Author Archives: Valeria Iavarone

pets e bambini

Pets e bambini: come gli animali migliorano la vita dei bambini disabili

Secondo recentissimi studi, permettere ad un bambino di crescere insieme ad un animale consente di contribuire attivamente e in modo positivo alla salute e al comportamento. La convivenza tra i piccoli umani e gli animali domestici migliora sotto diversi aspetti la vita, includendo la sfera emotiva e la formazione della personalità. Gli aspetti positivi non riguardano solo la convivenza tra pets e bambini, ma anche tra pets e bambini disabili, tant’è vero che una delle terapie più apprezzate e funzionali è proprio la pets therapy, sempre più frequente negli ospedali o in strutture pediatriche.

Quali sono gli animali più indicati?

Il cane è per eccellenza il miglior amico dell’uomo. È perfetto per la convivenza con i bambini grazie alla sua lunghissima storia di addomesticazione, che gli consente di comunicare con l’uomo facilmente. Anche i gatti possono essere degli ottimi pets da compagnia, così come animali più piccoli che un po’ tutti almeno una volta nella vita abbiamo adottato quali tartarughe, criceti, porcellino d’india o conigli.

È importante però prima di scegliere il compagno per il vostro bambino interpellare il veterinario, o il responsabile delle adozioni se vi recate al canile, per capire quale sia il soggetto che meglio si può adottare al contesto familiare.

animali e bambini disabili

I vantaggi psicologici della pets therapy

La pets therapy, intesa come terapia specifica, apporta numerosi vantaggi a tutti quei soggetti che hanno problemi di comunicazione, relazione e socializzazione. Ad esempio quest’approccio si è rivelato particolarmente efficace per i bambini autistici o per tutti quei soggetti che hanno disturbi persuasivi dello sviluppo e disturbi del comportamento.

Anche chi è affetto da malattie croniche può beneficiare di tale terapia. Vivere con un animale ha un effetto calmante. Il corpo del bambino infatti in presenza del cucciolo produrrà endorfine, traducendosi in buon umore e miglioramento dello stato di salute. Da studi recentissimi si è visto come la convivenza animale/bambino permetta di recuperare più velocemente le forze in seguito ad un trauma o una malattia. Inoltre la convivenza diminuisce il senso d’isolamento e tristezza che un bambino prova quando per cause di forza maggiore viene allontanato dagli amici e costretto a casa o a letto. Gli effetti in generale vertono sulla:

  • Area della socializzazione: agendo contro depressione, autismo e disturbi dello sviluppo
  • Area cognitiva: disturbi psichiatrici e neurologici
  • Area motoria: soggetti affetti da problemi neuromotori
  • Area emotiva: disturbi dell’apprendimento e difficoltà di adattamento

pets therapy

Come funziona la pets therapy

Spesso le mamme si chiedono come funzioni in pratica la terapia con gli animali. Nulla di più semplice. Si tratta di un animale domestico come cane o gatto oppure un cavallo o un delfino, che entrerà a contatto con il bambino grazie a degli operatori specializzati in questa tipologia di approccio. Sempre più strutture sanitarie permettono l’ingresso in ospedale degli animali destinati ai bambini che affrontano una lunga degenza che affrontano terapie salvavita. L’animale in questione, nella maggior parte dei casi un cane addestrato, sa come trattare con i bambini, quanto essere delicato e come giocare con loro.

L’ippoterapia invece è destinata ai bambini con disturbi neuromotori, motori, sensoriali e relazionali. Sempre di più sono i centri che sfruttano i cavalli come metodo rieducativo. Nelle sedute vengono impegnati tutti i sensi, tanto da aumentare l’autostima nel bambino e migliorare eventuali difficoltà di linguaggio.

scegliere la carrozzella

Come scegliere la carrozzina più adatta ai soggetti disabili e anziani

Quando si è al primo acquisto di una carrozzina, che sia destinata ad un anziano o ad un disabile, c’è sempre un grosso dubbio sulla scelta del modello più adatto. Il mercato offre tantissime tipologie di sedie a rotelle, ce né per tutte le necessità. Prima di lanciarsi nell’acquisto, sicuramente importante, bisogna considerare diversi fattori quali tipologia, circostanze di utilizzo, misure, accessori e costi.

Tipologie di carrozzine

Sette sono le principali tipologie di carrozzine presenti sul mercato tra cui si può scegliere:

  • Carrozzine leggere: hanno un telaio composto da materiali leggeri ma resistenti come l’alluminio e il titanio. Il peso può variare dagli 8 ai 16 kg.
  • Carrozzine super leggere: hanno un peso minore agli 8 kg. Sono composte da leghe super leggere ma estremamente resistenti, il che comporta un prezzo elevato.
  • Carrozzine elettriche: sono il modello ideale per i soggetti che non riescono a spingersi da soli poiché debilitati da gravi disabilità agli arti superiori o dovuta a gravi malattie. Ne esistono di diverse dimensioni. Il costo è abbastanza elevato considerando i componenti essenziali che consentono il movimento.
  • Carrozzine pieghevoli: si contraddistinguono per il telaio pieghevole, ideali per chi ha la necessità di trasportarle. L’aspetto negativo è la maggior usura nel tempo.
  • Carrozzine sportive: sono studiate e progettate per poter fare sport.
  • Carrozzine da mare: difficilmente si acquista, nella maggior parte dei casi sono disponibili presso i lidi balneari. Sono studiate per spostarsi sulla sabbia.
  • Carrozzine da bagno: hanno un telaio impermeabile resistente all’acqua. Si utilizzano per consentire ai soggetti non autonomi di poter fare il bagno o la doccia

