Author Archives: Valeria Iavarone

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L’uso di apparecchi acustici negli anziani diminuisce il rischio d’incidenti

Con il passare degli anni il corpo subisce un inevitabile invecchiamento che provoca una diminuzione delle funzionalità di tutti i meccanismi che ci tengono in vita. Uno dei primi disturbi che colpisce gli anziani è la riduzione o perdita totale dell’udito. Definita come presbiacusia, questo fenomeno naturale affligge le persone con più di 75 anni di età. Tale condizione viene considerata invalidante, incidendo negativamente sulla qualità della vita.

Cosa accade quando diminuisce l’udito?

L’anziano ipoacusico affronta quotidianamente una serie di sfide che possono non solo farlo sentire isolato, ma anche depresso. In particolare il soggetto avrà difficoltà a capire e conversare con amici e familiari, una diminuzione d’interesse nei confronti di radio e televisione con conseguente isolamento sociale e perdita d’interesse generale. Tale reazione scatenerà una perdita di autostima e la depressione.

La diminuzione dell’udito, così come supportato dalle ricerche scientifiche, inoltre contribuisce ad un aumento di rischio di caduta a terra, con conseguente fratture del femore e del bacino, una delle problematiche più comuni nell’anziano. Infatti l’udito contribuisce alla postura, all’andamento stabile e ad orientarsi nello spazio.

Il soggetto ipoacusico avrà difficoltà a percepire i toni acuti come il suono del citofono, il campanello della porta o il cinguettio degli uccelli. Con il progredire della patologia si avranno anche difficoltà ad avvertire i suoni di tono basso.

La presbiacusia è contraddistinta da tali sintomi:

  • Avvertire suoni troppo forti quando non lo sono
  • Problemi a comprendere le parole quando c’è rumore di fondo
  • Difficoltà a capire la voce di donne e bambini in particolare
  • Maggiore difficoltà nel comprendere i suoni delle lettere “s” o “r”
  • Incolpare le persone che non parlino chiaramente
  • Avvertire sibili o campanellini non presenti

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Uso dell’apparecchio acustico: lo studio che ha evidenziato i benefici

Recentemente è stato pubblicato sul Jama Otolaryngology–Head & Neck Surgery lo studio che ha analizzato l’uso dell’apparecchio acustico. I ricercatori hanno preso in esame 1336 adulti con un’età compresa tra i 65 e gli 85 anni di età con gravi problemi di udito. Di questi solo il 45% utilizzava l’apparecchio acustico.

Dallo studio è emerso come gli anziani che utilizzavano il supporto per l’udito erano meno soggetti a ricoveri e visite di urgenza rispetto a chi non ne faceva uso. Inoltre nei soggetti ricoverati, i pazienti con apparecchio restavano in ospedale mezza giornata in meno rispetto a chi ha problemi di udito e non utilizza alcuna protesi come sostegno.

In particolare l’autrice dell’editoriale che accompagna lo studio ha provato con le proprie mani come un piccolissimo apparecchio, ad oggi quasi del tutto invisibile, possa negli anziani fare la differenza. Testato l’utilizzo di un supporto per il padre 80enne, ha potuto toccare con mano come la protesi ha portato a dei benefici nel lungo periodo, facendo risparmiare tanti soldi e stress.

Utilizzare la protesi acustica consente al soggetto di avere benefici nel quotidiano, migliorare la qualità di vita e tornare alle vecchie abitudini. Inoltre vi sarà una netta diminuzione delle spese mediche provocate da cadute accidentali, depressione, isolamento e fratture.

Come ottenere l’apparecchio acustico a carico del sistema sanitario nazionale

Hanno diritto alla fornitura a carico del sistema sanitario nazionale i pazienti affetti da ipoacusia superiore ai 65 dB nell’orecchio migliore, i soggetti con ipoacusia inferiore ai 65 dB ma affetti da altre patologie certificate che raggiungono in cumulo 1/3 d’invalidità. In tal caso si tratterà di protesi “base”, ma il soggetto può scegliere di optare per un modello più sofisticato, sostenendo la differenza di costo.

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Acquistare l’apparecchio acustico

Non tutti gli anziani sono affetti da ipoacusia maggiore ai 65dB e quindi non possono accedere a sostentamento nazionale per l’acquisto dell’apparecchio, ma ciò non toglie che si possa acquistare. Proprio come evidenziato dallo studio, le protesi acustiche migliorano non solo la qualità della vista ma a lungo termine si rivelano un ottimo investimento, che permette di ridurre le spese mediche.

Le caratteristiche da considerare quando si opta per l’acquisto sono principalmente tre: durata della batteria, dimensione e canali dell’apparecchio. Ovviamente più la batteria dura, migliore sarà l’autonomia della protesi. Non tutti hanno la necessità di acquistare un prodotto di piccole dimensione. In tal caso si può rinunciare all’invisibilità e puntare invece sulla nitidezza del suono.

Affidandoti ad un buon venditore sicuramente potrai acquistare il prodotto più adatto alle esigenze personali.

 

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Pensione per chi assiste un disabile: Ape Social o pensione anticipata

Con l’arrivo del 2018 arrivano dei rafforzamenti in merito alla pensione anticipata cui possono accedere i soggetti che assistono un disabile e spesso per cause di forza maggiore, sono costretti a dover rinunciare al proprio lavoro per prendersi cura di un coniuge o un parente con handicap grave. Come stabilito dalla legge 205/2017 articolo 1 co. 162, i lavoratori che assistono un parente convivente disabile che abbia già compiuto i 70 anni di età, o i soggetti stessi affetti da patologie invalidanti, possono beneficiare dell’Ape Sociale o della pensione anticipata. Tali agevolazioni possono essere richieste dai lavoratori del settore pubblico, ma anche dai lavoratori del settore privato e i lavoratori autonomi regolarmente iscritti presso le gestioni speciali o la gestione separata.

