ottenere trasporto scolastico disabili

Trasporto scolastico disabili: come ottenerlo?

Con l’avvicinarsi di un nuovo anno scolastico famiglie con bambini o adolescenti disabili si organizzano per andare incontro ad eventuali problematiche quotidiane, che potrebbero rallentare l’inizio delle lezioni per il proprio figlio. Uno dei quesiti più chiacchierati riguarda il trasporto scolastico.  Come funziona? È gratuito solo per la scuola dell’obbligo o anche per la frequentazione della scuola superiore? Scopriamolo insieme.

Trasporto scolastico per disabili: finalmente gratuito per tutti!

Il lungo iter legislativo ha finalmente portato alla situazione attuale che possiamo con gioia affermare: il trasporto scolastico è gratuito per tutti gli alunni che frequentano la scuola, compresa quella superiore. Per arrivare a questa decisione ci sono stati tanti ostacoli da superare. La prima volta che si è trattato quest’argomento è stato nel lontano 1971 con il D.L. del 30 gennaio, articolo 28. Il suddetto articolo infatti imponeva il trasporto gratuito per i disabili che frequentavano la scuola dell’obbligo o corsi di addestramento professionale statali.

Nel 1987 grazie alla sentenza numero 215 della Corta Costituzionale, che ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 28 terzo comma, della legge 30 marzo 1971, n. 118 – recante “Conversione in legge del D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili” fu assicurato il servizio anche alle scuole superiori.

A chi compete il trasporto scolastico per i disabili?

Il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, con precisione l’articolo 139 fa finalmente chiarezza e indica a chi rivolgersi per ottener il servizio. Le province devono occuparti del trasporto relativo alle scuole superiori, mentre il Comune per tutti i gradi inferiori, scuola dell’infanzia compresa.

Inoltre il Consiglio di Stato, con la decisione 2631 del 20 maggio 2008 afferma e conferma l’obbligo di offrire gratuitamente il servizio di trasporto con assistenza per i disabili anche per le scuole superiori o in caso d’impossibilità, garantire un trasporto pubblico efficiente e a misura del soggetto, garantendo tempi di percorrenza adeguati.

trasporto scolastico disabili

Come richiedere il trasporto scolastico per disabili?

La prima cosa da fare è capire se bisogna rivolgersi agli uffici comunali o provinciali. Come dicevamo prima:

  • Scuola dell’infanzia (asilo), scuola primaria (elementare) e scuola secondaria di primo grado (medie): uffici comunali
  • Scuola secondaria di secondo grado (superiori): uffici provinciali

L’ufficio provinciale o comunale preposto al trasporto degli alunni disabili prima di ogni anno scolastico rende disponibili online o in modalità cartacea presso la struttura un modello da compilare e consegnare entro la data di scadenza indicata.

Chi presenta la domanda per la prima volta dovrà allegare al modulo anche la certificazione dello stato d’invalidità rilasciato dall’Ausl.

Quando l’accompagnatore è indispensabile?

Spesso ci si chiede se il ragazzo o bambino disabile abbia bisogno di un accompagnatore sul mezzo di trasporto che lo conduce da scuola a casa. La prima differenza da fare sta tra conducente e accompagnatore. Il primo svolge la figura di autista. Si dovrà preoccupare che il mezzo abbia tutti i dispositivi necessari per consentire la discesa e la salita del disabile, che ci siano le cinture di sicurezza, i poggiatesta adeguati e così via.

La seconda figura invece si occupa di assistere un soggetto disabile che soffre di patologie gravi che vanno oltre al deficit dei soli arti inferiori. Fanno testo tutte quelle patologie che coinvolgono buona parte del corpo. Per richiedere la figura di accompagnatore bisogna sempre rivolgersi al comune o alla provincia di riferimento.

medicine e anziani

Anziano che rifiuta la terapia: come comportarsi?

Prendersi cura di un anziano non è facile. Che tu sia un familiare, amico o infermiere, assumere questo compito è spesso estenuante. Non tutti i soggetti soffrono di demenza senile, ma secondo le recenti statistiche una buona parte di persone superata la soglia degli 80 anni riscontrano problemi legati alla volontà di assumere farmaci.

Le due macro categorie di anziani e la loro predisposizione all’assunzione di farmaci

Generalizzando la situazione, gli anziani vengono divisi in due macro categorie: gli “ipocondriaci” e chi non vuole curarsi. Fanno parte del primo gruppo i soggetti più che attenti alla propria salute e all’assunzione di farmaci, tanto da richiedere più del dovuto assistenza medica, anche quando sono coscienti che si tratta di una situazione non pericolosa. Ad esempio è il caso di chi per un mal di testa o per un dolore alla gamba si diagnostica da solo malattie terminali o particolarmente preoccupanti, come un cancro.

Nel secondo gruppo invece abbiamo tutti questi soggetti anziani che rifiutano di curarsi anche quando sono coscienti di aver bisogno di aiuto, fingendo di non avere nulla. In questa categoria rientrano anche le persone coscienti che rifiutano di assumere farmaci, giustificandosi con “non servono a nulla fanno solo male”.

somministrare medicine agli anziani

Demenza senile e assistenza

Chi si prendere cura di amici o familiari affetti da demenza sa quanto sia difficile rapportarsi con loro e ancor di più cercare di somministrargli la terapia farmacologica quotidiana. Uno degli effetti di questa malattia che colpisce il cervello è il deterioramento dell’aria che interessa la capacità decisionale. Gli anziani in tal caso possono peggiorare al punto di non essere più razionali, autoinfliggendosi un danno. In tal caso è bene valutare la situazione è capire come comportarsi affinché seguano la terapia anche contro voglia.