scegliere la sedia a rotelle

Le misure adatte

Prima di acquistare la sedia a rotelle è bene considerare la misura della seduta, così da scegliere il modello più comodo. Chi utilizza questo strumento passerà tantissime ore nella stessa posizione, ciò vuol dire che la seduta deve essere più comoda possibile. Una seduta troppo piccola oltre a rendere scomoda la sedia renderebbe inutilizzabile l’ausilio. Anche una seduta troppo grande non sarebbe confortevole. I modelli destinati all’uso da parte degli adulti va dai 38 ai 50 cm di larghezza. Per scegliere la carrozzina più adatta va misurata la lunghezza dei fianchi del paziente da seduto. In alternativa basta comunicare al venditore il peso e l’altezza del soggetto. La maggior parte dei modelli supporta fino a 110/120 kg. In caso di soggetti più pesanti bisogna orientarsi verso i modelli bariatrici che supportano fino ai 200 kg per una lunghezza della seduta di 60 cm.

Gli accessori

La sedia a rotelle può essere accompagnata da una serie di accessori che rendono l’utilizzo più confortevole, talvolta necessari per vivere la quotidianità con semplicità.

Chi ad esempio per chi è costretto alla carrozzina a causa di una gamba ingessata, è fondamentale munire la sedia di una pedana alza gambe, così da poter consentire al soggetto di distendere la gamba. Oppure se si dovrà utilizzare la sedia per molto tempo, in particolare dai soggetti completamente immobili, è fondamentale dotare la carrozzina di un cuscino antidecubito, la soluzione ideale per evitare la formazione di piaghe.

Altro accessorio particolarmente richiesto sono i braccioli elevabili, che consentono al paziente di essere spostato scivolando lentamente senza doversi alzare del tutto.

come scegliere la sedia a rotelle

Circostanze di utilizzo

Prima di optare per un modello o per un altro è bene valutare le circostanze di utilizzo. Se il soggetto non riesce a spingersi da solo, acquistare un modello con autospinta è una scelta errata. Questo modello è più indicato per i giovani o gli adulti che non hanno disabilità agli arti superiori e che hanno libertà nel movimento, rendendo così la persona anche autosufficiente. Non è indicata per i soggetti anziani.

Nel caso in cui il soggetto ha bisogno di un ausilio per spostarsi in casa tra spazi stretti,  può optare per una sedia a rotella da transito, modello dotato di ruote più piccole e una larghezza inferiore agli 8-10 cm rispetto al modello classico. Questa carrozzina è però limitata al solo utilizzo da parte di una seconda persona per muoversi.

 

 

 

innamorarsi alla terza età consigli

Innamorarsi alla terza età: come difendersi dalle truffe

Secondo delle recenti ricerche innamorarsi alla terza età fa bene e permette di combattere depressione da solitudine.  Una delle maggiori paure dell’invecchiare è la solitudine, quel mostro implacabile che si presenta quando i figli hanno una famiglia tutta loro e non si ha più un compagno o una compagnia con cui vivere la quotidianità. Mentre in passato si viveva in casa tutti insieme, grazie alla possibilità di acquistare una casa per ogni famiglia e visti gli impegni e lo stress del lavoro, di solito i figli vanno via di casa e lasciano soli l’anziano o l’anziana rimasto/a vedova. È bene far presente che con il passare degli anni la voglia di stare bene con un’altra persone non si assopisce, anzi spesso si fa sentire in modo importante. L’empatia verso un altro individuo, il condividere le piccole e semplici cose ed il confidarsi aiuta a mantenersi lucidi e vitali alla terza età.

Innamorarsi alla terza età: quali differenze?

Sfatiamo un mito, innamorarsi a 20 anni o a 60 anni non cambia ciò che si prova. La differenza sta solo nel modo in cui si vive un rapporto. Chi ha vissuto a lungo ha avuto diverse relazioni e provato svariati tipi di amore ed è quindi più consapevole di come vivere bene un rapporto, di cosa si vuole dalla relazione e cosa è importante e cosa no. L’amore dagli anziani viene vissuto allo stesso modo di un ragazzo di 30 anni, ma essere consapevoli di se stessi aiuta ad affrontare le relazioni in modo diverso. Vivere una nuova relazione nella terza età vuol dire godersi il momento, non fare progetti a lungo termine, per questo sempre più coppie di anziani novelli fidanzati vivo in case diverse con le proprie abitudini, ma si frequentano come fanno le giovani coppie.

Sondaggio sull’amore alla terza età

Da un sondaggio effettuato sulla popolazione italiana, durante la vecchiata ben l’83% delle persone ha la possibilità di innamorarsi e cominciare una nuova relazione. Nella maggior parte dei casi i soggetti intervistati affermano che una relazione in età avanzata migliora la vita, invogli a mantenersi attivi e a dedicarsi alle passioni comuni. Avere un partner vuol dire anche maggiore cura di se stesso e un incremento dell’autostima in quel periodo della vita in cui ci si sente inutili. Gli intervistati hanno anche evidenziato un aspetto negativo. Infatti superati i 65 anni ci si preoccupa di gravare in caso di malattia sull’altra persona. In particolare, ciò di cui si preoccupano maggiormente figli e parenti è la possibilità che l’anziano o l’anziana vengano avvicinati da un soggetto più giovane che li fa invaghire per poi truffarli.