Cos’è l’Ape Social?

Si sente tanto parlare di Ape Social, ma quali sono i requisiti? A chi spetta? Qual è la somma corrisposta? Pochi sanno realmente come stanno le cose. Analizziamo nel dettaglio tutti gli aspetti per capire bene di cosa stiamo parlando. Come stabilito dalla legge di bilancio 2017, articolo 1 comma dal 179 al 186, per alcuni soggetti è prevista un’indennità erogata dall’INPS a carico dello Stato al fine di aiutare persone con determinati requisiti.

requisiti ape social e pensione anticipata

Secondo la legislazione l’Ape Social spetta ai:

  • Disoccupati che hanno finito di percepire da almeno tre mesi la disoccupazione;
  • Soggetti che al momento della richiesta o da almeno sei mesi assistono il coniuge, il marito/ la moglie o un parente di primo grado convivente affetto da handicap grave;
  • Invalidi civili che hanno un’invalidità pari o maggiore al 74%;
  • Dipendenti che hanno svolto o svolgono ancora da almeno sei anni un lavoro che rientra nella categoria delle attività usuranti, indicate nell’allegato A del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 maggio 2017, n. 88.

Tali soggetti ovviamente devono rispondere determinati requisiti da possedere al momento della domanda. Le caratteristiche da soddisfare sono aver compito 63 anni di età, avere almeno 30 anni di anzianità contributiva o 36 anni per i soggetti che effettuano o hanno effettuato un lavoro “usurante” ed infine non essere titolari di pensione diretta.

La somma che spetta ai soggetti sopra indicati è pari all’importo della rata mensile calcolata al momento dell’accesso all’indennità o pari a 1500 euro. Questa non è reversibile e decade in caso di decesso del titolare.

Cos’è la pensione anticipata?

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Chi assiste un disabile, in alternativa all’Ape Social c’è la possibilità di chiedere la pensione anticipata, conosciuta anche come quota 41. Con il termine “quota 41” si fa riferimento alla proposta di pensionamento dedicata ai lavoratori precoci cui si fa riferimento solo conteggiando gli anni di versamenti dei contributi, senza valutare l’età del soggetto. E’ una pensione pensata quindi per chi già lavorava prima di aver compiuto i 18 anni di età.

I soggetti che possiedono 41 anni di contributi e hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima di aver compiuto 19 anni di età e assistono un familiare disabile con handicap grave (legge 104 del 5 febbraio 1992 articolo 3 comma 3) convivente, possono chiedere la pensione anticipata. Non si tratta di un prestito prepenzionistico, ma di una vera e propria pensione anticipata non soggetta ad alcuna decurtazione o tagli. A differenza dell’Ape Social, la quota 41 non ha un limite temporale, ovvero non si attende la scadenza che ci sarà nel 2018 per cui bisogna attendere un rinnovo. Possono richiedere la pensione anticipata anche i soggetti che hanno un’invalidità civile superiore o uguale al 74%.

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Anziani esentati dal canone Rai: i nuovi requisiti il 2018

Grazie alle elezioni politiche del 2018, il governo amplia l’esenzione ad una fetta di anziani più ampia che non pagheranno il prossimo canone rai! Si contano altre 235 mila persone, oltre agli attuali 115 mila over 75 esentati dal pagamento.

La notizia ufficiale!

Il ministro dell’Economica Pier Carlo Padoan in collaborazione con il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha firmato il decreto che vede un aumento della soglia reddito entro la quale bisogna rientrare per essere esentati dal pagare il canone Rai nel 2018.  Il vecchio requisito richiesto per essere dispensati dal pagare il canone era avere più di 75 anni e un reddito massimo di 6713,98 euro all’anno. Con il nuovo decreto la soglia sale 8mila euro, includendo così altri 232.500 nuclei familiari, oltre alle 115 mila famiglie che già quest’anno sono state esentate dal pagamento. Il nuovo limite è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero 52 del 3 marzo del 2018.

L’eccellente notizia è stata annunciata da Gentiloni alla conferenza stampa dell’agenzia del Demanio, in cui si è discusso dei risultati ottenuti nel 2017. L’iniziativa ha avuto un enorme successo. L’idea originale nasce dalla considerazione che la Tv non è solo intrattenimento, ma un sostegno e la possibilità di libero accesso alle informazioni, includendo così anche tutte quelle persone che hanno un reddito basso.

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Come calcolare il reddito?

Il reddito a cui fare riferimento per ottenere l’esenzione del canone Rai è quello dell’anno precedente a cui si chiede l’esenzione. Bisogna prestare attenzione poiché la soglia di reddito da non superare deve essere la somma dei redditi del soggetto over 75 più quello del coniuge con cui vive.

Come detto nel capitolo precedente, la somma il reddito non deve superare gli 8mila euro. Bisogna considerare che non possono esservici altri soggetti conviventi titolari di reddito diversi dal coniuge. L’esenzione inoltre riguarda solo la tv dell’abitazione di residenza, quindi non è valido per la casa vacanza o per le altre possibili abitazioni.

Nel calcolo del reddito rientrano:

  • Il reddito imponibile della precedente dichiarazione dei redditi. Se il soggetto sia esonerato dalla presentazione dei redditi tramite 730, si esaminerà la Certificazione Unica;
  • Tutti i redditi soggetti ad imposta sostitutiva o ritenuta a titolo d’imposta come li interessi sui depositi bancari, postai e altri titoli di Stato;
  • Redditi esteri non tassati in Italia, tranne i redditi esenti da Irpef, TFR e anticipi, reddito abitazione principale e relative pertinenze.