Consigli utili per somministrare farmaci agli anziani non collaborativi

La prima cosa da fare quando un anziano si rifiuta di assumere farmaci salvavita, quelli più importanti, è chiedere al medico o al farmacista di fiducia se esistono formulazioni alterative in forma liquida o gel. Solitamente rispetto alle compresse i formulati liquidi sono più apprezzati e più facili da somministrate. Inoltre è anche più facile nasconderli nel cibo.

Quando l’anziano si rifiuta di prendere le medicine, prima d’infuriarti o insistere, analizza l’ambiente che lo circonda. Ci sono altre persone nella stanza? È un ambiente tranquillo o caotico? Sono due fattori importanti, nel primo caso il soggetto potrebbe avere vergogna o sentirsi umiliato nell’assumere le medicine, nel secondo caso invece i rumori potrebbero confonderlo.

Quindi la prima regola da seguire per somministrare agli anziani non collaborativi la terapia farmacologica è farlo in un luogo tranquillo quando siete solo voi due.

anziani e medicine

Una routine rigida anche influisce positivamente, in particolare nelle persone che soffrono di Alzheimer. Far prendere le pillole sempre alla stessa ora li aiuta a ricordare e ad essere sicuri di quello che gli viene dato. Ad esempio alcuni soggetti potrebbero accusarti di “avvelenarlo” somministrandogli medicine non sue. In tal caso è buona regola usare sempre la stessa scatola in cui metterai tutte le medicine da assumere giornalmente e indicare all’anziano quali prendere, così da poter fare tutta l’operazione da solo.

Altra importantissima regola da mettere in pratica è stare calmi, non solo lo deve essere l’ambiente, ma anche tu. Se comincerai ad arrabbiarti o a dimostrarti frustato la situazione peggiorerà inevitabilmente. Quindi se sei nervoso, respira, inspira, calmati e proponigli la medicina come se fosse una sua iniziativa.

Un altro trucchetto che puoi mettere in pratica è quello del “sistema amichevole”. Se anche tu assumi medicine prendile nello stesso orario dell’anziano usando l’approccio “uh devo prendere anche la mia compressa, la prendiamo insieme?”. Il soggetto ti risponderà al 99% di si.

La regola più importante quando ci si prendere cura di un anziano è imparare a conoscerlo. Solo con il tempo potrai capire quali sono i momenti migliori della giornata in cui è più collaborativo o lucido.

anziani e caldo regole

Anziani e caldo: come proteggerli dalle alte temperature

L’estate è arrivata, le alte temperature si fanno sentire e cominciano i primi malori. Gli anziani sono tra i soggetti più sensibili, assieme ai bambini, alle giornate afose e al caldo torrido. Questo cambiamento drastico del clima porta le persone di una certa età a subire una situazione poco piacevole, in particolare in quei soggetti che hanno difficoltà a muoversi, soffrono di malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale o Parkinson.

Riconoscere i sintomi

Chi si occupa di un anziano, familiare o meno che sia, è importante che sappia riconoscere i sintomi e i problemi legati alle alte temperature. Il primo organo che soffre in queste situazioni è il cervello. Quando la temperatura aumenta, il soggetto mostra una confusione mentale e agitazione. Inoltre i soggetti anziani mostreranno sonnolenza, svogliatezza e un senso di fatica maggiore rispetto al solito.

Nei casi gravi invece si può verificare il colpo di calore. Tale situazione può portare la temperatura corporea a superare i 40°C accompagnata da una sensazione di malessere generale, mal di testa, nausea, vomito e vertigini.

Prevenire è meglio che curare

Purtroppo può capitare in una giornata di caldo estremo che il soggetto anziano sia affetto dal colpo di calore. In tal caso è bene far riposare la persona in un luogo fresco, abbassare la temperatura corporea utilizzando dei panni imbevuti di acqua fresca e somministrare molti liquidi. Se la situazione peggiorasse, è bene chiedere con urgenza un parere al medico curante oppure rivolgersi alla guardia medica, in particolare se la temperatura non vuole saperne di scendere e il vomito non si fermasse.

anziani e caldo

Ma le giornate calde si possono combattere con una serie di regole o accorgimenti da mettere in atto per proteggere gli anziani dal caldo:

  • Abbigliamento: durante l’estate è bene preferire tessuti leggeri, come lino o cotone e abiti larghi, non aderenti;
  • Ambiente: le finestre vanno aperte solo al mattino presto o la sera per far arieggiare gli ambienti, durante le ore più calde è bene mantenerle chiuse e schermare l’ambiente dai raggi solari con tende o persiane. In questo lasso di tempo l’aria condizionata programmata un paio di gradi in meno rispetto la temperatura esterna è il miglior modo di affrontare il caldo. Generalmente la temperatura non va mai sintonizzata sotto i 24 gradi;
  • Passeggiate: uscire durante le ore più calde della giornata è sconsigliato, meglio approfittare delle prime ore del mattino e la sera. Durante le passeggiate è bene proteggersi con un capello e occhiali da sole, inoltre non dimenticare di portare con te sempre una bottiglina d’acqua;
  • Pasti: i cibi leggeri sono i migliori per combattere il caldo. Meglio fare più spuntini durante il giorno, che concentrare tutto solo a pranzo e a cena. La frutta e la verdura non devono mai mancare in tavola;
  • Idratazione: bere molto è la soluzione per fronteggiare l’afa. Oltre l’acqua, per i soggetti non diabetici, sono consigliati succhi di frutta, spremute, the freddo e frullati. Da evitare tassativamente gli alcolici.