I matrimoni di convenienza

innamorarsi quando si è vecchi

Sempre più diffusi sono i matrimoni di convenienza. L’Istat ha stimato che in Italia 30mila tra uomini con età compresa tra i 65 e gli 85 anni, single, vedovi o divorziati intraprendono un matrimonio con giovanissime badanti straniere. Il fenomeno dei matrimoni di convenienza si sta radicando sempre di più nella nostra società, in particolare nel centro e nel nord italia. Ragazze dell’Est Europa, di origine russe, ucraine, romene, albanesi, ma anche brasiliane e venezuelano dopo pochi anni o addirittura pochi mesi riescono a convincere l’anziano a sposarle, facendolo innamorare di loro.  Raggiunto lo scopo e aver quindi ottenuto la cittadinanza italiana richiedono la separazione, così da conseguire in automatico la casa coniugale, un bell’assegno di mantenimento e in caso di figli anche l’affidamento. In questo modo l’anziano si ritrova senza casa e senza soldi.  Si contano ogni anno circa cinquemila soggetti che cadono in questa trappola.

Come difendersi e difendere i propri cari dai matrimoni di convenienza?

La prima cosa da fare è diffidare da giovani con sessant’anni in meno che cercano l’amore in un uomo della terza età. Sono veramente pochi i casi in cui una ragazza di 20 o 30 anni s’innamori realmente di un uomo molto più maturo di lei.  Quando si assume una badante è bene chiedere l’età, se è sposata e dove vive. Preferite donne con referenze e non chi non ha mai avuto esperienze.  Affinché gli anziani possano trovare una campagna degna e della giusta età, è bene accompagnarli settimanalmente in un centro di ritrovo pomeridiano o serale. In questi luoghi si possono fare tantissime conoscenze, fare tante amicizie che possono sfociare in una relazione. Anche per le donne anziane valgono le stesse attenzioni. Anche se si contano meno casi di donne truffate da giovani stranieri per ottenere la cittadinanza italiana. In generale è sempre bene controllare e accertarsi della persona che si assume per l’assistenza domiciliare.

Bando Home Care Premium

Bando Home Care Premium: bonus INPS per assistenza disabili

Per quest’anno arriva una ventata di aria fresca per tutti quei disabili che richiedono assistenza.  Secondo il nuovo bonus dell’INPS saranno disponibili per i soggetti che lo richiedono una cifra pari a 1050 euro per assistere un familiare o un parente invalido o non autosufficiente. Scopriamo tutti i dettagli!

Cos’è il Bando Home Care Premium?

Il nuovo bando finanziato dall’INPS volta all’assistenza domiciliare per i dipendenti o pensionati pubblici non autosufficienti  o che assistono un familiare disabile. Il progetto Home Care Premium è pensato per aiutare le persone purtroppo non autosufficienti, senza distinzione tra maggiorenni o minorenni che necessitano di assistenza. L’idea è di poter sostenere o meglio rimborsare le spese necessarie per assumere un’assistenza familiare o per coprire le spese di altri servizi.  Chi vive quotidianamente con persone affette da problemi di salute sa quanto sono costose le cure e tutto il mondo che gli gira attorno, dalla fisioterapia ad il supporto psicologico. Il numero di domande disponibili secondo il bando sono trentamila, ciò vuol dire che grazie a questo proteggo ben trentamila disabili potranno ottenere un aiuto economico. Il contributo può raggiungere la cifra di 1050 euro mensili e avere una durata massima di diciotto mesi.

Bando Home Care Premium: come funziona in pratica?

Partecipare è semplicissimo, basta scaricare il modulo per la richiesta online e presentare la domanda tramite modalità telematica all’INPS di competenza al fine di ottenere il riconoscimento del bonus. Il bonus è destinato ai dipendenti o pensionati della pubblica amministrazione non autosufficienti, ai coniugi o ai parenti entro il primo grado di parentela. La selezione avverrà basandosi sul grado di disabilità e sull’ISEE che dovrà essere presentato assieme alla domanda.

La massima erogazione economica sarà destinata ai soggetti con disabilità gravissima che hanno diritto all’indennità di accompagnamento, con un reddito socio sanitario pari a 8000 euro.

bonus invalidi inps

Il bonus oltre all’erogazione economica prevede per i soggetti fruitori anche dei servizi integrativi erogati dall’ALS, selezionati sempre in base al grado di disabilità e ISEE quali:

  • Supporto psicologico, fisioterapico e logopedistico
  • Servizi in struttura extra domiciliari
  • Trasferimento del disabile se necessario
  • Prestazione presso centri di aggregazione giovanile o riabilitativi

A chi spetta il bonus INPS?