Come richiedere l’esenzione per gli over 75enni?

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L’esenzione per gli over 75enni con un reddito che non supera gli 8 mila euro non è automatico, ma bisogna farne espressa richiesta, la somma non viene decurtata in automatico dalla bolletta della luce. Bisogna come prima cosa non dimenticare la data entro cui va presentata la richiesta, che per il 2018 è il 30 aprile. Per i soggetti che invece intendono beneficiare della decurtazione a partire dal secondo semestre, poiché compiono gli anni nel mese di luglio, la scadenza da rispettare è il 31 luglio. Questo iter vale se il 2018 è il primo anno in cui si rientra e si usufruisce dell’esenzione. Per gli anni successivi la domanda va ripresentata entro la fine del mese di gennaio.

La richiesta va effettuata tramite la compilazione del modello per la domanda del canone Rai presente sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, da cui si può scaricare gratuitamente e stampare in autonomia. Il modulo va poi consegnato a mano o spedito mezzo raccomandata all’Agenzia delle Entrate, ufficio Torino 1 Sat, sportello abbonamenti tv, casella Postale 22, 10121 Torino.

disabilità a scuola

Disabilità a scuola: come viene vista?

Molto spesso il concetto di disabilità è spesso confuso con una condizione limitante, che rende il soggetto disabile una persona incapace di condurre una vita “normale”. Quest’idea nella maggior parte dei casi è frutto della mente di un adulto, mentre nei ragazzi viene vista diversamente. Fortunatamente grazie all’educazione, all’ingenuità che hanno i bambini e al lavoro amorevole e professionale che svolgono maestre e professori, i ragazzi disabili s’integrano nella maggior parte dei casi molto bene in classe, diventando tutt’uno con i compagni.

Disabilità nella scuola: un po’ di dati

Secondo uno studio condotto dall’ISTAT che segue l’integrazione dei bambini disabili nella scuola è emerso che:

  • Sono più di 155.000 gli alunni disabili nella scuola primaria e secondaria
  • Ogni due alunni disabili c’è un’insegnante di sostegno, per un totale di 82mila docenti
  • Gli alunni disabili trascorrono mediamente ben 24,9 ore settimanali nella scuola primaria e 22,5 ore nella scuola secondaria

Questi numeri sono molto importanti, fanno capire che l’inclusione scolastica non è un processo che va preso sotto gamba, ma che dovrebbe essere svolto in classe insieme ai compagni, affinché si faccia dell’attività didattica, comprese gite e uscire brevi, un processo non fine a se stesso.

Come l’educazione incide sull’accettazione e la visone della disabilità

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Affinché i ragazzi o i bambini vedano un compagno disabile come un “semplice” compagno con bisogni speciali e non come un soggetto da schivare, gioca un ruolo essenziale l’educazione che i genitori propongono ai figli. Grazie ad internet, all’informazione e ai tanti modi che ci sono per informarsi, la disabilità a scuola non è più vista come un fattore negativo, anzi i compagni di classe cercano sempre di includere il compagno disabile in tutte le attività quando possibile.

Secondo alcuni studi è stato evidenziato che restare in aula durante la lezione con l’insegnante di sostegno fa sentire il ragazzo disabile accolto, tutt’uno con la classe, accettato e non “cacciato” perché diverso. Affinché la disabilità sia vista in modo positivo, è importante che gli educatori, gli insegnati e i genitori in primis, includano il figlio o l’alunno disabile nelle attività quotidiane che svolgono tutti. Imporre delle limitazioni può peggiorare la situazione e far sentire il ragazzo o il bambino con dei bisogni educativi speciali diverso, condizione che si ripercuote sul modo in cui i compagni lo trattano.

Insegnare ai propri figli che la disabilità non è una malattia, che anche i soggetti disabili possono studiare, imparare, crescere e seguire quel lungo percorso che s’intraprende con la scuola è un modo per garantire alla società delle persone di mentalità aperta, capaci di capire chi ha bisogno, che a loro volta insegneranno ai propri figli cosa vuol dire accettare chi è diverso da noi.

Chi è disabile? Chiariamo il concetto

A scuola “un alunno vive una disabilità quando la sua condizione di salute nel suo ambiente di vita limita la possibilità di agire e partecipare”. Ciò vuol dire che un bambino con difficoltà uditive, non è disabile di suo, ma ha una disabilità nel momento in cui a scuola non vi è la possibilità di accedere alla lettura labiale da parte degli insegnati e dei compagni. Oppure un ragazzo non vedente ha una disabilità quando non ha a disposizione libri tattili per studiare. Anche nei casi meno gravi, come per gli alunni DSA (disturbi specifici di apprendimento) sorge la disabilità quando non gli viene messa a disposizione la strumentazione compensativa che gli permette di eliminare il problema.

educazione degli alunni

Questo concetto ci permette di capire che molti ragazzi, nel momento del bisogno, subiscono una disabilità, ed è nostro dovere fare in modo di eliminare l’ostacolo. Spiegando ad un ragazzo il concetto di disabilità in parole povere, con esempi pratici gli consentirai di immedesimarsi, provare cosa vuol dire vivere delle limitazioni e di conseguenza accettare e aiutare chi purtroppo è meno fortunato di lui.

Tale visione abitua a pensare alla disabilità come ad una condizione che può capitare a tutti in un qualsiasi momento della vita. È una visione che stimola la classe, composta da una varietà di differenti individui, a rafforzare l’unione tra i compagni, a tener conto delle caratteristiche di ogni singolo alunno, a valorizzarle anche nelle debolezze che rendono ogni ragazzo o bambino unico nel suo genere.

cadute degli anziani

Come prevenire le cadute degli anziani? Scopriamolo insieme!

