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Progetto KIMAP: quando la tecnologia è al servizio della disabilità

L’innovativo progetto KIMAP, presentato dalla start-up fiorentina KINOA, è stato selezionato tra i vincitori della Tuscan Big Data Challenge, iniziativa rivolta alle imprese toscane impegnate nell’esplorazione delle potenzialità dei Big Data e promossa da SoBigData.

Quest’ultimo è un laboratorio costituito da enti di ricerca quali il CNR di Pisa, l’Università di Pisa, la Scuola normale superiore e l’IMT Alti Studi Lucca e fa parte della più grande infrastruttura di ricerca sui Big Data in Europa.

L’obiettivo principale di Kimap è facilitare e aumentare la mobilità e l’autonomia dei disabili. Per raggiungere tale risultato Kimap si propone un sistema fondato su due concetti chiave: mappatura partecipata delle barriere architettoniche e navigazione.

La mappatura viene realizzata dagli utenti stessi, attraverso un dispositivo incorporato nei loro ausili, mentre la navigazione è resa affidabile e di immediato utilizzo da un’applicazione per smartphone, che guida gli utenti attraverso i percorsi mappati.

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Gli ideatori dell’ambizioso progetto

A chi e’ rivolto il progetto

I beneficiari di Kimap sono in primo luogo i disabili (che possono facilmente segnalare ostacoli, difficoltà e impedimenti nel percorrere una strada o un itinerario turistico) ma anche I produttori di ausili.

Questa tecnologia permette loro di offrire un servizio aggiuntivo ai propri clienti, aumentando il contenuto di innovazione degli ausili ed accrescendone di fatto il valore. Non sono da escludere gli enti pubblici, che possono usare Kimap per adempiere agli obblighi di mappatura delle barriere architettoniche, in ottemperanza alla legislazione regionale e nazionale, o per lo sviluppo di percorsi turistici.

L’innovazione di Kimap non si limita al suo contenuto tecnologico ma si estende alla visione che vi sta dietro: Lo sviluppo della tecnologia come risposta alle necessita’ reali. L’analisi delle comunità locali, la rilevazione del problema di presenza di barriere e della mancanza di accessibilità sono stati i punti di partenza per l’ideazione di questo prodotto tecnologico.

Kimap vuole dare risposta ad un’esigenza avvertita e segnalata da molti attori quali singoli cittadini, associazioni ed istituzioni.

 

Cosa è Kinoa

Kinoa srl è una giovanissima start-up iscritta al registro nazionale delle Start up Innovative a marzo del 2016, nata come spinoff di rete Sviluppo dalla volontà imprenditoriale di Marco Scarselli (Co-founder) e Lapo Cecconi (Co-founder) con la partecipazione della stessa reteSviluppo (Firenze), di Iris Ricerche (Prato) e di Sistemi Territoriali (Pisa).

Ha come mission la realizzazione di prodotti innovativi attraverso l’integrazione di Big Data e tecnologie di Internet of Things. Riusciranno questi ragazzi a cambiare in meglio il mondo della disabilità? Noi di LIFE ne siamo certi e diamo totale fiducia al talento di Scarselli e Cecconi!

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Parcheggi disabili protetti, ci pensa Tommy!

E’ il difensore dei parcheggi riservati ai disabili: in pratica avvisa con un segnale sonoro se i veicoli che provano a parcheggiare non sono quelli autorizzati. Si chiama Tommy, e nel II Municipio di Roma ne sono stati istallati ben cinque.

“Una delle tematiche che inevitabilmente accentua il disagio e crea nuovi handicap è la mobilità e i servizi ad essa connessi: traffico, autobus non a norma, parcheggi per disabili insufficienti, posti in concessione occupati dall’automobilista “distratto” – spiega Elena Improta, Presidente della Onlus.

“Per questo appena abbiamo letto articoli e post comparsi in rete su Tommy, dopo la sperimentazione pratica nel primo municipio, abbiamo deciso di muoverci rapidamente e in autonomia. Grazie all’assessore alla mobilità del I municipio, Anna Vincenzoni ci siamo messi in contatto col direttore generale di ACI Consult, con cui abbiamo fatto partire il percorso pratico che ci ha condotto alla fattibilitá delle prime installazioni.”