Come accennato prima possono partecipare la bando Home Care Premium tutti i dipendenti o pensionati pubblici non più autosufficienti. Il soggetto può richiedere tale bonus per se stesso, ma anche per il coniuge convivente, un genitore o figlio (familiari di primo grado di parentela), il genitore superstite per il figlio minore orfano del titolare, per il suocero o la suocera, per i fratelli o sorelle e anche l’amministratore di sostegno del soggetto beneficiario per il beneficiario stesso.

Bando INPS per il sostegno ai disabili

La domanda per ottenere in bonus da parte dell’INPS si può inviare solo tramite modalità telematica, quindi se non siete pratici del sistema vi consigliamo di rivolgervi ad un conoscente esperto che vi possa aiutare nella compilazione. Quando si presenta la domanda bisogna già essere in possesso della DSU ovvero Dichiarazione Sostitutiva Unica fondamentale per determinare l’ISEE sociosanitario o l’ISEE minorenni per il minore. Per inoltrate la domanda tramite il portale dell’INPS bisogna essere registrati e possedere il PIN dispositivo. Questo codice si richiede direttamente online sulla piattaforma. Una parte della password viene spedita tramite posta mentre la restante parte tramite SMS o email. Per questo vi suggeriamo di muovervi per tempo così da poter affrontare eventuali problematiche in caso di ritardi nella spedizione di metà PIN.  Il bando completo si può scaricare dal portare INPS seguendo questi passaggi: Home→ Concorsi e gare→ Welfare, assistenza e mutualità→ Concorsi welfare, assistenza e mutualità→ Bandi nuovi.

richiedere insegnante di sostegno

Come richiedere l’insegnante di sostegno?

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, viene spontaneo ai genitori chiedersi come ottenere l’insegnate di sostegno. Secondo la legislazione italiana ogni alunno con disabilità ha diritto all’insegnante di sostegno nella scuola di ogni ordine, dalla materna alle superiori.  Il compito di questa figura è di supportare, insieme ai docenti delle singole materie, il ragazzo per poter raggiungere gli obiettivi prefissati.

Le tappe da seguire per richiedere l’insegnate di sostegno

La prima cosa da fare è formalizzare una richiesta al reparto di neuropsichiatria infantile presso l’ASL di riferimento.  È una richiesta che possono effettuare solo i genitori o chi ne esercita la responsabilità genitoriale. Di solito sono gli insegnati che informano i genitori di aver notato un comportamento diverso o comunque non in linea con quello dei ragazzi della sua età. In alcuni casi invece è proprio il pediatra a orientare i genitori a richiedere una visita specialistica.

La modalità di accesso alla visita non è uguale per tutte le ASL, ognuna fa richieste diverse. Due sono i modi per accedervi:

  • Con impegnativa del pediatra
  • Senza impegnativa del pediatra

Vi consigliamo quindi d’informarvi in anticipo direttamente presso l’ufficio competente.

Durante la visita il medico farà un esame completo al bambino/ragazzo e se riterrà opportuno potrà indicarvi come fare per chiedere l’accertamento di handicap. Questa parola non deve spaventarvi, con il termine “handicap” s’indica una persona affetta da minorazione fisica, psichica o sensoriale che provoca difficoltà nell’apprendimento e uno svantaggio sociale.

L’accertamento di handicap richiede tre fasi. È fondamentale accertarsi che sulla domanda sia spuntata la casella “insegnante di sostegno”.

insegnante di sostegno

Mentre si segue l’iter, il centro di neuropsichiatria infantile preparerà un documento conosciuto come “Profilo descrittivo di funzionamento – Diagnosi funzionale”. Consiste in una descrizione della situazione dal punto di vita qualitativo e quantitativo delle funzionalità compromesse del soggetto.

Ottenuta la certificazione bisogna recarsi in segreteria della scuola che il bambino/ragazzo frequenterà e consegnare il modulo. La Diagnosi Funzionale va anche consegnata alla visita dell’accertamento dell’handicap. Una volta ricevuto mezzo raccomandata a casa vostra il verbale di handicap, porterete anche questo documento a scuola.

E la scuola cosa fa?

Ottenute tutte le certificazioni necessarie, sarà il preside a decidere in che classe inserire l’alunno e quante ore necessiterà per il sostegno, ovviamente facendo riferimento a ciò che hanno indicato i medici sulle diverse certificazioni.

A questo punto sarà compito dell’insegnate di sostegno, supportato dal consiglio di classe, decidere se il ragazzo seguirà gli obiettivi minimi, ovvero quelli che conseguiranno tutti i ragazzi oppure degli obiettivi diversificati. La decisione sarà presente nel PEI, piano educativo individualizzato, che verrà fatto vedere e approvato alla famiglia. In questo documento saranno indicate anche le ore di sostegno richieste e previste dalla scuola.

Il monte ore massimo che si può ottenere per legge è di 25 alla materna, 22 alle elementari e 18 alle medie e superiori. Se il soggetto è affetto da autonomia ridotta, può essere affiancato anche dall’educatore, una figura come il terapeuta dell’ASL, il fisioterapista o in alcuni casi un educatore dei Servizi Sociali.

La legge prevede che il ragazzo possa usufruire dell’insegnate di sostegno fino al raggiungimento della maggiore età. Nel caso in cui il soggetto compie 18 anni ad esempio in quarto superiore, la legge prevede che l’insegnate lo segua fino alla conclusione del ciclo scolastico, ovvero fino all’esame statale di quinto superiore.