Attività da svolgere in casa durante le ore più calde

anziani e caldo alimentazione

Durante le ore più calde della giornata, dalle 11 circa alle 18 è bene organizzarsi in casa con un programma di attività, così da non annoiarsi e passare tutto il tempo a guardare la tv. Si può giocare a carte, dedicarsi agli hobby di sempre, ma anche organizzare dei pomeriggi di “gioco” riunendo più anziani insieme. In questo modo si è a contatto con più persone e non si permette al soggetto anziano di isolarsi, così da poter far fronte ad eventuali evenienze. Infatti molti sono gli anziani che durante l’estate, essendo soli in casa, sono a rischio di malessere e impossibilitati a chiamare aiuto. Nel pomeriggio gli spuntini possono essere a base di gelato o macedonie fresche.

Anziani non autosufficienti: come comportarsi?

Per gli anziani non autosufficienti il discorso è diverso. Poiché spesso questi soggetti non sono coscienti hanno bisogno di un trattamento diverso per fronteggiare il caldo. Come prima cosa è importante monitorare spesso la loro condizioni durante la giornata, così da scongiurare un innalzamento della temperatura improvviso e le conseguenti reazioni. Qualora non ci fosse la possibilità di essere seguiti da un familiare è bene fare riferimento ad amici, vicini o personale adeguato che sappia come comportarsi in caso di colpo di calore.

bambino disabile campo estivo

Bambini disabili: inclusione nei campi estivi

Con la fine della scuola per i genitori e i ragazzi arriva il momento in cui bisogna programmare l’estate così da poter trascorrere il tempo libero al meglio. In tutta Italia si attivano al termine delle attività didattiche i campi estivi. Questi ritrovi, spesso organizzati anche dalle chiese (oratorio), sono il miglior modo per permettere ai bambini di divertirsi e trascorrere del tempo lontano dalla tv e dalle consolle. I campi estivi sono però spesso oggetto di discussione quando si parla di bambini disabili e della loro partecipazione. I genitori dei piccoli che hanno difficoltà sia fisiche che emotive si preoccupano particolarmente di fare la scelta più adatta alle esigenze dei figli.

La realtà dei campi estivi

Sembrerà strano, ma secondo l’inchiesta effettuata da SuperAbile Inail emerge che le esperienze effettuate nei centri estivi organizzati dalle parrocchie sono molto positive, mentre per le attività comunali mancano spesso attrezzature e personale qualificato. Questa differenza è anche dovuta ai costi. Mentre per le attività comunali il prezzo è più accessibile, per le attività svolte da parrocchie o privati il costo è più alto e spesso non accessibile a tutti, in particolare a quelle famiglie che già affrontano molte spese mediche. Mediamente il costo per una settimana in un campo estivo comunale è di 80 euro, ma il prezzo varia da comune a comune. I centri diurni specializzati hanno un costo maggiore, circa 150 euro a settimana. Tale proposta è pensata per i ragazzi con più di 18 anni che presentano disabilità.

inclusione bambini disabili campo estivo

Informarsi è il passo fondamentale

La prima cosa da fare quando si decide d’iscrivere il bambino disabile al campo estivo è informarsi sulle diverse possibilità. La scelta tra realtà parrocchiali o comunali fa la differenza. Solitamente la prima soluzione è quella meno impegnativa, non prevede il servizio mensa mentre la seconda opzione sì. Alcuni centri sono poi pensati per raggiungere particolari obiettivi e offrire sostegno e ospitalità ai bambini con disabilità. A secondo delle necessità del ragazzo è bene informarsi se sono presenti le attrezzature necessarie, il personale qualificato e il giusto programma.

Per alcuni campi è possibile informarsi direttamente presso il responsabile, che potrà rassicurare il genitore e mostrare l’offerta formativa, così da capire se il campo può o non può soddisfare le esigenze del ragazzo. Quando si parla di disabilità lievi, solitamente il bambino è quasi sempre accolto. La scelta della sistemazione adeguata diventa più difficile quando si parla di disabilità gravi, che costringono il bambino alla sedia a rotelle in condizioni di non potersi muovere oppure si parla di bambini autistici.

Organizzazione e programma

campo estivo e bambini disabili

È importante prima di decidere d’iscrivere il proprio figlio in un campo estivo comunale o parrocchiale guardare insieme al responsabile il programma. Ovviamente bisogna assicurarsi che il bambino possa seguire tutte le attività proposte, così da non sentirsi escluso mentre gli altri ragazzi giocano. In caso di disabilità gravi si può far presente agli animatori o al personale quali attività il ragazzo svolge con piacere, così da poterlo mettere a proprio agio e trascorrere una piacevole giornata.

L’opportunità di disporre della mensa è un gran vantaggio, in particolare quando i genitori lavorano tutto il giorno e non hanno la possibilità di prendere il figlio al campo, farlo mangiare a casa e riaccompagnarlo. In tal caso è importante far presente delle eventuali necessità alimentari del ragazzo. Anche il pranzo a sacco è un’ottima soluzione che molti campi estivi attuano per permettere il proseguimento delle attività anche il pomeriggio senza alcuna interruzione.

vacanze per anziani

Anziani: come organizzare una vacanza adeguata alle loro esigenze

La terza età non va vissuta come un’occasione per restare a casa, abbandonare la propria vita e passare il tempo senza far nulla, dividendosi tra letto e televisione. Grazie al miglioramento della vita gli over 60 sono spessissimo persone in forma, che hanno ancora voglia di viaggiare, scoprire il mondo e far parte di nuove tradizioni e culture. Infatti moltissimi tour operator per venire in contro a queste esigenze organizzano vacanze per anziani, considerando tutte le necessità di cui hanno bisogno a prezzi modici.