Negli anziani le cadute accidentali e la perdita di equilibrio sono tra le cause di mortalità più elevate. Oltre a provocare limitazioni nella mobilità per lungo periodo, sono uno dei motivi per cui il soggetto resta allettato gravando così su familiari o assistenti, sentendosi un peso e incidendo negativamente sulla salute mentale del soggetto.

Un po’ di casistica

Secondo una ricerca effettuata negli Stati Uniti, i ¾ delle persone decedute in seguito ad una caduta accidentale hanno più di 65 anni. In Italia la percentuale di cadute nelle persone con più di 65 anni è del 30% circa, e di queste ben il 60% avvengono a casa. I luoghi domestici infatti sono quelli più pericolosi. Inciampare in un tappeto, cadere dal letto o dalla sedia sono situazioni molto comuni quando si parla di soggetti in età senile. Infatti secondo gli studi effettuati sulla popolazione, gli ambienti maggiormente a rischio cadute sono la cucina, la camera da letto, le scale interne o esterne e il bagno.

Cause e conseguenze delle cadute negli anziani

La prima causa di caduta negli anziani è quella accidentale, o comunque connessa all’ambiente domestico e ai pericoli che lo circondano. Molte cadute accidentali sono proprio dovute al connubio di pericoli presenti in casa, mancanza di riflessi pronti e patologie che affliggono il soggetto.  Con il passare degli anni è inevitabile subire un processo di rallentamento dei movimenti, con andatura rigida, meno controllata e coordinata e perdita di tono muscolare e forza. Di conseguenza è molto più facile inciampare o scivolare. Quando si è giovani si evitano scivoloni e cadute spostando il peso o avendo i riflessi pronti reggendosi ad un corrimano ad esempio. Con il progredire dell’età, tutto ciò non avviene incrementando così il rischio di cadute accidentali.

Un’altra causa molto comune è dovuta ai capogiri provocati da patologie cardiovascolari, iperventilazione, ansia, depressione o effetti collaterali dovuti ai farmaci che si assumono. Le vertigini e i capogiri sono una delle cause maggiori delle cadute dal letto o dalla sedia.

cause cadute degli anziani

Anche il collasso, l’ipotensione ortostatica e la sincope sono tra le cause imputabili alle cadute. Ma la lista non finisce qui, annoveriamo tra le cause disturbi del sistema nervoso centrale, deficit cognitivi, deficit della vista, effetti collaterali dei farmaci, consumo di alcol, anemia, ipotiroidismo, articolazioni instabili, problemi dei piedi e osteoporosi severa.

A secondo del modo in cui la persona cade, si generano le lesioni. Ad esempio la frattura del polso è la conseguenza di una caduta in avanti o all’indietro poggiandosi sulla mano a terra e le fratture dell’anca sono provocate dalle cadute di lato.

Il problema non risiede tanto nella caduta e la conseguente lesione, ma nella difficoltà che ha il corpo di guarire e risanare la frattura. Ciò non sono implica lentissimi processi di guarigione, ma maggior rischio di successive cadute, entrando così in un circolo vizioso da cui è difficile uscirne.

La prevenzione: il miglior modo di agire contro le cadute

Uno dei miglior modi per prevenire le cadute nell’anziano è la precauzione domestica. L’obiettivo è di eliminare o ridurre per quanto possibile tutti i fattori di rischio che combinati con la mancanza di riflessi e l’invecchiamento del corpo e del cervello, provocano cadute accidentali e conseguenti lesioni. Si può operare la prevenzione su due livelli: personale e generale.

prevenire cadute degli anziani

Le precauzioni personali sono quelli che mette in atto direttamente il soggetto in seguito all’illustrazione da parte dei parenti, assistenti o infermieri che lo seguono, specificando come bisogna comportarsi in determinate situazioni. Ad esempio:

  • Ridurre il disordine evitando di lasciare oggetti sul pavimento
  • Quando ci si abbassa o inclina il movimento deve essere fatto lentamente senza girare la testa troppo velocemente, avendo cura di tenersi ben saldi ad un supporto
  • Preferire pantofole chiuse, scarpe con la cerniera e prive di lacci, così da essere più facili da indossare e non c’è rischio di perderle mentre si cammina, poiché i soggetti anziani tendono a trascinare i piedi
  • Quando si passa dalla posizione sdraiata a quella seduta bisogna dedicarsi un paio di minuti prima di alzarsi, così da ristabilire l’equilibrio. Sono di particolare aiuto le sponde mobili, quelle che si applicano al letto e si possono rimuovere in qualsiasi momento
  • Bisogna indossare indumenti pratici, facilmente indossabili e che agevolino i movimenti, evitando taglie troppo grandi o troppo strette
  • Quando ci si veste o sveste è meglio farlo da seduti

La prevenzione di tipo generale, è quella invece che si effettua nei confronti dell’ambiente che circonda il soggetto. Anche qui la lista è consistente e se rispettata aiuta notevolmente a ridurre il rischio di cadute accidentali:

  • Non usare tappeti, o quando non è possibile usare solo tipologie che aderiscono per bene al pavimento privi di frange o buchi. In particolare gli angoli vanno rinforzati con una gomma antiscivolo
  • I letti con barriera sono un valido aiuto per non cadere durante la notte, in particolare per i soggetti che sono molto reattivi o che non hanno controllo del proprio corpo
  • I pavimenti vanno sempre tenuti asciutti, evitando di lucidarli con la cera
  • In bagno bisogna adoperare tappetti per assorbire possibili cadute di acqua che potrebbero rendere il pavimento scivoloso, in tal caso però i tappeti vanno fissati con delle strisce adesive apposite.
  • Eliminare sedie troppo basse per sedersi e sgabelli
  • Installare una maniglia nella vasca o doccia e vicino al water
  • Assicurare un’adeguata illuminazione anche di notte lungo il percorso che porta dal letto al bagno