 

Cosa fa Tommy?

tommy parcheggio disabiliIl dispositivo è semplice, economico e di facile installazione. Una piastra di 30 cm dotata di un sensore che verifica l’occupazione dell’area ed attiva un segnale sonoro in presenza di veicoli non autorizzati.

L’allarme si interrompe quando il parcheggio viene liberato dal trasgressore oppure con il telecomando abilitato. Già sperimentato per un mese nel 2014, il rilevatore era stato presentato durante la Giornata Internazionale della Mobilità Sostenibile lo scorso settembre, con la messa a terra di due dispositivi campione nei municipi I e XIII.

E’ realizzato da Aci Consult, società del gruppo Aci specializzata in servizi per l’ambiente e la mobilità, e recentemente approvato anche dal ministero dei Trasporti. “Rientra tra le diverse iniziative che abbiamo sviluppato e stiamo portando avanti come Aci per il sociale, certi che sia necessario un impegno forte e collettivo per migliorare la qualità dei servizi per la mobilità dedicati ai disabili”, dichiara Riccardo Colicchia direttore generale ACI Consult.

“Il rilevatore in realtà lo stanno chiedendo anche per altri obiettivi ed è un segnale importante che un dispositivo, creato per tutelare un diritto spesso negato di chi ha disabilità, possa essere utile per funzioni necessarie a tutto il resto della società.”

 

La Onlus romana Oltre lo Sguardo

L’investimento di circa 250 euro a rilevatore più 30 euro di spese di installazione è tutto a carico di Oltre lo Sguardo, la Onlus nata nel 2006 e impegnata sul territorio del II Municipio di Roma per sviluppare modelli di intervento integrati a favore delle famiglie fragili presenti sul territorio.

La Onlus è sostenuta da libere donazioni dei Soci ordinari che fruiscono gratuitamente dei servizi messi a disposizione: 3 laboratori settimanali, fine settimana a Roma e a Capalbio, progetti di assistenza individuale domiciliare e non, organizzazione di convegni sui temi della disabilità.

Può contare anche su donazioni di Soci sostenitori e Soci onorari. “In particolare  i fondi per i Tommy li scaleremo dalla donazione di 5000 euro che la nostra cara amica e Socia sostenitrice Daniela de Gennaro, scomparsa lo scorso 26 novembre 2016,  ha voluto, prima di lasciarci, destinare ai nostri progetti a favore dei disabili.”

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Call For Ideas: 1,6 milioni che uniscono sport e disabilità

Fondazione Vodafone Italia chiama a raccolta tutte le associazioni, gli enti e le organizzazioni non profit italiane, che sono impegnate nella promozione dello sport, e lancia Call for Ideas: il bando da 1,6 milioni di euro a sostegno delle migliori idee e dei migliori progetti volti a incoraggiare la diffusione della pratica sportiva tra i disabili.

Lo sport è un potente motore di crescita, integrazione e socialità, soprattutto per coloro che ogni giorno convivono con i problemi derivanti dalle varie forme di disabilità fisica o cognitiva. Contribuire ad avvicinare il più ampio numero possibile di disabili allo sport, veicolando un modello di sport inclusivo e partecipativo, è uno gli obiettivi che Fondazione Vodafone si propone con questa nuova Call for Ideas.

Al bando possono partecipare enti e associazioni no profit presenti sul territorio nazionale, quali: società e associazioni sportive senza scopo di lucro, federazioni sportive paraolimpiche, federazioni sportive riconosciute dal CIP come discipline sportive paraolimpiche, enti di promozione sportiva paraolimpica, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali o consorzi di cooperative sociali, associazioni di promozione sociale (APS), associazioni, fondazioni e imprese sociali riconosciute e iscritte presso il Registro delle Imprese secondo la legge 155/2006.

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Coloro che vorranno candidarsi potranno farlo online, fino al 31 gennaio 2017, sul sito ufficiale, compilando il form online e allegando la documentazione richiesta sul progetto che vorranno presentare.

