativo

Congedo lavorativo: aiutare un disabile in famiglia

Il congedo lavorativo è uno dei diritti di chi assiste un disabile in famiglia. Purtroppo però ancora non è ben chiaro a tutti chi ne può usufruire, come richiederlo e quante volte al mese è possibile farne richiesta. Scopriamolo insieme così da rendere le idee un po’ più chiare a tutti.

Congedo lavorativo: quante volte si può usufruire di questo servizio?

La circolare INPS numero 32 del 2012 al punto 3.3 esplica il tempo che un lavoratore può richiedere per allontanarsi dal lavoro al fine di assistere un parente disabile. Il periodo di congedo lavorativo è di due anni per soggetto, indennizzati nella misura della retribuzione che si percepisce il mese che precede il congedo. In caso di pluralità di soggetti in situazione di disabilità grave, il diritto di prendere un’aspettativa dal lavoro per curare il familiare spetta per ciascun “accudito”, sempre nei limiti previsti dalla legge, considerando che tali periodi di congedo straordinario devono rientrare in massimo due anni per ciascun lavoratore.

Non è infatti possibile al lavoratore di furie del raddoppio, intesto che per un ulteriore periodo di due anni per altri soggetti in situazione di disabilità, il congedo spetta solo ad un altro parente, con decurtazione di periodi eventualmente utilizzati presi come permessi per gravi e documentati problemi familiari.

Congedo lavorativo: chi più farne richiesta?

La legge in merito a questo punto è molto chiara e precisa. Possono usufruire del congedo lavorativo al fine di assistere un disabile tutti i soggetti entri il terzo grado di parentela quali: il coniuge, il convivente more uxorio, le parti dell’unione civile, i genitori, i figli, i fratelli, le sorelle, i parenti ed affini.

Ma questo diritto non è uguale per tutti, infatti c’è una disposizione ben precisa di chi sono i primi a poter usufruire del congedo. Il primo titolare è sicuramente il coniuge o chi convive con il soggetto disabile. Se il coniuge è deceduto, legalmente separato, il soggetto è celibe/nubile oppure affetto da una patologia invalidante, può usufruire di questo diritto il genitore del disabile.

congedo straordinario

Se invece ne volesse usufruire il figlio convivente della persona invalida, devono sussistere tutte le condizioni prima citate anche per il genitore del disabile. Quindi tutti gli attori in tal caso devono essere o deceduti, o malati o mancanti.

Stessa situazione deve esserci se un fratello o una sorella convivente del disabile varrebbe utilizzare il congedo lavorativo. Ovvero il coniuge, i genitori o i figli del disabile devono essere deceduti, mancanti o affetti da patologie gravi.

Questa regola vale fino ai parenti di terzo grado ed è sancita dalla sentenza numero 213 del 2016 emanata dalla Corte Costituzionale.

Non possono richiedere il congedo straordinario dal lavoro i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, i lavoratori a domicilio, i lavoratori agricoli giornalieri, i lavoratori autonomi, i lavoratori parasubordinati e i lavoratori con contratto di lavoro part-time verticale, durante le pause di sospensione contrattuale.

Congedo lavorativo: il soggetto disabile che certificazione deve possedere?

Per usufruire del congedo dal lavoro è essenziale e quindi obbligatorio che il soggetto sia accertato come persona con handicap affetta da una situazione grave, quella prevista dall’art. 3, comma 3, della Legge n. 104 del 1992. Sul certificato medico del soggetto disabile deve essere presente proprio questo estremo di legge.

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Non possono godere di questo diritto i soggetti affetti da situazioni di handicap diversi, come le persone che rientrano nella categoria di disabili ma appartenni al comma 1 articolo 3 della legge 104 ad esempio. Altri certificati medici o con diciture diverse, non sono validi a tale scopo.

Congedo lavorativo: come richiederlo?

La domanda per il congedo straordinario si presenta direttamente online all’INPS. Per farlo bisogna essere lavoratori dipendenti privati, anche part-time.

Non è possibile richiedere il congedo lavorativo durante il ricovero della persona disabile a tempo pieno, così come scritto nella circolare INPS del 3 dicembre 20120, la numero 55, salvo che per alcuni casi particolari.