disabilità a scuola

Disabilità a scuola: come viene vista?

Molto spesso il concetto di disabilità è spesso confuso con una condizione limitante, che rende il soggetto disabile una persona incapace di condurre una vita “normale”. Quest’idea nella maggior parte dei casi è frutto della mente di un adulto, mentre nei ragazzi viene vista diversamente. Fortunatamente grazie all’educazione, all’ingenuità che hanno i bambini e al lavoro amorevole e professionale che svolgono maestre e professori, i ragazzi disabili s’integrano nella maggior parte dei casi molto bene in classe, diventando tutt’uno con i compagni.

Disabilità nella scuola: un po’ di dati

Secondo uno studio condotto dall’ISTAT che segue l’integrazione dei bambini disabili nella scuola è emerso che:

  • Sono più di 155.000 gli alunni disabili nella scuola primaria e secondaria
  • Ogni due alunni disabili c’è un’insegnante di sostegno, per un totale di 82mila docenti
  • Gli alunni disabili trascorrono mediamente ben 24,9 ore settimanali nella scuola primaria e 22,5 ore nella scuola secondaria

Questi numeri sono molto importanti, fanno capire che l’inclusione scolastica non è un processo che va preso sotto gamba, ma che dovrebbe essere svolto in classe insieme ai compagni, affinché si faccia dell’attività didattica, comprese gite e uscire brevi, un processo non fine a se stesso.

Come l’educazione incide sull’accettazione e la visone della disabilità

inclusione alunni disabili

Affinché i ragazzi o i bambini vedano un compagno disabile come un “semplice” compagno con bisogni speciali e non come un soggetto da schivare, gioca un ruolo essenziale l’educazione che i genitori propongono ai figli. Grazie ad internet, all’informazione e ai tanti modi che ci sono per informarsi, la disabilità a scuola non è più vista come un fattore negativo, anzi i compagni di classe cercano sempre di includere il compagno disabile in tutte le attività quando possibile.

Secondo alcuni studi è stato evidenziato che restare in aula durante la lezione con l’insegnante di sostegno fa sentire il ragazzo disabile accolto, tutt’uno con la classe, accettato e non “cacciato” perché diverso. Affinché la disabilità sia vista in modo positivo, è importante che gli educatori, gli insegnati e i genitori in primis, includano il figlio o l’alunno disabile nelle attività quotidiane che svolgono tutti. Imporre delle limitazioni può peggiorare la situazione e far sentire il ragazzo o il bambino con dei bisogni educativi speciali diverso, condizione che si ripercuote sul modo in cui i compagni lo trattano.

Insegnare ai propri figli che la disabilità non è una malattia, che anche i soggetti disabili possono studiare, imparare, crescere e seguire quel lungo percorso che s’intraprende con la scuola è un modo per garantire alla società delle persone di mentalità aperta, capaci di capire chi ha bisogno, che a loro volta insegneranno ai propri figli cosa vuol dire accettare chi è diverso da noi.

Chi è disabile? Chiariamo il concetto

A scuola “un alunno vive una disabilità quando la sua condizione di salute nel suo ambiente di vita limita la possibilità di agire e partecipare”. Ciò vuol dire che un bambino con difficoltà uditive, non è disabile di suo, ma ha una disabilità nel momento in cui a scuola non vi è la possibilità di accedere alla lettura labiale da parte degli insegnati e dei compagni. Oppure un ragazzo non vedente ha una disabilità quando non ha a disposizione libri tattili per studiare. Anche nei casi meno gravi, come per gli alunni DSA (disturbi specifici di apprendimento) sorge la disabilità quando non gli viene messa a disposizione la strumentazione compensativa che gli permette di eliminare il problema.

educazione degli alunni

Questo concetto ci permette di capire che molti ragazzi, nel momento del bisogno, subiscono una disabilità, ed è nostro dovere fare in modo di eliminare l’ostacolo. Spiegando ad un ragazzo il concetto di disabilità in parole povere, con esempi pratici gli consentirai di immedesimarsi, provare cosa vuol dire vivere delle limitazioni e di conseguenza accettare e aiutare chi purtroppo è meno fortunato di lui.

Tale visione abitua a pensare alla disabilità come ad una condizione che può capitare a tutti in un qualsiasi momento della vita. È una visione che stimola la classe, composta da una varietà di differenti individui, a rafforzare l’unione tra i compagni, a tener conto delle caratteristiche di ogni singolo alunno, a valorizzarle anche nelle debolezze che rendono ogni ragazzo o bambino unico nel suo genere.

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