Primo passo: scegliere la meta

La prima questione d’affrontare quando si parla di vacanze per anziani è scegliere la meta. Solitamente gli over 60 sono interessati ai siti culturali o archeologici oppure alle destinazioni di tipo religioso. Ma non solo! Infatti la classica vacanza al mare o in montagna in un luogo immerso nella natura è sempre super gettonata. Tutte le proposte sono perfette sia per gli anziani autosufficienti che non. Anche le terme oltre ad essere di moda per i giovani, sono particolarmente apprezzate dagli anziani, in particolare nelle strutture convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, così da unire contemporaneamente le cure specifiche per alcune patologie al relax.

Secondo passo: selezionare la struttura

vacanze per anziani mete

Scelta la meta è il momento della struttura dove alloggiare. È fondamentale selezionare una buona sistemazione che riesca a soddisfare tutte le esigenze. Se si decide di soggiornare alle terme, una buona soluzione è la scelta della pensione completa, in questo modo l’ospite potrà godersi appieno la vacanza rilassandosi, senza la necessità di dover uscire dalla struttura per pranzare o cenare. Stessa regola vale per la vacanza al mare o in montagna. Particolare attenzione va prestata al menù, non bisogna infatti sottovalutare che l’anziano soffre spesso di patologie legate all’alimentazione, come il diabete e la pressione alta. Ancora più importanti sono la mancanza di barriere architettoniche, in particolare quando si sceglie una struttura per i soggetti non autosufficienti.

Tarzo passo: il mezzo di trasporto

Il mezzo di trasporto è di fondamentale importanza. Il viaggio ideale non dovrebbe durare più di 4 ore se si sceglie di viaggiare in autobus, mentre i tempi si possono allungare se si opta per treni ad alta velocità o dell’aereo. Gli autobus ideali per il trasporto delle persone anziane sono dotati di un bagno interno. Un accompagnatore dovrebbe essere sempre presente per far fronte a possibili esigenze o per aiutare gli anziani a raggiungere la toilette in presenza di scalini. Una guida turistica che possa intrattenerli durante il viaggio è il miglior modo per far passare il tempo velocemente.

I treni ad alta velocità sono particolarmente apprezzati, permettono di raggiungere mete lontane in poco tempo. Richiedendo l’assistenza per i disabili o gli anziani non autosufficienti, questi saranno aiutati a salire e scendere dal treno e sistemarsi nella carrozza più adeguata, in posti vicino alle toilette con più spazio per le gambe.

La stessa assistenza viene riservata anche se si sceglie di viaggiare in aereo. Orami tutte le compagnie offrono questo servizio particolarmente apprezzato da chi non si lascia scoraggiare dallo stato di salute orami non più in forma, ma vuole lo stesso scoprire ancora posti nuovi e vivere avventure.

Quarto passo: il programma

vacanze per anziani strutture

Un buon programma è ciò che fa la differenza tra un viaggio noioso ed uno piacevole. Gli esperti consigliano di prestare particolare attenzione alle pause, in particolare se si viaggia in gruppo considerando le esigenze di tutti. E’ bene fare una pausa non solo per i pasti principali, ma anche per far merenda e riposarsi un po’. Prima di scegliere un’escursione è bene informarsi, così da valutarne la fattibilità.  Prenotare una guida turistica è una buona regola quando si viaggia in gruppo e si sceglie di far tappa in una città con mete archeologiche. Bisogna prestare attenzione anche agli orari, particolarmente durante i mesi più caldi.

Molte strutture che accolgono regolarmente i senior propongono attività pensate per socializzare, come serate di balli di gruppo, tornei di briscola, corsi di cucina o cucito e tanto altro. Questa tipologia di programma è ideale per chi sceglie di trascorrere la vacanza in montagna oppure al mare, così da alternare la mattina in spiaggia e il pomeriggio durante le ore più calde in struttura.

badante si o no

Badante si o no? Come scegliere un buon assistente familiare

In Italia si contano più di due milioni di anziani che hanno bisogno di assistenza familiare. In questo settore vige l’irregolarità, secondo alcune ricerche circa il 50% delle badanti lavora in nero. Tale condizione crea scompiglio, incertezze e non solo non vengono tutelati i diritti delle lavoratrici o dei lavorati, ma anche quelli delle famiglie che decidono di affidare ad un assistente domestico la cura del proprio caro. Scegliere una brava badante è sicuramente difficile, ma ci sono una serie di regole da seguire che ti permetteranno di selezionare il miglior candidato, scartando possibile personale poco professionale o inadatto.

Valuta le tue esigenze

Sapere quali sono le esigenze dalla persona accudita è il miglior modo per cominciare la ricerca, in questo modo saprai bene cosa proporre alla badante, dagli orari di lavoro alle mansioni che dovrà ricoprire. Generalmente tutti gli anziani hanno bisogno di compagnia o assistenza, di giorno così come di notte.