Come comportarsi se servono più ore?

Se le esigenze del ragazzo cambiassero durante il periodo d’inattività della scuola, ovvero in estate, è possibile presentare ad inizio anno documenti che certificano il peggioramento del soggetto. In tal modo il dirigente potrà richiedere personale aggiuntivo.

Qualora il cambiamento avvenisse durante l’anno, solitamente non si può far nulla, ma bisognerà attendere la fine dell’anno per migliorare la situazione.

ottenere trasporto scolastico disabili

Trasporto scolastico disabili: come ottenerlo?

Con l’avvicinarsi di un nuovo anno scolastico famiglie con bambini o adolescenti disabili si organizzano per andare incontro ad eventuali problematiche quotidiane, che potrebbero rallentare l’inizio delle lezioni per il proprio figlio. Uno dei quesiti più chiacchierati riguarda il trasporto scolastico.  Come funziona? È gratuito solo per la scuola dell’obbligo o anche per la frequentazione della scuola superiore? Scopriamolo insieme.

Trasporto scolastico per disabili: finalmente gratuito per tutti!

Il lungo iter legislativo ha finalmente portato alla situazione attuale che possiamo con gioia affermare: il trasporto scolastico è gratuito per tutti gli alunni che frequentano la scuola, compresa quella superiore. Per arrivare a questa decisione ci sono stati tanti ostacoli da superare. La prima volta che si è trattato quest’argomento è stato nel lontano 1971 con il D.L. del 30 gennaio, articolo 28. Il suddetto articolo infatti imponeva il trasporto gratuito per i disabili che frequentavano la scuola dell’obbligo o corsi di addestramento professionale statali.

Nel 1987 grazie alla sentenza numero 215 della Corta Costituzionale, che ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 28 terzo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118 – recante “Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili” fu assicurato il servizio anche alle scuole superiori.

A chi compete il trasporto scolastico per i disabili?

Il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, con precisione l’articolo 139 fa finalmente chiarezza e indica a chi rivolgersi per ottener il servizio. Le province devono occuparti del trasporto relativo alle scuole superiori, mentre il Comune per tutti i gradi inferiori, scuola dell’infanzia compresa.

Inoltre il Consiglio di Stato, con la decisione 2631 del 20 maggio 2008 afferma e conferma l’obbligo di offrire gratuitamente il servizio di trasporto con assistenza per i disabili anche per le scuole superiori o in caso d’impossibilità, garantire un trasporto pubblico efficiente e a misura del soggetto, garantendo tempi di percorrenza adeguati.

trasporto scolastico disabili

Come richiedere il trasporto scolastico per disabili?

La prima cosa da fare è capire se bisogna rivolgersi agli uffici comunali o provinciali. Come dicevamo prima:

  • Scuola dell’infanzia (asilo), scuola primaria (elementare) e scuola secondaria di primo grado (medie): uffici comunali
  • Scuola secondaria di secondo grado (superiori): uffici provinciali

L’ufficio provinciale o comunale preposto al trasporto degli alunni disabili prima di ogni anno scolastico rende disponibili online o in modalità cartacea presso la struttura un modello da compilare e consegnare entro la data di scadenza indicata.

Chi presenta la domanda per la prima volta dovrà allegare al modulo anche la certificazione dello stato d’invalidità rilasciato dall’Ausl.

Quando l’accompagnatore è indispensabile?

Spesso ci si chiede se il ragazzo o bambino disabile abbia bisogno di un accompagnatore sul mezzo di trasporto che lo conduce da scuola a casa. La prima differenza da fare sta tra conducente e accompagnatore. Il primo svolge la figura di autista. Si dovrà preoccupare che il mezzo abbia tutti i dispositivi necessari per consentire la discesa e la salita del disabile, che ci siano le cinture di sicurezza, i poggiatesta adeguati e così via.

La seconda figura invece si occupa di assistere un soggetto disabile che soffre di patologie gravi che vanno oltre al deficit dei soli arti inferiori. Fanno testo tutte quelle patologie che coinvolgono buona parte del corpo. Per richiedere la figura di accompagnatore bisogna sempre rivolgersi al comune o alla provincia di riferimento.

medicine e anziani

Anziano che rifiuta la terapia: come comportarsi?

Prendersi cura di un anziano non è facile. Che tu sia un familiare, amico o infermiere, assumere questo compito è spesso estenuante. Non tutti i soggetti soffrono di demenza senile, ma secondo le recenti statistiche una buona parte di persone superata la soglia degli 80 anni riscontrano problemi legati alla volontà di assumere farmaci.

Le due macro categorie di anziani e la loro predisposizione all’assunzione di farmaci

Generalizzando la situazione, gli anziani vengono divisi in due macro categorie: gli “ipocondriaci” e chi non vuole curarsi. Fanno parte del primo gruppo i soggetti più che attenti alla propria salute e all’assunzione di farmaci, tanto da richiedere più del dovuto assistenza medica, anche quando sono coscienti che si tratta di una situazione non pericolosa. Ad esempio è il caso di chi per un mal di testa o per un dolore alla gamba si diagnostica da solo malattie terminali o particolarmente preoccupanti, come un cancro.