Applicando tutti questi accorgimenti, le cadute nell’anziano diminuiranno sicuramente.

assunzioni disabili 2018

Assunzioni disabili 2018: la normativa che tutela la categoria

Così come previsto dal Jobs Act, dal primo gennaio di quest’anno sono entrate in vigore le nuove norme che stabiliscono e curano l’assunzione dei disabili. Dal 2018 un po’ di cose sono cambiate, si è passati dalla norma transitoria che consentiva alle aziende una certa flessibilità nelle assunzioni, ad un sistema più rigido, in cui nessuno può essere esonerato. Tutti infatti dovranno adeguarsi alle novità, pena pesanti multe per le aziende.

Cosa dice la norma?

Secondo la nuova normativa, tutte le aziende che hanno più di 14 dipendenti sono obbligate ad assumere dei lavoratori disabili, così da non escludere questa categoria dal mercato del lavoro. L’obbligo è scattato dal 1° gennaio 2018. Prima con la fase transitoria l’azienda aveva la possibilità di assumere 15 dipendenti e posticipare l’assunzione obbligatoria del disabile. Ora invece le cose sono cambiate, nel momento in cui l’azienda raggiunge la quota di 15 dipendenti deve subito scattare l’assunzione di un soggetto invalido. Se ciò non accadesse vi è una multa di 153,20€ per ogni giorno trascorso dall’assunzione del 15esimo lavoratore a quello dell’assunzione del disabile.

Sono esonerate sono le aziende con un tasso INAIL superiore al 60 per mille. In tal caso questi possono decidere di esonerarsi dall’obbligo di assumere un lavoratore disabile pagando una quota di 30,64€ al giorno per ciascun lavoratore non assunto.

I soggetti disabili che possono beneficiare di questa normativa

La nuova legge in merito alle assunzioni di questa categoria protetta del mercato del lavoro, fa si che rientrino in questa categoria:

  • I soggetti con un’invalidità compresa tra il 46% e il 100%;
  • Gli invalidi del lavoro con una percentuale del 33%;
  • Invalidi di servizio;
  • Invalidi di guerra e civili di guerra;
  • Soggetti non vedenti o sordomuti;
  • Categorie protette.

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Rientrano nelle categorie protette tanti soggetti come i profughi italiani, orfani e vedove di padri/mariti deceduti a causa del lavoro, figli o coniugi di soggetti invalidi dichiarati incollocabili, invalidi per servizio o di guerra con pensione che rientra nella prima categoria, vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Quanti lavoratori disabili per azienda?

Il numero di lavoratori disabili da assumere per ogni azienda dipende da quanti sono i dipendenti assunti. Aziende con un numero di dipendenti che vanno da 15 a 35 devono assumere solo 1 soggetto disabile, da 36 a 50 dipendenti 2 soggetti disabili e aziende con più di 50 dipendenti devono riservare il 7% dei posti disponibili a persone disabili e l’1% alle famiglie degli invalidi e dei profughi rimpatriati.

L’obbligo va assolto tramite una richiesta nominativa, indirizzata ai servizi disabili del luogo fisico in cui si trova l’azienda. Affinché la legge venga rispettata, è compito dell’ispettorato territoriale del Lavoro a vigilare sulle assunzioni.

Garantire un luogo di lavoro adatto ai disabili

La legislazione, oltre a tutelare i datori di lavoro con rimborsi e incentivi, tutela anche i lavoratori disabili, mettendoli in condizioni di poter lavorare in ambienti adatti. Ad esempio nel caso in cui il lavoratore assunto facesse parte della categoria “disabile da lavoro”, l’Inali può intervenire con misure di sostegno al fine di garantire al lavoratore la parità dei diritti. Lo fa rimborsando le aziende che effettueranno degli interventi strutturali al fine di abbattere le barriere architettoniche nel luogo di lavoro, per un costo massimo di spesa rimborsabile pari a 95mila euro. Ma non solo! Il rimborso è previsto anche per l’adeguamento e l’adattamento delle postazioni di lavoro e per la formazione, rimborsando rispettivamente 40 mila e 15 mila euro.

normativa assunzione disabili

Le aziende che non si adegueranno all’entrata in vigore della legge, pagheranno sanzioni molto salate. Mentre prima vi era una tempistica di 12 mesi per poter regolarizzare la posizione di un dipendente con disabilità, oggi non è più così. Il termine massimo è il 1 marzo 2018, 60 giorni dall’entrata in vigore dall’obbligo, quindi l’assunzione dovrà scattare dal 2 marzo.

La legislazione ha in questo modo messo il datore di lavoro davanti alla scelta di pagare di più per saldare la multa o assumere un dipendente disabile, accedendo così a tutti i sussidi e aiuti, pagando meno di quanto costerebbe saldare la multa.

 

 

 

 

anziani e libri

Anziani e libri: un valido strumento per stimolare la memoria

Dalla Gran Bretagna arrivano i risultati di una ricerca strabiliante, leggere combatte non solo la solitudine ma anche la demenza senile e il deterioramento delle cellule celebrali, processo inevitabile con il passare degli anni. Secondo alcuni studi leggere, in particolare a voce alta, è un ottimo rimedio per aiutare i soggetti affetti da Alzheimer.