A secondo dell’autosufficienza del soggetto puoi avere bisogno di:

  • Dama da compagnia: è quella figura che si occuperà di passare qualche ora, di mattina o di pomeriggio con l’anziano. In questo tempo si parlerà, si guarderà la tv oppure si faranno attività ludiche. In tal caso il soggetto non ha bisogno di esperienza, ma solo di attitudine alla relazione con la persona;
  • Assistente alla persona B superior: si occuperà di aiutare l’accudito nel fare la spesa o le altre commissioni, assistere nei lavori domestici, nella pulizia della casa e nella preparazione dei pasti. Il lavoratore in tal caso dovrà dimostrare un’esperienza minima, al disotto dei 12 mesi.

assistente familiare anziani

Per i soggetti non autosufficienti invece avremo:

  • Assistenza alla persona C superior: questa figura si occuperà di assistere il soggetto autonomamente seguendo le direttive dell’anziano in campo d’igiene personale, gestione della pulizia della casa e del mangiare. Il candidato ideale avrà un’esperienza maggiore ai 12 mesi;
  • Assistente alla persona D superior: il soggetto lavorerà in autonomia seguendo le sue direttive in modo efficace ed efficiente. Il lavoratore dovrà possedere diploma o certificato di formazione che lo rende completamente indipendente nel prendere le decisioni a secondo della specifica situazione.

Il colloquio: la prima fase

Il primo passo verso la scelta di un bravo assistenze familiare è il colloquio. Questa fase preliminare ti consentirà di verificare i requisiti del candidato e capirne disponibilità, professionalità e compatibilità con il lavoro offerto. Visto il gran numero di badanti straniere che si propongono per questo genere di lavoro, la prima domanda da fare è chiedere se si è in regola con i documenti necessari (carta d’identità e permesso di soggiorno). Al secondo punto della lista troviamo la lingua italiana. È fondamentale che l’anziano e la badante possano comunicare facilmente. La terza domanda fa riferimento agli anni di esperienza e alle referenze. Assumere personale con esperienza alle spalle vorrà dire fare affidamento su chi già sa come gestire in totale autonomia le situazioni che si vengono a creare nel quotidiano. Testare le competenze e la professionalità è importantissimo, in particolare quando si tratta di anziani non autosufficienti o allettati. Per farlo basta porre la semplice domande: “cosa farebbe nel caso in cui…?”. In fine è importante sapere se il candidato è disponibile ad occuparsi oltre dell’assistenza all’anziano, anche ad aiutare nelle piccole commissioni, alla pulizia della casa e alla preparazione dei pasti per l’assistito.

Selezione: la seconda fase

Analizzato il candidato è il momento di effettuare la scrematura. Vanno scartati tutti i possibili lavorati che non rispondono ai requisiti sopra citati ovvero non sono in regola con i documenti, non parlano l’italiano o non lo parlano bene, non hanno esperienze pregressa o non sono disponibili per le richieste effettuate circa le tue esigenze. Inoltre bisogna evitare tutti quei assistenti familiari che non lavorano con passione e badano solo all’interesse economico. Questo tipo di lavoro richiedere dedizione, rispetto verso gli anziani, amore e anche passione. È facile accorgersi se mancano tali qualità. Durante il colloquio il candidato dovrebbe interagire alle tue domande esponendoti le situazioni avvenute, i casi che ha trattato e quali sono stati gli aspetti negativi e i positivi.

come scegliere la badante

Cosa fare quando l’anziano non vuole o non piace l’assistente familiare?

Una delle domande più frequenti da parte dei familiari è: “a mio padre/mia padre non piace la badante che ho scelto, cosa faccio?” oppure “mio nonno si rifiuta di essere seguito da un assistente familiare, cosa posso fare?”. Riferendoci alla prima domanda, la prima cosa da fare è capire da dove nasce l’incompatibilità, se è un problema caratteriale oppure ci sono problematiche riguardo al modo in cui la badante tratta l’anziano. La prima cosa da fare nel caso di problemi caratteriali è parlare con l’assistente e spiegare cosa vorrebbe l’assistito. Ci vuole un po’ di tempo affinché due persone sconosciute vadano d’accordo. Se passati i primi mesi le cose non vanno bene allora sarà necessario scegliere un soggetto più compatibile caratterialmente. Se invece l’anziano manifesta ostilità dal punto di vista del trattamento errato che viene effettuato, bisogna sempre spiegare all’assistente come dovrebbe comportarsi e cercare di visionare la situazione per un po’ di tempo, così da accertarsi che le cose vengano fatte come richiesto. Chiedere costanti pareri all’assistito e osservare come si comporta la badante durante le ore di lavoro è fondamentale per accertarsi che tutto vada bene.

 

 

apparecchio acustico anziani

L’uso di apparecchi acustici negli anziani diminuisce il rischio d’incidenti

Con il passare degli anni il corpo subisce un inevitabile invecchiamento che provoca una diminuzione delle funzionalità di tutti i meccanismi che ci tengono in vita. Uno dei primi disturbi che colpisce gli anziani è la riduzione o perdita totale dell’udito. Definita come presbiacusia, questo fenomeno naturale affligge le persone con più di 75 anni di età. Tale condizione viene considerata invalidante, incidendo negativamente sulla qualità della vita.

Cosa accade quando diminuisce l’udito?

L’anziano ipoacusico affronta quotidianamente una serie di sfide che possono non solo farlo sentire isolato, ma anche depresso. In particolare il soggetto avrà difficoltà a capire e conversare con amici e familiari, una diminuzione d’interesse nei confronti di radio e televisione con conseguente isolamento sociale e perdita d’interesse generale. Tale reazione scatenerà una perdita di autostima e la depressione.