Nel secondo gruppo invece abbiamo tutti questi soggetti anziani che rifiutano di curarsi anche quando sono coscienti di aver bisogno di aiuto, fingendo di non avere nulla. In questa categoria rientrano anche le persone coscienti che rifiutano di assumere farmaci, giustificandosi con “non servono a nulla fanno solo male”.

somministrare medicine agli anziani

Demenza senile e assistenza

Chi si prendere cura di amici o familiari affetti da demenza sa quanto sia difficile rapportarsi con loro e ancor di più cercare di somministrargli la terapia farmacologica quotidiana. Uno degli effetti di questa malattia che colpisce il cervello è il deterioramento dell’aria che interessa la capacità decisionale. Gli anziani in tal caso possono peggiorare al punto di non essere più razionali, autoinfliggendosi un danno. In tal caso è bene valutare la situazione è capire come comportarsi affinché seguano la terapia anche contro voglia.

Consigli utili per somministrare farmaci agli anziani non collaborativi

La prima cosa da fare quando un anziano si rifiuta di assumere farmaci salvavita, quelli più importanti, è chiedere al medico o al farmacista di fiducia se esistono formulazioni alterative in forma liquida o gel. Solitamente rispetto alle compresse i formulati liquidi sono più apprezzati e più facili da somministrate. Inoltre è anche più facile nasconderli nel cibo.

Quando l’anziano si rifiuta di prendere le medicine, prima d’infuriarti o insistere, analizza l’ambiente che lo circonda. Ci sono altre persone nella stanza? È un ambiente tranquillo o caotico? Sono due fattori importanti, nel primo caso il soggetto potrebbe avere vergogna o sentirsi umiliato nell’assumere le medicine, nel secondo caso invece i rumori potrebbero confonderlo.

Quindi la prima regola da seguire per somministrare agli anziani non collaborativi la terapia farmacologica è farlo in un luogo tranquillo quando siete solo voi due.

anziani e medicine

Una routine rigida anche influisce positivamente, in particolare nelle persone che soffrono di Alzheimer. Far prendere le pillole sempre alla stessa ora li aiuta a ricordare e ad essere sicuri di quello che gli viene dato. Ad esempio alcuni soggetti potrebbero accusarti di “avvelenarlo” somministrandogli medicine non sue. In tal caso è buona regola usare sempre la stessa scatola in cui metterai tutte le medicine da assumere giornalmente e indicare all’anziano quali prendere, così da poter fare tutta l’operazione da solo.

Altra importantissima regola da mettere in pratica è stare calmi, non solo lo deve essere l’ambiente, ma anche tu. Se comincerai ad arrabbiarti o a dimostrarti frustato la situazione peggiorerà inevitabilmente. Quindi se sei nervoso, respira, inspira, calmati e proponigli la medicina come se fosse una sua iniziativa.

Un altro trucchetto che puoi mettere in pratica è quello del “sistema amichevole”. Se anche tu assumi medicine prendile nello stesso orario dell’anziano usando l’approccio “uh devo prendere anche la mia compressa, la prendiamo insieme?”. Il soggetto ti risponderà al 99% di si.

La regola più importante quando ci si prendere cura di un anziano è imparare a conoscerlo. Solo con il tempo potrai capire quali sono i momenti migliori della giornata in cui è più collaborativo o lucido.

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Anziani e caldo: come proteggerli dalle alte temperature

L’estate è arrivata, le alte temperature si fanno sentire e cominciano i primi malori. Gli anziani sono tra i soggetti più sensibili, assieme ai bambini, alle giornate afose e al caldo torrido. Questo cambiamento drastico del clima porta le persone di una certa età a subire una situazione poco piacevole, in particolare in quei soggetti che hanno difficoltà a muoversi, soffrono di malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale o Parkinson.

Riconoscere i sintomi

Chi si occupa di un anziano, familiare o meno che sia, è importante che sappia riconoscere i sintomi e i problemi legati alle alte temperature. Il primo organo che soffre in queste situazioni è il cervello. Quando la temperatura aumenta, il soggetto mostra una confusione mentale e agitazione. Inoltre i soggetti anziani mostreranno sonnolenza, svogliatezza e un senso di fatica maggiore rispetto al solito.

Nei casi gravi invece si può verificare il colpo di calore. Tale situazione può portare la temperatura corporea a superare i 40°C accompagnata da una sensazione di malessere generale, mal di testa, nausea, vomito e vertigini.

Prevenire è meglio che curare

Purtroppo può capitare in una giornata di caldo estremo che il soggetto anziano sia affetto dal colpo di calore. In tal caso è bene far riposare la persona in un luogo fresco, abbassare la temperatura corporea utilizzando dei panni imbevuti di acqua fresca e somministrare molti liquidi. Se la situazione peggiorasse, è bene chiedere con urgenza un parere al medico curante oppure rivolgersi alla guardia medica, in particolare se la temperatura non vuole saperne di scendere e il vomito non si fermasse.

anziani e caldo

Ma le giornate calde si possono combattere con una serie di regole o accorgimenti da mettere in atto per proteggere gli anziani dal caldo:

  • Abbigliamento: durante l’estate è bene preferire tessuti leggeri, come lino o cotone e abiti larghi, non aderenti;
  • Ambiente: le finestre vanno aperte solo al mattino presto o la sera per far arieggiare gli ambienti, durante le ore più calde è bene mantenerle chiuse e schermare l’ambiente dai raggi solari con tende o persiane. In questo lasso di tempo l’aria condizionata programmata un paio di gradi in meno rispetto la temperatura esterna è il miglior modo di affrontare il caldo. Generalmente la temperatura non va mai sintonizzata sotto i 24 gradi;
  • Passeggiate: uscire durante le ore più calde della giornata è sconsigliato, meglio approfittare delle prime ore del mattino e la sera. Durante le passeggiate è bene proteggersi con un capello e occhiali da sole, inoltre non dimenticare di portare con te sempre una bottiglina d’acqua;
  • Pasti: i cibi leggeri sono i migliori per combattere il caldo. Meglio fare più spuntini durante il giorno, che concentrare tutto solo a pranzo e a cena. La frutta e la verdura non devono mai mancare in tavola;
  • Idratazione: bere molto è la soluzione per fronteggiare l’afa. Oltre l’acqua, per i soggetti non diabetici, sono consigliati succhi di frutta, spremute, the freddo e frullati. Da evitare tassativamente gli alcolici.

Attività da svolgere in casa durante le ore più calde

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Durante le ore più calde della giornata, dalle 11 circa alle 18 è bene organizzarsi in casa con un programma di attività, così da non annoiarsi e passare tutto il tempo a guardare la tv. Si può giocare a carte, dedicarsi agli hobby di sempre, ma anche organizzare dei pomeriggi di “gioco” riunendo più anziani insieme. In questo modo si è a contatto con più persone e non si permette al soggetto anziano di isolarsi, così da poter far fronte ad eventuali evenienze. Infatti molti sono gli anziani che durante l’estate, essendo soli in casa, sono a rischio di malessere e impossibilitati a chiamare aiuto. Nel pomeriggio gli spuntini possono essere a base di gelato o macedonie fresche.

Anziani non autosufficienti: come comportarsi?

Per gli anziani non autosufficienti il discorso è diverso. Poiché spesso questi soggetti non sono coscienti hanno bisogno di un trattamento diverso per fronteggiare il caldo. Come prima cosa è importante monitorare spesso la loro condizioni durante la giornata, così da scongiurare un innalzamento della temperatura improvviso e le conseguenti reazioni. Qualora non ci fosse la possibilità di essere seguiti da un familiare è bene fare riferimento ad amici, vicini o personale adeguato che sappia come comportarsi in caso di colpo di calore.

bambino disabile campo estivo

Bambini disabili: inclusione nei campi estivi

Con la fine della scuola per i genitori e i ragazzi arriva il momento in cui bisogna programmare l’estate così da poter trascorrere il tempo libero al meglio. In tutta Italia si attivano al termine delle attività didattiche i campi estivi. Questi ritrovi, spesso organizzati anche dalle chiese (oratorio), sono il miglior modo per permettere ai bambini di divertirsi e trascorrere del tempo lontano dalla tv e dalle consolle. I campi estivi sono però spesso oggetto di discussione quando si parla di bambini disabili e della loro partecipazione. I genitori dei piccoli che hanno difficoltà sia fisiche che emotive si preoccupano particolarmente di fare la scelta più adatta alle esigenze dei figli.

La realtà dei campi estivi

Sembrerà strano, ma secondo l’inchiesta effettuata da SuperAbile Inail emerge che le esperienze effettuate nei centri estivi organizzati dalle parrocchie sono molto positive, mentre per le attività comunali mancano spesso attrezzature e personale qualificato. Questa differenza è anche dovuta ai costi. Mentre per le attività comunali il prezzo è più accessibile, per le attività svolte da parrocchie o privati il costo è più alto e spesso non accessibile a tutti, in particolare a quelle famiglie che già affrontano molte spese mediche. Mediamente il costo per una settimana in un campo estivo comunale è di 80 euro, ma il prezzo varia da comune a comune. I centri diurni specializzati hanno un costo maggiore, circa 150 euro a settimana. Tale proposta è pensata per i ragazzi con più di 18 anni che presentano disabilità.

inclusione bambini disabili campo estivo

Informarsi è il passo fondamentale

La prima cosa da fare quando si decide d’iscrivere il bambino disabile al campo estivo è informarsi sulle diverse possibilità. La scelta tra realtà parrocchiali o comunali fa la differenza. Solitamente la prima soluzione è quella meno impegnativa, non prevede il servizio mensa mentre la seconda opzione sì. Alcuni centri sono poi pensati per raggiungere particolari obiettivi e offrire sostegno e ospitalità ai bambini con disabilità. A secondo delle necessità del ragazzo è bene informarsi se sono presenti le attrezzature necessarie, il personale qualificato e il giusto programma.

Per alcuni campi è possibile informarsi direttamente presso il responsabile, che potrà rassicurare il genitore e mostrare l’offerta formativa, così da capire se il campo può o non può soddisfare le esigenze del ragazzo. Quando si parla di disabilità lievi, solitamente il bambino è quasi sempre accolto. La scelta della sistemazione adeguata diventa più difficile quando si parla di disabilità gravi, che costringono il bambino alla sedia a rotelle in condizioni di non potersi muovere oppure si parla di bambini autistici.