I libri per colmare la sensazione di vuoto

Con il passare degli anni, nelle persone anziane la sensazione di vuoto è sempre dietro l’angolo. Il libro in questo periodo particolare della vita diventa un potente antidoto contro la solitudine, sopperendo così alla mancanza degli impegni quotidiani che prima occupavano le giornate. La lettura ha la capacità di stimolare le funzioni memoniche, dando un senso ad una fase della vita molto particolare. Grazie a questi strumenti tanto comuni quanto importanti, si può elaborare il vissuto, fare un bilancio e trarre insegnamenti dal passato.

In particolare la lettura ad alta voce, se fatta in determinati momenti può divenire un’opportunità per condividere i propri pensieri in famiglia. Si ha così l’opportunità di proseguire l’antichissima tradizione del cantastorie, sempre presente in tutte le popolazioni e nel susseguirsi dei secoli.

Organizzando sedute settimanali con anziani affetti da patologie che comportano un decadimento cognitivo di livello medio-grave, si può aiutare questi soggetti ad alleviare i sintomi e a rallentare il declino.

stimolare il cervello con la lettura

 

La lettura diviene un vero e proprio trattamento non farmacologico. Nel 20esmo secolo numerosi sono stati i dibattiti a tal proposito e tante le tecniche attuate per trattare alcune patologie con la lettura. La parola “Biblioterapia” sta ad indicare il trattamento effettuato con i libri ovvero il “processo d’interazione dinamica tra la personalità del lettore e la letteratura che avviene sotto la guida di un aiutante addestrato”.

Com’è cominciato il tutto?

Questi studi sono partiti dalla voglia di poter aiutare le persone anziane, in particolare quelle che vivono, per motivi personali o per esigenze mediche in case di riposo. In questi luoghi, quelli più innovativi, si è deciso di organizzare delle librerie accoglienti, in grado di soddisfare la maggior parte dei giusti letterari. La prima volta gli ospiti della casa sono stati accompagnati dagli operatori in questo nuovo spazio, invitandoli a dare un’occhiata in giro, dopodiché ad alta voce un’assistente ha cominciare a leggere qualche capitolo dei libri che avevano scelto gli ospiti. Da questa lettura è nata una discussione che ha entusiasmato tutti, tanto da divenire un appuntamento settimanale molto apprezzato ed essere per alcuni un momento di ritrovo per discutere di quello che hanno letto, per altri invece di scegliere un libro e leggerlo nell’intimità della propria stanza.

Tale risultato è stato così positivo che il professor Philip Davis dall’Università di Liverpool ha deciso di basarsi proprio su questi episodi per condurre diversi studi che si occupano di mettere in collegamento le persone tramite la lettura ad alta voce.

Perché leggere fa bene?

Il vantaggio che si ottiene dalla lettura fatta in compagnia o ad alta voce non è solo un senso di benessere e serenità, come spiegano i ricercatori dall’Università di Liverpool, ma aiuta anche a migliorare l’umore! Per l’87% dei soggetti la lettura di gruppo aumenta la concentrazione, il 73% invece manifesta una maggiore integrazione sociale e per l’altro 86% invece viene ridotta ansia e agitazione!

anziani e lettura

Ma non solo, i ricercatori hanno costatato che dopo soli sei mesi di trattamento, i sintomi severi della demenza senile risultano ridotti, i pazienti coinvolti in questi appuntamenti stanno meglio, sono positivi e hanno dei strabilianti miglioramenti della memora a breve e a lungo termine.

Il libro diventa un ottimo strumento anche per creare un forte legame tra l’anziano e il giovane, tra il quale s’instaura una relazione che andrà sempre a migliorare. Le sedute settimanali con altri anziani, sia in casa di riposo che in apposite associazioni aiuta a colmare quell’appetito, quella voglia di sapere che nemmeno con il passare degli anni diminuisce, sono aperte a tutti. Anche in età senile si può imparare. Leggere stimola la memoria, suscita emozioni che potrebbero sembrare perdute, nutre il lessico verbale e porta ad un confronto, che permette così di conoscere nuove persone e instaurare amicizie. Non è importate la tipologia di libero, è importante invece invogliare gli anziani a provare e sperimentare quanto possa far bene leggere, sia da soli che in compagnia.

robotica e anziani

Robotica rivoluzionaria: aiutare anziani e disabili con la tecnologia

Tanti sono i passi in avanti che la robotica sta compiendo nell’ambito della tecnologia che si utilizza per rendere la vita più agevole ad anziani e persone disabili. Non parliamo più di semplici accessori che aiutano a vivere il quotidiano con maggior facilità, ma di robotica indossabile, esoscheletri riabilitatiti e carrozzine intelligenti che rendono lo sport e il turismo realmente accessibile a tutti.  Questo cambiamento sta avvenendo proprio nei laboratori delle università italiane. I ricercatori hanno fatto passi da gigante. Tutte le novità sono state presentante durante la quinta edizione della Maker Faire di Roma.

Dita robotiche ed esoscheletri indossabili

Una delle soluzioni più utili proposte è stato il sesto dito robotico, presentato dal SIRS Lab dell’Università di Siena. Questo dispositivo è stato realizzato pensando a tutte le persone che hanno perso l’uso delle mani a causa dell’ictus. Infatti gli arti superiori sono la parte del corpo più colpita da questa patologia. Il dito è stato realizzato per creare una presa ibrida fra il braccio e l’arto robotico. Così facendo il soggetto può compiere tutte quelle semplici azioni che per chi non può muovere le dita o la mano sono impossibili, come afferrare una bottiglia o le posate, prendere il telecomando e tutte quelle azioni che richiedono i task manuali. Ma non solo! Presso quest’università già si sta lavorando alla realizzazione di un sistema di comunicazione per ciechi, al fine di riprodurre sensazioni tattili nello spazio e nel tempo. In pratica con questa soluzione sarà possibile aggiungere ai normali sistemi di comunicazione che utilizziamo, come Skype, l’opzione tattile, consentendo così alle persone cieche di poter ad esempio stringere la mano con il proprio interlocutore.

robotica e disabili

Dalla scuola di biorobotica di Sant’Anna invece arriva un’idea innovativa che permette di accrescere i movimenti di persone disabili: gli esoscheletri. Si tratta di strumenti che restituiscono la mobilità a persone costrette sulla sedia a rotelle o ad anziani affetti da sarcopenia. Proprio le patologie legate al cammino e agli arti superiori sono quelle che colpiscono maggiormente, abbassando lo standard qualitativo della vita e aumentando la mortalità.