La diminuzione dell’udito, così come supportato dalle ricerche scientifiche, inoltre contribuisce ad un aumento di rischio di caduta a terra, con conseguente fratture del femore e del bacino, una delle problematiche più comuni nell’anziano. Infatti l’udito contribuisce alla postura, all’andamento stabile e ad orientarsi nello spazio.

Il soggetto ipoacusico avrà difficoltà a percepire i toni acuti come il suono del citofono, il campanello della porta o il cinguettio degli uccelli. Con il progredire della patologia si avranno anche difficoltà ad avvertire i suoni di tono basso.

La presbiacusia è contraddistinta da tali sintomi:

  • Avvertire suoni troppo forti quando non lo sono
  • Problemi a comprendere le parole quando c’è rumore di fondo
  • Difficoltà a capire la voce di donne e bambini in particolare
  • Maggiore difficoltà nel comprendere i suoni delle lettere “s” o “r”
  • Incolpare le persone che non parlino chiaramente
  • Avvertire sibili o campanellini non presenti

apparecchio acustico uso

Uso dell’apparecchio acustico: lo studio che ha evidenziato i benefici

Recentemente è stato pubblicato sul Jama Otolaryngology–Head & Neck Surgery lo studio che ha analizzato l’uso dell’apparecchio acustico. I ricercatori hanno preso in esame 1336 adulti con un’età compresa tra i 65 e gli 85 anni di età con gravi problemi di udito. Di questi solo il 45% utilizzava l’apparecchio acustico.

Dallo studio è emerso come gli anziani che utilizzavano il supporto per l’udito erano meno soggetti a ricoveri e visite di urgenza rispetto a chi non ne faceva uso. Inoltre nei soggetti ricoverati, i pazienti con apparecchio restavano in ospedale mezza giornata in meno rispetto a chi ha problemi di udito e non utilizza alcuna protesi come sostegno.

In particolare l’autrice dell’editoriale che accompagna lo studio ha provato con le proprie mani come un piccolissimo apparecchio, ad oggi quasi del tutto invisibile, possa negli anziani fare la differenza. Testato l’utilizzo di un supporto per il padre 80enne, ha potuto toccare con mano come la protesi ha portato a dei benefici nel lungo periodo, facendo risparmiare tanti soldi e stress.

Utilizzare la protesi acustica consente al soggetto di avere benefici nel quotidiano, migliorare la qualità di vita e tornare alle vecchie abitudini. Inoltre vi sarà una netta diminuzione delle spese mediche provocate da cadute accidentali, depressione, isolamento e fratture.

Come ottenere l’apparecchio acustico a carico del sistema sanitario nazionale

Hanno diritto alla fornitura a carico del sistema sanitario nazionale i pazienti affetti da ipoacusia superiore ai 65 dB nell’orecchio migliore, i soggetti con ipoacusia inferiore ai 65 dB ma affetti da altre patologie certificate che raggiungono in cumulo 1/3 d’invalidità. In tal caso si tratterà di protesi “base”, ma il soggetto può scegliere di optare per un modello più sofisticato, sostenendo la differenza di costo.

benefici apparecchio acustico

Acquistare l’apparecchio acustico

Non tutti gli anziani sono affetti da ipoacusia maggiore ai 65dB e quindi non possono accedere a sostentamento nazionale per l’acquisto dell’apparecchio, ma ciò non toglie che si possa acquistare. Proprio come evidenziato dallo studio, le protesi acustiche migliorano non solo la qualità della vista ma a lungo termine si rivelano un ottimo investimento, che permette di ridurre le spese mediche.

Le caratteristiche da considerare quando si opta per l’acquisto sono principalmente tre: durata della batteria, dimensione e canali dell’apparecchio. Ovviamente più la batteria dura, migliore sarà l’autonomia della protesi. Non tutti hanno la necessità di acquistare un prodotto di piccole dimensione. In tal caso si può rinunciare all’invisibilità e puntare invece sulla nitidezza del suono.

Affidandoti ad un buon venditore sicuramente potrai acquistare il prodotto più adatto alle esigenze personali.

 

ape social disabili

Pensione per chi assiste un disabile: Ape Social o pensione anticipata

Con l’arrivo del 2018 arrivano dei rafforzamenti in merito alla pensione anticipata cui possono accedere i soggetti che assistono un disabile e spesso per cause di forza maggiore, sono costretti a dover rinunciare al proprio lavoro per prendersi cura di un coniuge o un parente con handicap grave. Come stabilito dalla legge 205/2017 articolo 1 co. 162, i lavoratori che assistono un parente convivente disabile che abbia già compiuto i 70 anni di età, o i soggetti stessi affetti da patologie invalidanti, possono beneficiare dell’Ape Sociale o della pensione anticipata. Tali agevolazioni possono essere richieste dai lavoratori del settore pubblico, ma anche dai lavoratori del settore privato e i lavoratori autonomi regolarmente iscritti presso le gestioni speciali o la gestione separata.

Cos’è l’Ape Social?