Organizzazione e programma

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È importante prima di decidere d’iscrivere il proprio figlio in un campo estivo comunale o parrocchiale guardare insieme al responsabile il programma. Ovviamente bisogna assicurarsi che il bambino possa seguire tutte le attività proposte, così da non sentirsi escluso mentre gli altri ragazzi giocano. In caso di disabilità gravi si può far presente agli animatori o al personale quali attività il ragazzo svolge con piacere, così da poterlo mettere a proprio agio e trascorrere una piacevole giornata.

L’opportunità di disporre della mensa è un gran vantaggio, in particolare quando i genitori lavorano tutto il giorno e non hanno la possibilità di prendere il figlio al campo, farlo mangiare a casa e riaccompagnarlo. In tal caso è importante far presente delle eventuali necessità alimentari del ragazzo. Anche il pranzo a sacco è un’ottima soluzione che molti campi estivi attuano per permettere il proseguimento delle attività anche il pomeriggio senza alcuna interruzione.

vacanze per anziani

Anziani: come organizzare una vacanza adeguata alle loro esigenze

La terza età non va vissuta come un’occasione per restare a casa, abbandonare la propria vita e passare il tempo senza far nulla, dividendosi tra letto e televisione. Grazie al miglioramento della vita gli over 60 sono spessissimo persone in forma, che hanno ancora voglia di viaggiare, scoprire il mondo e far parte di nuove tradizioni e culture. Infatti moltissimi tour operator per venire in contro a queste esigenze organizzano vacanze per anziani, considerando tutte le necessità di cui hanno bisogno a prezzi modici.

Primo passo: scegliere la meta

La prima questione d’affrontare quando si parla di vacanze per anziani è scegliere la meta. Solitamente gli over 60 sono interessati ai siti culturali o archeologici oppure alle destinazioni di tipo religioso. Ma non solo! Infatti la classica vacanza al mare o in montagna in un luogo immerso nella natura è sempre super gettonata. Tutte le proposte sono perfette sia per gli anziani autosufficienti che non. Anche le terme oltre ad essere di moda per i giovani, sono particolarmente apprezzate dagli anziani, in particolare nelle strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, così da unire contemporaneamente le cure specifiche per alcune patologie al relax.

Secondo passo: selezionare la struttura

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Scelta la meta è il momento della struttura dove alloggiare. È fondamentale selezionare una buona sistemazione che riesca a soddisfare tutte le esigenze. Se si decide di soggiornare alle terme, una buona soluzione è la scelta della pensione completa, in questo modo l’ospite potrà godersi appieno la vacanza rilassandosi, senza la necessità di dover uscire dalla struttura per pranzare o cenare. Stessa regola vale per la vacanza al mare o in montagna. Particolare attenzione va prestata al menù, non bisogna infatti sottovalutare che l’anziano soffre spesso di patologie legate all’alimentazione, come il diabete e la pressione alta. Ancora più importanti sono la mancanza di barriere architettoniche, in particolare quando si sceglie una struttura per i soggetti non autosufficienti.

Tarzo passo: il mezzo di trasporto

Il mezzo di trasporto è di fondamentale importanza. Il viaggio ideale non dovrebbe durare più di 4 ore se si sceglie di viaggiare in autobus, mentre i tempi si possono allungare se si opta per treni ad alta velocità o dell’aereo. Gli autobus ideali per il trasporto delle persone anziane sono dotati di un bagno interno. Un accompagnatore dovrebbe essere sempre presente per far fronte a possibili esigenze o per aiutare gli anziani a raggiungere la toilette in presenza di scalini. Una guida turistica che possa intrattenerli durante il viaggio è il miglior modo per far passare il tempo velocemente.

I treni ad alta velocità sono particolarmente apprezzati, permettono di raggiungere mete lontane in poco tempo. Richiedendo l’assistenza per i disabili o gli anziani non autosufficienti, questi saranno aiutati a salire e scendere dal treno e sistemarsi nella carrozza più adeguata, in posti vicino alle toilette con più spazio per le gambe.

La stessa assistenza viene riservata anche se si sceglie di viaggiare in aereo. Orami tutte le compagnie offrono questo servizio particolarmente apprezzato da chi non si lascia scoraggiare dallo stato di salute orami non più in forma, ma vuole lo stesso scoprire ancora posti nuovi e vivere avventure.

Quarto passo: il programma

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Un buon programma è ciò che fa la differenza tra un viaggio noioso ed uno piacevole. Gli esperti consigliano di prestare particolare attenzione alle pause, in particolare se si viaggia in gruppo considerando le esigenze di tutti. E’ bene fare una pausa non solo per i pasti principali, ma anche per far merenda e riposarsi un po’. Prima di scegliere un’escursione è bene informarsi, così da valutarne la fattibilità.  Prenotare una guida turistica è una buona regola quando si viaggia in gruppo e si sceglie di far tappa in una città con mete archeologiche. Bisogna prestare attenzione anche agli orari, particolarmente durante i mesi più caldi.

Molte strutture che accolgono regolarmente i senior propongono attività pensate per socializzare, come serate di balli di gruppo, tornei di briscola, corsi di cucina o cucito e tanto altro. Questa tipologia di programma è ideale per chi sceglie di trascorrere la vacanza in montagna oppure al mare, così da alternare la mattina in spiaggia e il pomeriggio durante le ore più calde in struttura.