Per i progetti più meritevoli, Fondazione Vodafone mette a disposizione un contributo complessivo di 1,6 milioni di euro, che verrà erogato e distribuito a seconda della tipologia di progetto presentato. Più nel dettaglio, sono due in tutto le tipologie di idee ricercate:

  • Progetti ad elevato impatto sociale con dimensione nazionale, che favoriscano l’inclusione sportiva, anche attraverso innovazioni sistemiche e/o azioni capaci di coinvolgere ampi gruppi di disabili, famiglie, allenatori, volontari e così via. A tale ambito Fondazione Vodafone riserva un contributo complessivo di 1,2 milioni di euro.
  • Progetti ad elevato impatto sociale con dimensione locale, sviluppati nell’ambito della comunità di riferimento dell’associazione proponente, come per esempio l’avvio di un nuovo progetto sportivo o il miglioramento dell’accessibilità a impianti e strutture. In questo caso, i progetti ammessi verranno inclusi in un programma di crowdfunding con un meccanismo di matching grant di Fondazione Vodafone al raggiungimento del 50% del capitale richiesto. A questo ambito Fondazione Vodafone riserva un contributo complessivo di 400 mila euro.

I progetti candidati saranno valutati ed esaminati da un comitato di valutazione con competenze ed esperienza specifica nei settori di riferimento, che terrà conto dell’impatto sociale, inteso come numero di persone coinvolte ed impattate dall’idea progettuale, dell’esperienza in ambito sportivo e, in particolare, di inclusione sportiva, della fattibilità tecnica e sostenibilità economica, della replicabilità, originalità e innovazione del progetto.

Per maggiori informazioni dettagliate sul bando, visitate il sito: www.fondazionevodafone.it

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Nasce in Toscana la prima sartoria gestita da personale disabile

Apre un Firenze la prima sartoria, ampie ben 270 metri quadrati, in cui opereranno oltre 20 persone, la metà delle quali disabili e con fragilità, che lavoreranno grazie a inserimenti professionali socio-terapeutici.

Il laboratorio sartoriale si chiama Flo Mani facturing e sorge a due passi dal centro storico. Un vero e proprio progetto 2.0 del social business che nasce grazie al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Unicoop Firenze (che ha messo a disposizione a condizioni agevolate i locali della sartoria e con cui Flo collabora attraverso il Progetto Tum Tum), Fondazione Carlo Marchi e con il sostegno di Sime Telecomunicazioni spa.

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Flo Mani facturing trova la sua collocazione ideale in un grande open space in via Cimabue (il cui restyling d’interni è stato affidato a Stefano Giannetti dello studio d’architettura Ikare) all’interno del quale lavora una squadra composta dalla giovane fashion designer Viola Collini, dal sarto professionista Marco Silvestris, e da una rete di collaboratrici e volontarie, affiancate da ragazzi arrivati a Flo come inserimenti socio-terapeutici.

La sartoria era un sogno nel cassetto, che le socie fondatrici di Flo – Elisabetta Renzoni, Guia Michelagnoli e Maria Serena Asso – portavano con sé fin dal 2011, anno che segna l’inizio della storia imprenditoriale della cooperativa sociale Flo, un modello di business vincente fondato su un piccolo paradosso: lavoro inclusivo e prodotti esclusivi.

Il nome scelto per la nuova sartoria racchiude proprio il senso di tutto il progetto ossia che un prodotto di elevata qualità passi dal talento, e soprattutto dal lavoro e dalle mani delle persone.

“Ciò che ci ha sempre unite – spiega Elisabetta Renzoni – è la forte convinzione che grazie al lavoro si possa restituire dignità alle persone. È per questo che ci siamo sempre impegnate, nel nostro piccolo, a dare un ruolo, un valore, un’occupazione a chi si riaffaccia al mercato del lavoro, nonostante le difficoltà di un momento o della vita”.

 

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ISEE 2016: informazioni sulle esenzioni dal reddito dei disabili

Aggiornate da parte dell’INPS le FAQ sul nuovo ISEE, ovvero sull’Indicatore della Situazione Economica Equivalente post-riforma 2015 (Dl n. 42/2016, convertito dalla legge n. 89/2016).

Tra gli ultimi chiarimenti la conferma che non rientrano nel calcolo del reddito le indennità e i contributi percepiti da soggetti con disabilità e non autosufficienza.