Uno degli esoscheletri di maggiore interesse è Orion, un tutore applicabile agli arti comandato direttamente dagli impulsi muscolari tramite elettromiografo. Chi indossa questo esoscheletro avrà una maggior forza.

Ma non solo! La robotica ha anche pensato ai soggetti paralizzati dal collo in giù. Grazie ad una sedia a rotelle smart, questi soggetti possono azionarla con il solo movimento del volto. Utilizza una video-cam Intel che invia, tramite Bluetooth le informazioni al Pc, che a sua volta avvia un micro-controllore nelle ruote.

Robotica per gli amanti dello sport

Chi ama lo sport e non vuole rinunciarvi, grazie ad una carrozzina progettata da Michele Bombardieri e Simone Fontanesi, oggi sul mercato è presente una soluzione ad un costo contenuto adattabile a diversi tipi di disabilità e dimensioni corporee. Questa carrozzina voluta dalla nazionale italiana di atletica paraolimpica è una vera rivoluzione!

robotica e innovazioni

Altro passo avanti nel mondo dello sport è il sistema di supporto alla navigazione per atleti ciechi o ipovedenti, che permette loro di praticare sport come il SUP (Stand Up Paddle), il windsurf o la vela senza accompagnatore. Questo sistema usa una centralina di controllo di volo che per i sistemi autonomi e robotici comprende magnetometro, Imu e Gps. Tramite un software che pianifica il percorso, il soggetto più seguirlo grazie vibrazioni inviare alle cavigliere, così da segnalare la giusta direzione.

Turismo e robotica

Finalmente anche i soggetti disabili potranno scoprire le meraviglie del nostro territorio grazie a questo nuovo veicolo. Si tratta di un fuoristrada elettrico, ottenuto dal riadattamento di un veicolo da golf, dotato di un vano posteriore per una carrozzina. È disponibile sia per il noleggio che per le associazioni che organizzano escursioni naturalistiche. Il veicolo è implementato con batterie, pannetti solari e strumenti di guida speciali.

disabili e barrire architettoniche

Agevolazioni fiscali 2018 per eliminare le barriere architettoniche

Grazie all’approvazione definitiva della legge di bilancio del 2018, avvenuta il 23 dicembre, sono stati prorogati i bonus ristrutturazioni per tutto l’anno. Questa bellissima notizia è una vera e propria ventata di aria fresca per chi vive con un disabile, e sa quanto sia importante abbattere le barriere architettoniche e rendere la casa un luogo sicuro in grado di soddisfare le esigenze di movimento.

Barriere architettoniche: un vero problema per i disabili

Le barriere architettoniche sono tutti quegli elementi costruttivi che limitano lo spostamento del soggetto. Per fare un esempio pratico, per una persona con menomazione fisica o psichica, una scala, una rampa o un gradino possono essere una barriera architettonica. Lo scopo del bonus è eliminare le barriere negli ambienti domestici.

Per tutto il 2018 sono confermate le detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione edilizia, tra cui rientrano gli interventi sugli immobili di interesse delle barriere architettoniche. La detrazione sarà del 50% della spesa sostenuta, per un limite massimo di 96.000 euro. Uno degli aspetti positivi è anche la possibilità di usufruire in contemporanea del bonus e delle detrazioni del 19% previsto per le spese sanitarie.

disabili e detrazione ristrutturazioni

La legge di riferimento è il DM 236/89, attuativo della Legge 18/39. Il primo decreto ministeriale detta i parametri tecnici e dimensionali per gli spazi privati ​​e gli edifici. Ne sono un esempio le caratteristiche di scale, ascensori, rampe e spazi per effettuare la rotazione della sedia a rotelle.

Nel quotidiano, si pensi a quanto può essere difficile entrare in ascensore, entrante in bagno o agevolmente in una stanza o salire le scale. E da qui parte la necessità di modificare gli ambienti affinché queste operazioni quotidiane diventino semplici per chi usufruisce della sedia a rotelle.

Tutti gli interventi di ristrutturazione sono quindi volti a migliorare la mobilità del disabile in casa propria.

Chi e come può usufruire del bonus?

Chi può usufruire di questo incentivo fiscale? Oltre ai proprietari dell’immobile, possono utilizzare il bonus anche i titolari di altri diritti reali come i nudi proprietari o gli usufruttari. Rientrano nella categoria di persone che possono utilizzare la detrazione Irpef anche gli inquilini, i comodatari e il promittente acquirente che ha registrato il contratto preliminare.

Ovviamente fanno parte della categoria di beneficiari fiscali anche i familiari conviventi che abbiano sostenuto spese per favorire la vita motoria dell’assistito.

Il rimborso del 50% si ottiene in sede di dichiarazione dei redditi. Vanno indicati i dati catastali dell’immobile ristrutturato e delle barriere architettoniche eliminate. Per questo è necessario conservare tutti i documenti relativi alla ristrutturazione, come le domande e le delibere per effettuare i lavori.

disabili e bonus 2018

Il bonus viene restituito tramite bonifico bancario o postale. Bisognerà indicare nella causale il riferimento all’articolo 16 bis TUIR, il codice fiscale del beneficiario e di chi effettua il pagamento.