Si sente tanto parlare di Ape Social, ma quali sono i requisiti? A chi spetta? Qual è la somma corrisposta? Pochi sanno realmente come stanno le cose. Analizziamo nel dettaglio tutti gli aspetti per capire bene di cosa stiamo parlando. Come stabilito dalla legge di bilancio 2017, articolo 1 comma dal 179 al 186, per alcuni soggetti è prevista un’indennità erogata dall’INPS a carico dello Stato al fine di aiutare persone con determinati requisiti.

requisiti ape social e pensione anticipata

Secondo la legislazione l’Ape Social spetta ai:

  • Disoccupati che hanno finito di percepire da almeno tre mesi la disoccupazione;
  • Soggetti che al momento della richiesta o da almeno sei mesi assistono il coniuge, il marito/ la moglie o un parente di primo grado convivente affetto da handicap grave;
  • Invalidi civili che hanno un’invalidità pari o maggiore al 74%;
  • Dipendenti che hanno svolto o svolgono ancora da almeno sei anni un lavoro che rientra nella categoria delle attività usuranti, indicate nell’allegato A del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 maggio 2017, n. 88.

Tali soggetti ovviamente devono rispondere determinati requisiti da possedere al momento della domanda. Le caratteristiche da soddisfare sono aver compito 63 anni di età, avere almeno 30 anni di anzianità contributiva o 36 anni per i soggetti che effettuano o hanno effettuato un lavoro “usurante” ed infine non essere titolari di pensione diretta.

La somma che spetta ai soggetti sopra indicati è pari all’importo della rata mensile calcolata al momento dell’accesso all’indennità o pari a 1500 euro. Questa non è reversibile e decade in caso di decesso del titolare.

Cos’è la pensione anticipata?

pensione anticipata disabili

Chi assiste un disabile, in alternativa all’Ape Social c’è la possibilità di chiedere la pensione anticipata, conosciuta anche come quota 41. Con il termine “quota 41” si fa riferimento alla proposta di pensionamento dedicata ai lavoratori precoci cui si fa riferimento solo conteggiando gli anni di versamenti dei contributi, senza valutare l’età del soggetto. E’ una pensione pensata quindi per chi già lavorava prima di aver compiuto i 18 anni di età.

I soggetti che possiedono 41 anni di contributi e hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima di aver compiuto 19 anni di età e assistono un familiare disabile con handicap grave (legge 104 del 5 febbraio 1992 articolo 3 comma 3) convivente, possono chiedere la pensione anticipata. Non si tratta di un prestito prepenzionistico, ma di una vera e propria pensione anticipata non soggetta ad alcuna decurtazione o tagli. A differenza dell’Ape Social, la quota 41 non ha un limite temporale, ovvero non si attende la scadenza che ci sarà nel 2018 per cui bisogna attendere un rinnovo. Possono richiedere la pensione anticipata anche i soggetti che hanno un’invalidità civile superiore o uguale al 74%.

canone rai esenzione anziani

Anziani esentati dal canone Rai: i nuovi requisiti il 2018

Grazie alle elezioni politiche del 2018, il governo amplia l’esenzione ad una fetta di anziani più ampia che non pagheranno il prossimo canone rai! Si contano altre 235 mila persone, oltre agli attuali 115 mila over 75 esentati dal pagamento.

La notizia ufficiale!

Il ministro dell’Economica Pier Carlo Padoan in collaborazione con il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha firmato il decreto che vede un aumento della soglia reddito entro la quale bisogna rientrare per essere esentati dal pagare il canone Rai nel 2018.  Il vecchio requisito richiesto per essere dispensati dal pagare il canone era avere più di 75 anni e un reddito massimo di 6713,98 euro all’anno. Con il nuovo decreto la soglia sale 8mila euro, includendo così altri 232.500 nuclei familiari, oltre alle 115 mila famiglie che già quest’anno sono state esentate dal pagamento. Il nuovo limite è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale numero 52 del 3 marzo del 2018.

L’eccellente notizia è stata annunciata da Gentiloni alla conferenza stampa dell’agenzia del Demanio, in cui si è discusso dei risultati ottenuti nel 2017. L’iniziativa ha avuto un enorme successo. L’idea originale nasce dalla considerazione che la Tv non è solo intrattenimento, ma un sostegno e la possibilità di libero accesso alle informazioni, includendo così anche tutte quelle persone che hanno un reddito basso.

richiedere esenzione canone rai anziani

Come calcolare il reddito?

Il reddito a cui fare riferimento per ottenere l’esenzione del canone Rai è quello dell’anno precedente a cui si chiede l’esenzione. Bisogna prestare attenzione poiché la soglia di reddito da non superare deve essere la somma dei redditi del soggetto over 75 più quello del coniuge con cui vive.

Come detto nel capitolo precedente, la somma il reddito non deve superare gli 8mila euro. Bisogna considerare che non possono esservici altri soggetti conviventi titolari di reddito diversi dal coniuge. L’esenzione inoltre riguarda solo la tv dell’abitazione di residenza, quindi non è valido per la casa vacanza o per le altre possibili abitazioni.

Nel calcolo del reddito rientrano:

  • Il reddito imponibile della precedente dichiarazione dei redditi. Se il soggetto sia esonerato dalla presentazione dei redditi tramite 730, si esaminerà la Certificazione Unica;
  • Tutti i redditi soggetti ad imposta sostitutiva o ritenuta a titolo d’imposta come li interessi sui depositi bancari, postai e altri titoli di Stato;
  • Redditi esteri non tassati in Italia, tranne i redditi esenti da Irpef, TFR e anticipi, reddito abitazione principale e relative pertinenze.