In particolare, sono escluse dal Quadro FC4 della DSU prestazioni quali:

  • Contributo per l’abbattimento delle barriere architettoniche
  • Voucher per servizi all’infanzia
  • Assegni di cura
  • Bonus gas e elettrico
  • Altre forme di compartecipazione al costo di beni o servizi del disabile

A riconoscere le ragioni di disabili e non autosufficienti, che chiedevano di non far rientrare nel reddito complessivo ai fini ISEE anche le indennità e le pensioni percepite dai soggetti disabili è stato il TAR Lazio con le sentenze nn. 2454/15 – 2458/15- 2459/15.

Interpretazione poi ribadita da tre diverse sentenze del Consiglio di Stato che ha confermato definitivamente come tutte le forme di indennità erogate ai disabili, sia risarcitorie sia di accompagnamento, non devono essere considerate reddito per il calcolo dell’ISEE.

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Nel dettaglio, nella risposta INPS inserita tra le FAQ ISEE si legge:

“Non vanno indicati, a prescindere dalla rendicontazione, i contributi erogati a titolo di rimborso per spese che la persona con disabilità e/o non autosufficienza ha la necessità di sostenere per svolgere le sue attività quotidiane (ad esempio i contributi per l’assistenza indiretta, vita indipendente, gli assegni di cura, i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche o per l’acquisto di prodotti tecnologicamente avanzati o per il trasporto personale).

Non costituiscono trattamenti e non devono perciò essere indicati le eventuali esenzioni e/o agevolazioni per il pagamento di tributi, le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi, nonché le erogazioni di buoni servizio e/o voucher che svolgono la funzione di sostituzione di servizi. Analogamente non devono essere indicati i contributi che sono erogati a titolo di rimborso spese, poiché, assimilabili, laddove rendicontati, alla fornitura diretta di bene e/o servizi.

Non costituisce trattamento assistenziale, previdenziale ed indennitario e non va indicato il rimborso spese per le famiglie affidatarie di persone minorenni.”

LIFE vi segnala che ulteriori informazioni dettagliate sull’ISEE 2016 sono reperibili nelle FAQ (domande frequenti) del sito ufficiale dell’INPS.

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Sofia Rocks: La prima web serie sul mondo della disabilità

Nasce a Bologna la prima web serie che racconta, senza ipocrisie e inutili giri di parole, il mondo della disabilità e dell’handicap.

Sofia Rocks – invito speciale, è un viaggio condotto dalla ventisettenne video-blogger Sofia Righetti, sulla sua scintillante “due ruote” nel mondo della disabilità.

I temi esplorati, non ve ne stupiate, sono gli stessi che riguardano, ebbene si, le persone “normali”: la sessualità e l’affettività, lo sport, il lavoro, l’arte. Infatti, obiettivo dei corti, è proprio quello di portarci a scoprire la realtà di chi è, è il caso di dirlo, diversamente abile.

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Realtà che Left aveva raccontato facendo parlare i ragazzi dell’Altro Spazio, locale gestito da disabili e alla portata di… tutti. Proprio al fine di rompere l’idea che il mondo sia diviso fra chi vi può avere accesso e chi no.

Le cinque puntate, prodotte da Filandolarete insieme all’agenzia giornalistica Agenda, con il sostegno della Film Commission della Regione Emilia-Romagna, ospitano storie vere unite a testimonial d’eccezione, come, fra gli altri, Alessandro Bergonzoni, Maurizio Landini, l’allenatore Roberto Donadoni o la campionessa paraolimpica Martina Caironi.

Un giro al seguito della sferzante Sofia, che fra ritmo e messaggio sociale, ci accompagna la dove le barriere diventano possibilità, e i limiti, creatività.

Premessa indispensabile di tutta la web serie è che per combattere discriminazioni, ignoranza, razzismo ed emarginazione, è importante lavorare su una nuova impostazione culturale, che veda nella diversità, e dunque nelle persone con disabilità una ricchezza; come un’opportunità da cui far nascere nuove soluzioni e risposte.

Nuovi mondi da esplorare, per l’appunto.

Per questo tutta la serie sarà intrecciata al tema di una nuova cultura della disabilità e racconterà come – grazie alle tecnologie, all’integrazione scolastica e lavorativa, all’eliminazione delle barriere architettoniche, all’accessibilità del tempo libero e dell’arte, a un welfare inclusivo – sia possibile rendere semplice e ricca la vita di una persona disabile, senza che questa debba per forza essere un eroe o una persona speciale.