Tipologie di lavori che rientrano nel bonus

Non tutti i lavori di ristrutturazione per favorire la mobilità motoria di una persona disabile rientrano nel bonus che agevola l’intervento. Secondo la legge infatti, si possono detrarre dall’Irpef solo le spese che servono a eliminare le barriere architettoniche, come il montaggio di ascensori e rampe o l’eliminazione dei gradini. Ma non solo, infatti sono rimborsate per il 50% anche la realizzazione di tutti quei strumenti che consentono di agevolare la mobilità come la robotica o i mezzi di ultima generazione. Ovviamente affinché questo intervento sia valido deve essere effettuato sull’immobile. Tra gli strumenti tecnologici non rientrano i telefoni a viva voce o gli schermi con funzionamento a tocco.

Si consideri che i soggetti affetti da handicap grave sono quei disabili che rientrano nella categoria di soggetti etichettati con la legge 104/93 articolo 3, comma 3. Non possono avvalersi del bonus Irpef i soggetti membri alla medesima legge, ma con comma 1. Lo stato di portatore di handicap deve essere considerato da una commissione medica, che accetta l’ok per ottenerne il certificato e quindi usufruire di tutti i benefici che lo Stato mette a disposizione.

congedo lavorativo

Congedo lavorativo: aiutare un disabile in famiglia

Il congedo lavorativo è uno dei diritti di chi assiste un disabile in famiglia. Purtroppo però ancora non è ben chiaro a tutti chi ne può usufruire, come richiederlo e quante volte al mese è possibile farne richiesta. Scopriamolo insieme così da rendere le idee un po’ più chiare a tutti.

Congedo lavorativo: quante volte si può usufruire di questo servizio?

La circolare INPS numero 32 del 2012 al punto 3.3 esplica il tempo che un lavoratore può richiedere per allontanarsi dal lavoro al fine di assistere un parente disabile. Il periodo di congedo lavorativo è di due anni per soggetto, indennizzati nella misura della retribuzione che si percepisce il mese che precede il congedo. In caso di pluralità di soggetti in situazione di disabilità grave, il diritto di prendere un’aspettativa dal lavoro per curare il familiare spetta per ciascun “accudito”, sempre nei limiti previsti dalla legge, considerando che tali periodi di congedo straordinario devono rientrare in massimo due anni per ciascun lavoratore.

Non è infatti possibile al lavoratore di furie del raddoppio, intesto che per un ulteriore periodo di due anni per altri soggetti in situazione di disabilità, il congedo spetta solo ad un altro parente, con decurtazione di periodi eventualmente utilizzati presi come permessi per gravi e documentati problemi familiari.

Congedo lavorativo: chi più farne richiesta?

La legge in merito a questo punto è molto chiara e precisa. Possono usufruire del congedo lavorativo al fine di assistere un disabile tutti i soggetti entri il terzo grado di parentela quali: il coniuge, il convivente more uxorio, le parti dell’unione civile, i genitori, i figli, i fratelli, le sorelle, i parenti ed affini.

Ma questo diritto non è uguale per tutti, infatti c’è una disposizione ben precisa di chi sono i primi a poter usufruire del congedo. Il primo titolare è sicuramente il coniuge o chi convive con il soggetto disabile. Se il coniuge è deceduto, legalmente separato, il soggetto è celibe/nubile oppure affetto da una patologia invalidante, può usufruire di questo diritto il genitore del disabile.

congedo straordinario

Se invece ne volesse usufruire il figlio convivente della persona invalida, devono sussistere tutte le condizioni prima citate anche per il genitore del disabile. Quindi tutti gli attori in tal caso devono essere o deceduti, o malati o mancanti.

Stessa situazione deve esserci se un fratello o una sorella convivente del disabile varrebbe utilizzare il congedo lavorativo. Ovvero il coniuge, i genitori o i figli del disabile devono essere deceduti, mancanti o affetti da patologie gravi.

Questa regola vale fino ai parenti di terzo grado ed è sancita dalla sentenza numero 213 del 2016 emanata dalla Corte Costituzionale.

Non possono richiedere il congedo straordinario dal lavoro i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, i lavoratori a domicilio, i lavoratori agricoli giornalieri, i lavoratori autonomi, i lavoratori parasubordinati e i lavoratori con contratto di lavoro part-time verticale, durante le pause di sospensione contrattuale.

Congedo lavorativo: il soggetto disabile che certificazione deve possedere?

Per usufruire del congedo dal lavoro è essenziale e quindi obbligatorio che il soggetto sia accertato come persona con handicap affetta da una situazione grave, quella prevista dall’art. 3, comma 3, della Legge n. 104 del 1992. Sul certificato medico del soggetto disabile deve essere presente proprio questo estremo di legge.

congedo dal lavoro

Non possono godere di questo diritto i soggetti affetti da situazioni di handicap diversi, come le persone che rientrano nella categoria di disabili ma appartenni al comma 1 articolo 3 della legge 104 ad esempio. Altri certificati medici o con diciture diverse, non sono validi a tale scopo.

Congedo lavorativo: come richiederlo?

La domanda per il congedo straordinario si presenta direttamente online all’INPS. Per farlo bisogna essere lavoratori dipendenti privati, anche part-time.

Non è possibile richiedere il congedo lavorativo durante il ricovero della persona disabile a tempo pieno, così come scritto nella circolare INPS del 3 dicembre 20120, la numero 55, salvo che per alcuni casi particolari.