Come richiedere l’esenzione per gli over 75enni?

esenzione anziani canone rai

L’esenzione per gli over 75enni con un reddito che non supera gli 8 mila euro non è automatico, ma bisogna farne espressa richiesta, la somma non viene decurtata in automatico dalla bolletta della luce. Bisogna come prima cosa non dimenticare la data entro cui va presentata la richiesta, che per il 2018 è il 30 aprile. Per i soggetti che invece intendono beneficiare della decurtazione a partire dal secondo semestre, poiché compiono gli anni nel mese di luglio, la scadenza da rispettare è il 31 luglio. Questo iter vale se il 2018 è il primo anno in cui si rientra e si usufruisce dell’esenzione. Per gli anni successivi la domanda va ripresentata entro la fine del mese di gennaio.

La richiesta va effettuata tramite la compilazione del modello per la domanda del canone Rai presente sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, da cui si può scaricare gratuitamente e stampare in autonomia. Il modulo va poi consegnato a mano o spedito mezzo raccomandata all’Agenzia delle Entrate, ufficio Torino 1 Sat, sportello abbonamenti tv, casella Postale 22, 10121 Torino.

disabilità a scuola

Disabilità a scuola: come viene vista?

Molto spesso il concetto di disabilità è spesso confuso con una condizione limitante, che rende il soggetto disabile una persona incapace di condurre una vita “normale”. Quest’idea nella maggior parte dei casi è frutto della mente di un adulto, mentre nei ragazzi viene vista diversamente. Fortunatamente grazie all’educazione, all’ingenuità che hanno i bambini e al lavoro amorevole e professionale che svolgono maestre e professori, i ragazzi disabili s’integrano nella maggior parte dei casi molto bene in classe, diventando tutt’uno con i compagni.

Disabilità nella scuola: un po’ di dati

Secondo uno studio condotto dall’ISTAT che segue l’integrazione dei bambini disabili nella scuola è emerso che:

  • Sono più di 155.000 gli alunni disabili nella scuola primaria e secondaria
  • Ogni due alunni disabili c’è un’insegnante di sostegno, per un totale di 82mila docenti
  • Gli alunni disabili trascorrono mediamente ben 24,9 ore settimanali nella scuola primaria e 22,5 ore nella scuola secondaria

Questi numeri sono molto importanti, fanno capire che l’inclusione scolastica non è un processo che va preso sotto gamba, ma che dovrebbe essere svolto in classe insieme ai compagni, affinché si faccia dell’attività didattica, comprese gite e uscire brevi, un processo non fine a se stesso.

Come l’educazione incide sull’accettazione e la visone della disabilità

inclusione alunni disabili

Affinché i ragazzi o i bambini vedano un compagno disabile come un “semplice” compagno con bisogni speciali e non come un soggetto da schivare, gioca un ruolo essenziale l’educazione che i genitori propongono ai figli. Grazie ad internet, all’informazione e ai tanti modi che ci sono per informarsi, la disabilità a scuola non è più vista come un fattore negativo, anzi i compagni di classe cercano sempre di includere il compagno disabile in tutte le attività quando possibile.

Secondo alcuni studi è stato evidenziato che restare in aula durante la lezione con l’insegnante di sostegno fa sentire il ragazzo disabile accolto, tutt’uno con la classe, accettato e non “cacciato” perché diverso. Affinché la disabilità sia vista in modo positivo, è importante che gli educatori, gli insegnati e i genitori in primis, includano il figlio o l’alunno disabile nelle attività quotidiane che svolgono tutti. Imporre delle limitazioni può peggiorare la situazione e far sentire il ragazzo o il bambino con dei bisogni educativi speciali diverso, condizione che si ripercuote sul modo in cui i compagni lo trattano.

Insegnare ai propri figli che la disabilità non è una malattia, che anche i soggetti disabili possono studiare, imparare, crescere e seguire quel lungo percorso che s’intraprende con la scuola è un modo per garantire alla società delle persone di mentalità aperta, capaci di capire chi ha bisogno, che a loro volta insegneranno ai propri figli cosa vuol dire accettare chi è diverso da noi.

Chi è disabile? Chiariamo il concetto

A scuola “un alunno vive una disabilità quando la sua condizione di salute nel suo ambiente di vita limita la possibilità di agire e partecipare”. Ciò vuol dire che un bambino con difficoltà uditive, non è disabile di suo, ma ha una disabilità nel momento in cui a scuola non vi è la possibilità di accedere alla lettura labiale da parte degli insegnati e dei compagni. Oppure un ragazzo non vedente ha una disabilità quando non ha a disposizione libri tattili per studiare. Anche nei casi meno gravi, come per gli alunni DSA (disturbi specifici di apprendimento) sorge la disabilità quando non gli viene messa a disposizione la strumentazione compensativa che gli permette di eliminare il problema.

educazione degli alunni

Questo concetto ci permette di capire che molti ragazzi, nel momento del bisogno, subiscono una disabilità, ed è nostro dovere fare in modo di eliminare l’ostacolo. Spiegando ad un ragazzo il concetto di disabilità in parole povere, con esempi pratici gli consentirai di immedesimarsi, provare cosa vuol dire vivere delle limitazioni e di conseguenza accettare e aiutare chi purtroppo è meno fortunato di lui.

Tale visione abitua a pensare alla disabilità come ad una condizione che può capitare a tutti in un qualsiasi momento della vita. È una visione che stimola la classe, composta da una varietà di differenti individui, a rafforzare l’unione tra i compagni, a tener conto delle caratteristiche di ogni singolo alunno, a valorizzarle anche nelle debolezze che rendono ogni ragazzo o bambino unico nel suo genere.