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Scooter pieghevole ATTO: il compagno ideale a portata di mano!

Un ausilio come lo scooter elettrico ha subito nel tempo molteplici migliorie, rendendolo nel tempo uno degli strumenti più funzionali ed utili per tutte le persone anziane o affette da handicap e disabilità.

Stabilità, comfort, sicurezza ed autonomia sono diventati senza dubbio i principali fattori per identificare la qualità tecnica di uno scooter elettrico: un importante mezzo di spostamento per viaggi di media o lunga distanza.

Eppure una mezzo così necessario al mondo dei disabili ha sempre peccato in termini di peso ed ingombro, che ne hanno in sostanza limitato l’uso, rendendolo esclusivo di persone dotate di accompagno.

Un ostacolo finalmente superato dall’evoluzione tecnologica, che ha permesso di ridurre drasticamente le dimensioni ed il peso dello scooter… Tanto da poterlo trasformare in un comodo e leggero bagaglio a mano!

Questo (e molto di più) è lo scooter pieghevole ATTO distribuito da LIFE Benessere del Riposo, la vera rivoluzione della mobilità per portatori di handicap.

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Uno scooter elettrico grande come un Trolley

Moving Life, leader assoluta del settore scooter per disabili, seguendo il motto Freedom is here (‘la libertà è qui’) ha creato quello che è stato definito il più piccolo e pratico scooter mai prodotto al Mondo!

Si chiama ATTO, un pratico e moderno scooter pieghevole che fa della estrema praticità il suo punto di forza: è infatti richiudibile (in pochi secondi e senza sforzo) come fosse una elegante trolley da viaggio.

attoAttenzione, una scelta di massima portabilità che tuttavia non cede a compromessi in termini di sicurezza e stabilità: lo scooter ATTO è stato costruito progettando più di 200 parti dal design unico ed implementando le migliori tecnologie disponibili.

E’ uno scooter unico nel suo genere perché ciascuna delle 200 parti che lo compongono, visibili o nascoste che sia, è stata progettata specificatamente per questo prodotto, poiché non esisteva nulla di simile sul mercato.

Un obiettivo che è stato possibile raggiungere solo grazie all’adozione di standard elevati da parte della Moving Life.

 

Le principali caratteristiche di ATTO

Lo scooter pieghevole atto presenta una serie di specifiche tecniche che lo rendono senza alcun dubbio un prodotto di punta in termini di qualità:

  • Massima portabilità, con un peso di circa 30 kg e una dimensione ridottissima che ne permette, ad esempio, il trasporto in aereo come bagaglio a mano
  • Design elegante e moderno
  • Seduta regolabile a 3 altezze per la massima comodità e sicurezza
  • Ampio spazio per trasporto borsa o valigia
  • Carica completa batteria in sole 4 ore per la massima autonomia

 

LIFE è orgogliosa di proporvi un prodotto di elevata qualità come lo scooter pieghevole ATTO: una vera rivoluzione nel mondo della disabilità ad un prezzo davvero competitivo e vantaggioso. Scoprilo sul nostro shop!

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APE – Anticipo pensione: cosa cambia per disabili e familiari

E’ stato da pochissimo siglato l’accordo tra Governo e sindacati per la riforma delle pensioni. Ci occupiamo qui delle misure riguardanti la nuova pensione anticipata, il cosiddetto APE, ovvero l’introduzione di forme di anticipo pensionistico.

Va sottolineato che il confronto fra Governo e sindacati per la definizioni dei criteri è ancora in corsa – e lo sarà per il prossimo periodo, ma si può già tracciare un quadro generale dell’APE.

In sostanza, si tratterà della possibilità, per alcune categorie di lavoratori, di accedere in modo anticipato alla pensione, a partire dai 63 anni di età, usufruendo così di uno scivolo di uscita dal lavoro prima dei 67 anni, quelli attualmente necessari al pensionamento di vecchiaia.

Vediamo chi può aderire e quali sono le condizioni.

 

Cosa é l’APE e chi puó richiederla

Lo scivolo introdotto dall’Ape  permetterà (a partire dal prossimo anno) di anticipare da uno a tre anni  e sette mesi l’uscita dal lavoro per coloro che, lavoratori dipendenti, autonomi o parasubordinati, abbiano compiuto 63 anni e abbiano maturato una pensione “non inferiore a un certo limite” (non ancora stabilito).

L’Ape può essere di tre tipi:
–    Volontaria: richiesta volontariamente dal lavoratore
–    Social: per lavoratori in situazione di bisogno (per motivi di salute o altro)
–    Aziendale: per motivi legati a crisi aziendale o di turnover dei dipendenti

 

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Come funziona l’APE

Per andare anticipatamente in pensione, è chiaro che qualcuno dovrà coprire i costi degli anni in cui il lavoratore riceverà la quota anticipata. Le quote saranno coperte attraverso una sorta di prestiti previdenziali da parte di banche e assicurazioni erogati attraverso l’Inps.

A coprire quelle quote sarà o il lavoratore stesso, integrando il costo della sua uscita anticipata con una rata mensile  che verrà sottratta alla pensione per i seguenti 20 anni, a partire dal raggiungimento del requisito di vecchiaia, o lo Stato, nei casi in cui il lavoratore appartenga a categorie definite svantaggiate.

 

Anticipo a costo zero

Stando alle informazioni contenute nel documento, verranno pertanto individuate alcune categorie di lavoratori per le quali lo Stato coprirà la spesa di uscita anticipata: si tratta del cosiddetto Ape Social.

Sulle categorie e sul limite di reddito minimo le parti stanno ancora discutendo, per ora sembra che l’Ape Social dovrebbe applicarsi solo a chi ha un assegno sotto i 1.500 euro lordi mensili (1.200 netti) –  ma su questa cifra i sindacati vorrebbero arrivare a 1.650 euro lordi.

Oltre al requisito del reddito, chi sono le categorie ritenute svantaggiate? I requisiti che saranno tenuti in conto per rientrare nell’Ape social dovrebbero essere:
a) disoccupati di lungo corso senza ammortizzatori sociali
b) con gravosità del lavoro (pesante o rischioso) per la quale la permanenza al lavoro in età più elevata aumenta il rischio di infortunio o di malattia professionale
c) con particolari condizioni di salute,
d) i carichi di lavoro di cura legato alla presenza di parenti di primo grado conviventi con  disabilità grave

Il verbale, a questo proposito, specifica che Le categorie di cui alla lettera (b) e alla lettera (c), nonché l’ammontare prefissato del reddito ponte  agevolato saranno individuate dopo un confronto tra governo e Organizzazioni Sindacali.

 

Lavori usuranti

L’anticipo del pensionamento dai 12 ai 18 mesi sarà possibile anche a coloro che si siano dedicati ad attività usuranti nella misura di:
a)    Una o più, per un periodo di almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di lavoro
b)    almeno la metà dell’intera vita lavorativa

 

I costi dello scivolo

Per tutte le altre categorie che non rientrano tra i soggetti definiti “svantaggiati” lo scivolo avrà invece costi anche considerevoli: per il costo andrà dal 6% dell’assegno – interessi compresi – fino al 20% della pensione per coloro che volontariamente decidono di uscire sfruttando il massimo di anticipo (43 mesi), ma non rientrano in fasce protette.

 

Come richiedere l’APE

Quella dell’Ape dovrebbe essere una sperimentazione che durerà due anni (2017 e 2018).

Sarà da richiedere all’INPS, che si occuperà di produrre un prospetto di calcolo per ciascun lavoratore, che potrà così decidere se aderire all’anticipo pensionistico.

Per sostenere i costi della riforma delle pensioni, di cui l’Ape fa parte, il Governo metterà in campo sei miliardi di euro in tre anni.

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10 cose che avete sempre voluto sapere sui disabili (e non avete mai osato chiedere)

Dai, ammettetelo: avete un sacco di domande sull’universo delle persone disabili ma non avete mai trovato delle risposte, o perché avete chiesto a persone anch’esse con molti dubbi o perché avete finito per dimenticare di informarvi sulla questione.

Il motivo non è importante. In questo post LIFE risponderà ad alcune delle domande più frequenti delle persone non disabili inerenti quelle disabili.

 

1. Qual è il termine corretto per riferirsi a un disabile?

È forse il dubbio più comune, e la questione su cui si commettono più errori. In alcuni casi, la gente cerca di essere “politicamente corretta” e finisce per usare eufemismi che non fanno altro che peggiorare la situazione.

Il termine corretto e accettato a livello internazionale è “persona disabile”. Qualsiasi altra definizione è imprecisa. La definizione “persona disabile” è in vigore dal 2006, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Eliminate quindi dal vostro vocabolario definizioni come “portatore di handicap”, “handicappato” e “portatore di necessità speciali”.’

 

2. Cosa devo dire quando mi presentano una persona disabile?

Potreste cominciare dicendo “Salve!” e comunicando il vostro nome. Va bene eliminare frasi come “Piacere di conoscerla”.

Ricordatevi che vi trovate di fronte a una persona in carne e ossa, con sogni, visioni del mondo, paure, aspettative, capacità… Come voi. E allora trattatela normalmente, come fate con tutti.

Facile, no?

 

3. Perché le persone hanno delle disabilità?

Contrariamente a quello che possono pensare molte persone, le grandi cause di disabilità non hanno nulla a che vedere con la genetica e non sono ereditarie. In altre parole, poche disabilità sono congenite.

Nella maggior parte dei casi vengono acquisite nella vita. Infezioni provocate dalla mancanza di cure sanitarie di base, mancanza di assistenza prenatale, errori medici al momento del parto e soprattutto incidenti automobistici e con armi da fuoco sono alcune delle cause delle disabilità. Nessuno è esente. Tutti siamo vulnerabili.

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4. Tutte le persone che hanno la stessa disabilità si conoscono?

No, l’universo composto dalle persone disabili non è piccolo come si pensa. Nel mondo, il 10% della popolazione ha almeno una disabilità, lieve o grave.

In Brasile la percentuale arriva al 25%! È molto difficile che la maggior parte delle persone disabili si conosca e sia amica nelle reti sociali, anche se c’è un forte senso di “gruppo”, di “comunità” tra molte di loro.

E allora non partite dal presupposto che la persona disabile che avete appena conosciuto sia amica di Tizio o Caia.

 

5. Come usano Internet le persone cieche?

Le persone cieche usano Internet, e molto! Chi non lo usa al giorno d’oggi?

Grazie a software vocali che leggono tutto ciò che è sullo schermo, le persone cieche o ipovedenti possono navigare sui siti che preferiscono, ovviamente a patto che questi siano leggibili da questi software.

Quando ciò accade, diciamo che il sito è accessibile. Questi lettori di schermi possono essere installati in qualsiasi dispositivo fornito di multimedialità. Nel caso dell’uso dei computer, i software più comuni sono JAWS, NVDA, Virtual Vision e DOSVOX.

Nel caso dei dispositivi mobili, i più noti sono Talkback (piattaforma Android) e VoiceOver (piattaforma iOS), che sono già installati su smartphone e tablet.

 

6. Ogni sordo è muto?

No, non sempre. La persona sorda nella maggior parte dei casi presenta organi fonoarticolatori integri e ha tutto il potenziale per sviluppare il linguaggio.

Non è che perché sia sordo diventa automaticamente muto. I veri muti sono estremamente rari, e la loro condizione deriva da lesioni cerebrali.

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7. Disabilità intellettiva e malattia mentale sono la stessa cosa?

No! Sono cose del tutto diverse. La disabilità intellettiva (e non “mentale”, come dicono alcuni) può essere conseguenza di una malattia, ma non è una malattia in sé; è una “condizione”, una limitazione determinata.

Oltre alle malattie, la possono provocare incidenti, condizioni socio-economiche sfavorevoli che portano alla privazione di stimoli, denutrizione, fattori organici, ereditari e genetici.

Vale la pena sottolineare che non trattandosi di una malattia non può essere contratta mediante contagio, ovvero nessuno può “prendersi” niente convivendo con persone con disabilità intellettive.

In realtà, ci si possono “prendere” solo affetto e amicizia!

 

8. Ogni persona con disabilità uditiva è sorda?

Non necessariamente. Un sordo è una persona con una disabilità a livello uditivo. In questo caso, non riesce a sentire niente. Ma non tutte le persone con disabilità uditive sono sorde.

Ci sono altri livelli di disabilità uditiva, che può essere lieve o moderata. In questo caso ci sono persone che comunicano attraverso il linguaggio orale senza grandi problemi, soprattutto se la perdita dell’udito è stata sviluppata in età adulta.

 

9. Le persone con disabilità intellettive sono più affettuose?

Le persone con disabilità uditive sono, in generale, ben disposte e affettuose e amano comunicare, ma non è una questione di “più” o “meno”.

La gentilezza di una persona ha molto a che vedere con la sua personalità, la sua educazione e i suoi valori, come nel caso di chiunque altro. Il fatto di avere o meno una disabilità non è determinante.

 

10. Una persona sulla sedia a rotelle può fare sesso?

A volte anche molto. La sessualità è qualcosa di molto più ampio del sesso, e di conseguenza il sesso è molto più dell’incontro di genitali.

Nonostante la scarsa o nulla sensibilità dalla vita in giù, le persone provano piacere attraverso il tatto in altre zone erogene del corpo, o stimoli olfattivi e visivi. Tutto questo aiuta l’irrorazione sanguigna, l’aumento del battito caridaco e il resto che immaginate.

Le persone con disabilità motorie, uomini o donne, possono quindi avere una vita sessuale attiva, sposarsi e nella maggior parte dei casi anche avere figli.

 

Che ne pensate del nostro breve decalogo? Abbiamo sfatato qualche luogo comune, oppure avete suggerimenti o consigli su altre voci da aggiungere alla lista?

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Wildcard, la realtà virtuale aiuta la disabilità

La realtà virtuale negli ultimi anni ha iniziato ad “invadere” ogni aspetto della vita quotidiana.

Utilizzata principalmente a scopo ludico, questa nuova tecnologia ci permette di vivere un’esperienza sensoriale del tutto nuova, incentrata su una visione a 360°.

È su questi presupposti che si ispira il progetto di WildCard che vuole migliorare la vita e l’apprendimento di bambini che hanno disabilità intellettive.

Utilizzando una realtà virtuale immersiva indossabile, si va a stimolare la curiosità, l’attenzione e la concentrazione di questi bambini. Tutto questo viene svolto grazie all’utilizzo della Google Cardboard.

Infatti Wildcard combina insieme un visore per realtà virtuale, una applicazione per smartphone, uno schermo digitale e una applicazione web.

 

Come funziona WildCard?

i3lablogo-768x263Tutti i supporti utilizzati, integrati tra di loro, permettono un monitoraggio completo dell’apprendimento da parte dei bambini con gravi disabilità di apprendimento.

È infatti grazie alle lenti che i contenuti interattivi presentati all’interno dello smartphone vengono percepiti in 3D e che quindi possono essere esplorati direzionando e fissando lo sguardo.

Lo schermo esterno permette, invece, ai terapisti di monitorare ciò che fissano i bimbi, mentre l’applicazione web raccoglie i dati dell’interazione del bambino disabile, permettendo così ai terapisti di visualizzare i livelli di attenzione. Il sistema, oltre a ciò, offre la possibilità di modificare i parametri della storia così da poterla adattare alle esigenze di ogni soggetto.

Wildcard è un progetto nato dal gruppo I3Lab – Innovative Interactive Interfaces presso il Laboratorio Hoc del dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria del Politecnico di Milano con l’ausilio de L’abilità Onlus di Milano.

I3Lab e L’abilità Onlus hanno studiato questo sistema di apprendimento, partendo dall’applicazione del principio di stereoscopia e lenti utilizzato dalla Google CardBoard.

Attraverso la proiezione di un’immagina a 360°, si crea un effetto immersivo, incentrato anche sul cambio di visuale (all’interno dello spazio 3D) dovuto al movimento della testa.

 

La sperimentazione del progetto WildCard

La sperimentazione del progetto WildCard è durata tre mesi, ( febbraio – aprile 2016), presso il centro L’Abilità Onlus di Milano ed è arrivata a coinvolgere 11 bambini tra i 6 e 10 anni per una durata di circa 10 sessioni.

Tutti i pazienti erano bambini con diverse disabilità intellettive, tra cui l’autismo e sindrome di down. Altri invece erano giovanissimi con disturbi specifici di apprendimento.